Sono 4 milioni 598mila i residenti in Italia che vivono in una condizione di povertà assoluta, cifra corrispondente al 6,1% delle famiglie italiane. Lo rileva l’Istat nel suo tradizionale rapporto “Noi Italia”, che si compone di una serie di rilevazioni utili a tracciare un quadro d’insieme degli aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, nonché delle differenze regionali e della posizione dell’Italia nel contesto europeo. Si tratta di un’analisi molto ampia, con 100 indicatori articolati in 6 macro aree e 19 settori, consultabili online anche attraverso grafici e tabelle interattive. In generale l'Istat evidenzia il fatto che seppur per molti degli indicatori si sono conseguiti progressi importanti a livello nazionale, tuttavia non sempre questo si è tradotto nel miglioramento della posizione dell’Italia nel contesto europeo. Nella maggioranza dei casi, infatti, l'Italia è collocata al di sotto della media europea, a meno di qualche apprezzabile eccezione.

Se l'Italia occupa posizioni al di sopra della media europea nel campo della salute e del welfare,  gli altri indicatori mettono in luce un quadro non positivo. "La posizione nazionale risulta debole in tema di Istruzione e mercato del lavoro" spiegano dall'Istat, una situazione che si riflette anche sula povertà delle famiglie. Il dato sulla povertà assoluta a fine 2015, che sostanzialmente individua i nuclei familiari che sostengono una spesa mensile per consumi inferiore a un determinato valore (la soglia di povertà assoluta, appunto), è sostanzialmente identico a quello dell’anno precedente, testimonianza della dubbia efficacia delle politiche sociali degli ultimi anni, in tema di contrasto alla povertà. Le persone che vivono in povertà relativa sono invece 8,3 milioni, corrispondente al 10,4% delle famiglie italiane e al 13,7% della popolazione. La diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è più elevata in Sicilia e più bassa nelle regioni del Nord-est

Molto preoccupanti anche i dati sulla disoccupazione, in particolare al Sud. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione a fine 2016 sfiora il 20% (su base nazionale è all’11,7%), mentre una persona su cinque è alla ricerca di una occupazione e almeno 6 su 10 cercano lavoro da oltre un anno. Continua ad avere un peso specifico molto alto il lavoro sommerso e anche in questo caso le Regioni in cui il fenomeno risulta più diffuso sono quelle meridionali.  In generale nella graduatoria europea relativa al 2015 solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano

In tema di istruzione la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi in Italia è ulteriormente scesa mail tasso di abbandono scolastico rimane però superiore alla media Ue. Anche la percentuale delle persone che hanno conseguito un titolo di studio universitario è in crescita ma ben lontana dall'obiettivo del 40% fissato per la media europea che colloca  il nostro Paese in ultima posizione rispetto ai partner europei.

Cala invece leggermente la pressione fiscale, che ora è al 42,9%, con un meno 0,7% rispetto alla precedente rilevazione. In Europa, fra i Paesi più grandi, solo in Francia la pressione fiscale registra un valore maggiore. Il problema, semmai, è che il PIL procapite è ancora sotto la media dell’Unione Europea, risultando inferiore del 23,6% rispetto alla Germania e del 9,2% di quello della Francia.