20 Giugno 2016
16:33

Intanto la sinistra si attacca alle braghe di De Magistris

Queste amministrative sanciscono (ancora) la sconfitta della sinistra. E forse sarebbe il caso di pensare al progetto piuttosto che bruciare l’ennesimo leader.
A cura di Giulio Cavalli

A urne chiuse, tra vincitori e vinti, rimbomba la caduta di una sinistra che ormai sembra sprofondare nell'endogamia politica e culturale. Mentre il PD perde voti, in un momento che sarebbe stato ghiottissimo per riproporre quegli stessi temi che Renzi ha definitivamente abbandonato (e che il PD sembra incapace di sostenere dopo la sua mutazione genetica), la sinistra riesce non solo a non guadagnarne ma, dati alla mano, nemmeno a mantenerli. Banalmente: la sinistra non vota più il PD ma non vota nemmeno questa sinistra. Pensa te.

I deludenti risultati di Fassina a Roma, Giraudo a Torino e Basilio Rizzo a Milano hanno aperto una crisi interna (Sinistra Italiana è in pieno subbuglio ma anche gli altri non stanno meglio) che ripropone per l'ennesima volta il tema di una credibilità che si fatica a ricostruire. La sinistra (anzi sarebbe meglio dire le sinistre) ha perso la connessione con il suo popolo ma in questo momento sembra immobilizzata dalla miopia delle sue letture della realtà.

Come ripartire? La moda delle ultime ore porta al nome di Luigi De Magistris. Dovrebbe essere lui, secondo i calcoli dei dirigenti a sinistra, l'uomo nuovo su cui puntare e fa niente se fino a qualche settimana fa lo stesso De Magistris è stato trattato come disturbante "elemento esterno" della sinistra nazionale: nel disastro c'è sempre bisogno di una salvatore, evidentemente. Anche a sinistra.

Leaderismo da contrapporre al tanto vituperato leaderismo (di Renzi o Grillo) come panacea di tutti i mali? la tentazione di esportare De Magistris sul palcoscenico nazionale dalle parti di Roma sembra essere forte. Ma il progetto? Il progetto, appunto. Non sarebbe il caso forse di chiedersi piuttosto perchè non si sia riusciti a pensare a candidature che potessero essere portatrici di freschezza, novità e energia (vedi Appendino, Raggi e, per assurdo, anche lo stesso Sala a Milano) ripiegando invece sui soliti nomi? E forse non ci si potrebbe interrogare sul fatto che oggi gli elettori non credono che questa sinistra sia realmente autonoma dal PD? Un esempio: SEL esulta a Milano (dove vince con il renzianissimo Sala) e corteggia De Magistris (l'anti-PD per eccellenza). Dov'è il filo rosso?

Serve un progetto. Poi, al massimo, i nomi. Ma sembra che qualcuno non lo voglia capire.

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