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17 Luglio 2018
18:18

Il Viminale contro la Open Arms: “Ricostruzione è fake news, smentiremo versione della Ong”

Fonti del Viminale fanno sapere che la versione fornita dalla Ong Open Arms in merito alla donna e al bambino ritrovati morti nel Mediterraneo e all’accusa di omesso soccorso da parte della Guardia costiera libica è una “fake news”. Le stesse fonti assicurano che nelle prossime ore verrà pubblicata la versione di “osservatori terzi che smentiscono la mancata assistenza dei libici”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Dopo le accuse della Ong Open Arms e la risposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini, interviene anche il Viminale provando a smentire la versione fornita da chi stava a bordo della nave che ha recuperato in mare i cadaveri di una donna e di un bambino, oltre che una donna – ancora in vita – che stava in mare da due giorni. Secondo il ministero dell’Interno la versione diffusa dalla Ong, secondo cui ci sarebbe stata un’omissione di soccorso da parte dei libici, sarebbe una “fake news”. Fonti del Viminale sottolineano inoltre che nelle prossime ore verrà resa pubblica quella che è la “versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza”.

Le accuse della Open Arms

L’accusa mossa dalla Open Arms parte dall’annuncio della Guardia costiera libica che ha fatto sapere di “aver intercettato una imbarcazione con 158 persone a bordo” e di “aver prestato loro assistenza medica e umanitaria”. Ma – scrive Oscar Camps, fondatore della Ong – “quello che non hanno detto è che hanno lasciato a bordo due donne e un bambino che non volevano salire a bordo delle motovedette libiche e che hanno affondato il barcone”. Poi l’accusa all’Italia: “Quanto tempo ancora dovremo aver a che fare con gli assassini ingaggiati dal governo italiano per uccidere?”. E ancora: “Denunciamo omissione di soccorso in acque internazionali e abbandono di una persona in vita e di due cadaveri da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica, che l'Italia legittima e autorizza. Ogni morte è conseguenza diretta di questa politica”.

La donna salvata

La donna salvata dalla Open Arms si chiama Josephin, viene dal Camerun ed è rimasta due giorni in mare attaccata a un pezzo di legno. La sua storia viene raccontata da Annalisa Camilli, una giornalista di ‘Internazionale’, che si trova a bordo della nave della Open Arms. Secondo quanto spiega Camilli, i resti del barcone sarebbero stati trovati intorno alle 7.30 di questa mattina, a circa 80 miglia dalle coste libiche. La donna è stata soccorsa, portata sulla nave e le sono stati riscontrati sintomi di ipotermia. Secondo il racconto della Camilli, la donna che era vicina a lei era invece morta da diverse ore, mentre il bambino era deceduto da poco.

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