Il sindaco vannacciano che ha aggredito Ivan Grieco nel 2015 faceva il saluto romano sui social

Luca Paolorossi, sindaco di Filottrano (8mila abitanti in provincia di Ancona), è finito sulle cronache nazionali perché il content creator Ivan Grieco lo ha accusato di averlo aggredito. Il video pubblicato da Grieco – che era andato a un comizio di Roberto Vannacci per conto di Pulp Podcast – mostra lo streamer avvicinarsi a Vannacci e fargli diverse domande; a un certo punto, si vede Paolorossi afferrare il microfono di Grieco e spingerlo via gridandogli addosso. Altre persone intervengono per bloccare il sindaco marchigiano.
"Il sindaco di Filottrano, Luca Paolorossi, mi ha aggredito fisicamente e strappato dalle mani la videocamera mentre parlavo col generale", scritto sui social Grieco. Da parte sua, il sindaco ha replicato pubblicando il video da un punto di vista leggermente diverso, che mostra sostanzialmente la stessa dinamica: "Io non ho aggredito da dietro come da questo squallido soggetto", ha scritto. "Ho reagito solo dopo che questo booooo non so come chiamarlo continuava a pressar il generale".
Le polemiche su Luca Paolorossi prima dell'aggressione a Ivan Grieco
Non era la prima volta che Paolorossi incontrava Vannacci, come si scopre facilmente scorrendo i suoi profili social. Il sindaco di Filottrano sostiene l'eurodeputato ex leghista da tempo, e in passato è finito al centro delle polemiche per le sue posizioni di estrema destra più di una volta.
Solo pochi giorni fa, l'11 luglio, a Filottrano si è svolto un evento per ricordare i soldati polacchi morti nella Seconda guerra mondiale sul territorio comunale, dove si svolse una battaglia contro l'occupazione nazifascista. Ha parlato anche lo storico Michele Giampieri, fondatore e presidente dell'associazione Filottrano44 (con cui Paolorossi ha collaborato in passato), che la settimana prima aveva organizzato una messa in ricordo dei soldati tedeschi dell'esercito nazista uccisi.
A fine aprile di quest'anno, il sindaco Paolorossi aveva messo la firma sull'intitolazione di un'area verde del Comune a Sergio Ramelli, giovane militante di estrema destra ucciso a Milano nel 1975 da esponenti di Avanguardia operaia. A giugno del 2025 aveva attaccato sui social una candidata consigliera comunale a Macerata, che aveva sottolineato che lo schieramento di destra aveva perso voti rispetto alle elezioni precedenti, scrivendo: "Pensa a quando hai perso la verginità…avevi comunque perso, ma sei stata felice lo stesso". E ancora: "Prima curati sempre se trovi uno capace di curarti e poi continua a rosicare". Per aggiungere, rivolto a un'altra persona: "Quelle piantine te le ficcheremo dove sai già".
Poche settimane prima, in occasione del 25 aprile, il sindaco era stato duramente contestato per come aveva gestito le celebrazioni per la Liberazione. Erano i giorni in cui il governo Meloni aveva chiesto di festeggiare in modo "sobrio" per rispetto del lutto nazionale indetto dopo la morte di Papa Francesco.
Paolorossi non aveva fatto affiggere alcun manifesto per annunciare le celebrazioni cittadine. Il Comune aveva programmato solamente due eventi: una messa in suffragio dei caduti di tutte le guerre e poi un breve corteo. Il corteo era partito con almeno un quarto d'ora d'anticipo rispetto all'orario annunciato, cosa che aveva portato a proteste – la vicesegretaria del Pd di Osimo, Saura Casigliani, aveva contestato il primo cittadino e aveva poi raccontato: "Il sindaco si è avvicinato urlandomi in faccia che non era vero, salvo poi ammettere di aver anticipato per la pioggia. Una scusa falsa. I carabinieri sono dovuti intervenire per allontanarlo da me". Nel suo discorso ufficiale Paolorossi aveva attaccato la "sinistra", accusata di "trasformare questa giornata in un tribunale ideologico".
I post monarchici, il saluto romano e il 25 aprile "lutto nazionale"
Le uscite estremiste di Paolorossi non sono iniziate da quando è diventato sindaco, come segnalato su X da Alekos Prete. Il suo profilo Facebook, tornando indietro negli anni, mostra più di un esempio. Pochi mesi prima del voto alle comunali, a febbraio 2024, scrisse un post in cui parlò della "TRUFFA del giugno 1946" e aggiunse: "Resto devoto alla monarchia e a tutti gli ordini cavallereschi". Il 25 aprile del 2020, in piena pandemia da Covid-19, scrisse: "Cari sinistrati quest'anno il corteo fatelo lungo il corridoio di casa".
Due tra i post più eclatanti risalgono al 2015. Quell'anno, nel giorno della liberazione Paolorossi pubblicò un'immagine con sfondo tricolore e una scritta – in un carattere simile a quello usato spesso dalla propaganda durante il regime fascista – che recitava: "Il 25 aprile non è la mia festa. Giornata di lutto nazionale per le vittime della falsa liberazione".

A luglio avrebbe condiviso un'altra foto, con la scritta "Apologia al fascismo …… Sembro proprio un fascist0o' ….. Invece ho la tessera dei centri sociali". Nell'immagine, Paolorossi con un elmetto militare e il braccio teso in un saluto romano.
