Sono ore di incertezza quelle che precedono l'incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vertici di Arcelor Mittal previsto per domani. La lettera con cui l'azienda franco-indiana ha comunicato di volersi tirare fuori dall'accordo con Ilva, un fatto che rischia di mandare a casa più di 10mila lavoratori, è diventato un caso politico. Il governo intanto non esprime una posizione chiara e i vari attori della maggioranza sembrano divisi. Secondo quanto riferisce La Repubblica, Matteo Renzi starebbe lavorando a una cordata di imprenditori che possano salvare l'azienda. Si tratterebbe dell'indiano Sajjan Jindal, già proprietario delle ex acciaierie Lucchini di Piombino (nel cda c’è l’amico fraterno del leader di Italia Viva Marco Carrai), il gruppo Arvedi di Cremona e Cassa depositi e prestiti. Si tratterebbe di una sorta di replica del gruppo che, sotto il Governo Gentiloni, aveva poi perso la gara contro Arcelor Mittal.

L'iniziativa avrebbe lo scopo di creare un'alternativa concreta per la futura gestione dell'azienda, in modo da non avere Arcelor Mittal come unico interlocutore. Secondo varie ricostruzioni di stampa però, la strategia dell'ex premier non prevederebbe solo la cordata di nuovi investitori, ma anche la reintroduzione attraverso un decreto dello scudo penale erga omnes per togliere "ogni alibi" all'azienda. Arcelor Mittal infatti, almeno ufficialmente, tra le motivazioni con cui ha dichiarato di voler lasciare Taranto sottolinea proprio l'eliminazione di questa protezione legale che gli sarebbe necessaria per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale.

La strategia di Matteo Renzi però rischia di scontrarsi con altre posizioni interne alla maggioranza e in primis quelle del Movimento 5 Stelle che aveva fortemente voluto la cancellazione dello scudo penale per gli amministratori Ilva. Stefano Pattuanelli, capogruppo M5s alla Camera, ha già assicurato che quell'immunità non tornerà. E anche la ex ministra del Sud Barbara Lezzi, prima firmataria dell'emendamento al decreto imprese che il 22 ottobre ha cancellato l'immunità in questione, ha dichiarato: "Non si può andare a Taranto e parlare di reinserire lo scudo penale per i proprietari dell'Ilva. Sarebbe uno schiaffo a una città che non lo merita".

Intanto il Partito Democratico non sembra prendere una posizione precisa. I dem sembrano irritati con gli alleati, rei di aver costretto la maggioranza a votare la norma che toglie l’immunità penale ai manager Ilva e al contempo sembra che all'interno del partito la posizione di Matteo Renzi trovi diversi sostenitori.

Ilva, Matteo Renzi vuole ripristinare lo scudo penale

Nella sua Enews Matteo Renzi aggiunge:

Ieri la proprietà di Ilva, gli indiani Mittal, ha annunciato il recesso. Se ne vogliono andare. Io sostengo che lo abbiano previsto da tempo e usino la scusa della rimozione dello scudo penale per andarsene. Parlare dello scudo penale significa guardare il dito mentre il dito indica la Luna. Qui il problema è capire se qualcuno vuole chiudere Taranto, uno degli stabilimenti potenzialmente migliori in Europa, per togliersi dai piedi un potenziale concorrente. È un rischio che molti hanno evocato fin dai tempi della gara, nel 2017, ma proprio per questo credo che si possa agevolmente recuperare la questione dello scudo penale anche con un emendamento al dl Fiscale che sta per arrivare in Parlamento (lo ha già preparato la collega Lella Paita e lo firmeranno molti di noi). Tuttavia il problema è che io ritengo che Mittal se ne voglia andare e stia cercando pretesti. E penso che in un Paese serio si dovrebbe agire insieme per trovare una soluzione, anziché litigare. I populisti passano il tempo in tv a cercare un colpevole, le persone serie invece provano a cercare una soluzione. Ho detto al Ministro Patuanelli che noi siamo pronti a tutto pur di trovare una soluzione. E Italia Viva c’è perché a noi non interessa ottenere visibilità ma salvare oltre diecimila posti di lavoro. Io non mi rassegno alla chiusura di Ilva. E lavoro per evitarla.

Ilva, il commento di Carlo Calenda sulla strategia di Matteo Renzi

Ai microfoni di Radio24 intanto arriva il duro commento dell'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: "Renzi deve smetterla di giocare al piccolo merchant banker perché è una cosa che ha fatto già su Alitalia e ancora sto aspettando di vedere la famosa cordata che lui aveva messo insieme. Renzi pensa a Jindal, che è un suo amico perché sta a Firenze, ma Jindal sta rilanciando Piombino e se Renzi si mette a fare casino fa sì che Jindal non fa gli investimenti su Piombino. Poi siccome Jindal, che era l'altra cordata che ha perso perché investiva molto meno, chiedeva esattamente come ArcelorMittal l’immunità, il giorno che gli danno l'immunità Mittal fa una causa per 400 miliardi di euro allo Stato" e poi alza il tiro specificando che "lo scudo penale è stato rimosso perché a un certo punto il Pd e Renzi, dopo aver messo lo scudo penale, hanno deciso di compiacere Barbara Lezzi e 15 senatori del Movimento 5 stelle, quindi noi rischiamo di perdere la più grande acciaieria Europea, il più grande impianto del mezzogiorno, il più grande investitore da 4,2 miliardi da 40 anni a questa parte".