Imballaggi, via alle nuove regole per le buste di frutta e verdura al supermercato: cosa cambia

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A cura di Luca Pons
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Il nuovo decreto Imballaggi, approvato dal governo Meloni nell’ultimo Consiglio dei ministri, è ufficialmente in vigore. Una serie di prodotti – tra cui le buste per frutta e verdura al supermercato o le porzioni monouso di alimenti, bevande e cosmetici – dovranno essere realizzati solo in plastica compostabile. Il ‘trucco’ del governo, però, è che per chi non rispetta le regole le multe partiranno solo dal 2030.

Sono ufficialmente in vigore i nuovi obblighi varati dal governo Meloni sugli imballaggi. Per adattarsi al regolamento europeo adottato lo scorso anno, l'esecutivo ha approvato un apposito decreto che è entrato in effetto sabato 8 agosto. Le regole riguardano, ad esempio, le buste di plastica usate per vendere frutta e verdura nei supermercati, così come i flaconi monouso di saponi negli hotel. Il regolamento è lo stesso che farà cambiare le regole sulle capsule e le cialde di caffè dal 12 agosto.

Le buste e i contenitori monouso dovranno essere fatti con materiale compostabile e biodegradabile. Come detto, la norma è già in vigore. Il governo, però, ha dato una ‘scappatoia' ai produttori: anche se l'obbligo è attivo, le sanzioni per chi non lo rispetta scatteranno solo dal 1° gennaio 2030. Fino ad allora, dunque, le regole ci sono ma chi non le rispetta non sarà punito. Il motivo di questa scelta è spiegato nel decreto: per i Paesi che sono più rapidi ad adeguarsi alle nuove direttive, i paletti possono essere meno stringenti; gli imballaggi possono limitarsi a essere "compostabili" e "biodegradabili" invece che "riciclabili", cosa che sarebbe più costosa per le aziende.

Quali prodotti, confezioni e contenitori dovranno essere biodegradabili

Il decreto indica nel dettaglio quali sono le tipologie di prodotti che dovranno rispettare il nuovo obbligo. Quando verranno immessi nel mercato italiano, questi imballaggi dovranno obbligatoriamente essere realizzati in materiali biodegradabili e compostabili. Il governo ha lasciato quindi aperta anche l'opzione di usare la plastica biodegradabile, cosa che per l'Unione europea è scorretta: sulla questione c'è già una procedura di infrazione aperta verso l'Italia, ma per il momento le cose restano così.

I prodotti in questione sono:

  • gli imballaggi di plastica di frutta e verdura freschi al di sotto di 1,5 chili, come le reti e i vassoi che si trovano nei supermercati; è esclusa la tipica ‘busta' di insalata, anche se ha un peso contenuto, perché si tratta di un prodotto lavorato.
  • gli imballaggi di plastica monouso di bevande e alimenti utilizzati negli alberghi, ristoranti e servizi di catering. Sono inclusi piatti e bicchieri. Il divieto non riguarda, naturalmente, le strutture che non hanno accesso all'acqua potabile.
  • le confezioni di plastica monouso usate in alberghi, ristoranti e catering per i condimenti, salse, panna da caffè, zucchero. Anche qui c'è un'eccezione: le confezioni che vengono fornite insieme al cibo da asporto, pronto per il consumo; e le confezioni che servono per motivi igienici nelle strutture sanitarie.
  • gli imballaggi monouso per cosmetici e prodotti per l'igiene lasciati agli ospiti in hotel e varie strutture ricettive e che normalmente vengono gettati e sostituiti quando l'ospite se ne va.

Le sanzioni partono solo dal 2030

Come detto, anche se il governo ha già approvato un decreto con le nuove regole sugli imballaggi e queste sono tecnicamente in vigore, c'è un trucco. Il decreto prevede anche delle sanzioni per chi non rispetta gli obblighi, ma queste scatteranno solo dal 2030.

Le multe possono andare da 2.500 a 25mila euro. E non solo: per le aziende che commettono un'infrazione grave (se i prodotti non compostabili venduti sono pari a oltre il 10% del loro fatturato) le sanzioni possono essere aumentate fino al quadruplo del massimo. Il tetto, quindi, si alza fino a 100mila euro. Fino al 1° gennaio 2030, però, di fatto non ci sarà di che preoccuparsi.

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