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Catanzaro, un lato della strada ha acqua e luce, l’altro no: il paradosso delle 3 contrade contese tra due Comuni

150 persone tra Colla, Manche e Bivio Zeta vivono nella comunità di San Pietro Apostolo ma dipendono dal Comune di Gimigliano. I confini irrisolti li tengono in un limbo che aggrava i problemi endemici della provincia di Catanzaro. La denuncia del Comitato dei residenti a Fanpage.it.
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La strada statale 19 attraversa la contrada Colla ed è il confine tra i due Comuni: a sinistra San Pietro Apostolo, a destra Gimigliano
La strada statale 19 attraversa la contrada Colla ed è il confine tra i due Comuni: a sinistra San Pietro Apostolo, a destra Gimigliano

Nella provincia di Catanzaro, 150 persone vivono divise tra due diversi Comuni, in un pasticcio amministrativo tutto italiano. Si tratta degli abitanti delle contrade Colla, Manche e Bivio Zeta, formalmente appartenenti al Comune di Gimigliano, ma da cui sono distanti oltre 12 chilometri, a fronte degli appena 100 metri che li separano dal centro di San Pietro Apostolo.

Il consigliere comunale: "Limbo amministrativo incide sulla vita delle persone"

La lontananza dal Comune al quale appartengono amministrativamente causa una serie di difficoltà che vanno dai servizi urbani alla vita delle persone. L'emblema di questa situazione è la strada statale 19 che separa a metà corso Vittorio Emanuele II e  la contrada Colla tra le due amministrazioni.

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La statale 19 rappresenta la linea di confine tra i due Comuni, rendendo visibili le differenze tra le due realtà. "Dal lato San Pietro Apostolo c'è il marciapiede, illuminazione pubblica e regimentazione delle acque piovane, mentre dal lato Gimigliano manca un vero marciapiede e la pendenza riversa le acque piovane dentro le case e nei negozi, inoltre non ci sono i lampioni", spiega una cittadina di Colla a Fanpage.it mostrando le foto della sua contrada.

Gli abitanti di Colla, così come quelli di Manche e di Bivio Zeta, si trovano ai margini della comunità alla quale appartengono, con tutte le conseguenze che ne derivano. "Questa distanza fisica dal centro amministrativo e politico di Gimigliano ha influito su una serie di criticità relative ai servizi essenziali: carenze e interruzioni della rete idrica, con totale assenza del servizio in alcune aree; assenza di rete fognaria e impianti di depurazione; illuminazione pubblica insufficiente. A questo si aggiunge la difficoltà nell’accesso ai servizi amministrativi, legata alla distanza dal centro di riferimento", spiega a Fanpage.it Antonio Talarico, residente nella contrada Colla e portavoce del comitato cittadino “Uniti per le contrade Colla, Manche e Bivio Zeta”.

"Si tratta di problematiche note e segnalate nel tempo, che continuano a ripresentarsi senza una soluzione strutturale definitiva – aggiunge – I cittadini vivono quotidianamente la relazione con San Pietro Apostolo e si sentono parte integrante di quella comunità, però sono formalmente appartenenti all'altro Comune, da cui dipendono per servizi e competenze amministrative. Ne deriva una condizione di ‘limbo amministrativo' che incide concretamente sulla qualità della vita. A volte l'acqua manca da un lato della strada ma non dall'altro".

Questo incide sulla vita delle persone: al momento della morte i residenti di Colla vengono tumulati nel cimitero di San Pietro Apostolo; i bambini vanno a scuola qui. A mancare è solo una ratifica formale di una realtà di fatto già esistente da molti decenni.

Un referendum e nessuna soluzione

Già alla fine degli anni Novanta, le due amministrazioni di Gimigliano e San Pietro Apostolo avevano riconosciuto l’anomalia territoriale e avviato congiuntamente la procedura per la rettifica dei confini comunali nel 1998. Questo percorso portò al referendum consultivo del 30 settembre 2001, esteso all’intera popolazione dei due Comuni. "In quella occasione, i voti favorevoli alla modifica dei confini furono prevalenti, tuttavia, la consultazione non raggiunse il quorum a causa della scarsa partecipazione nel Comune di Gimigliano, determinando la mancata approvazione della proposta", fa sapere Talarico.

Nel 2004, il Consiglio regionale della Calabria tentò di riproporre lo stesso referendum, limitandolo questa volta ai soli cittadini direttamente interessati, riconoscendo il "principio dell'interesse qualificato". Il Comune di Gimigliano però impugnò tale decisione davanti al Tar Calabria, vincendo la contesa. A seguito di ciò, la Regione intervenne introducendo espressamente nella normativa la facoltà di limitare la consultazione referendaria ai soli cittadini "portatori di un interesse diretto e qualificato".

I cittadini delle contrade ci riprovano nel 2016 promuovendo una raccolta firme per riattivare il percorso di modifica dei confini. Qualcosa si muove e nel marzo 2017 la Commissione regionali Affari istituzionali approva la risoluzione per un nuovo referendum consultivo limitato ai soli residenti della contrada Colla, riconoscendo quindi il principio dell’interesse qualificato. "Tuttavia – segnala Talarico – nonostante ripetute iscrizioni all’ordine del giorno del Consiglio Regionale, la proposta non è mai stata discussa".

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