Se non è una rivoluzione, poco ci manca. Il progetto del presidente del Consiglio, Mario Draghi, per riformare il mondo della scuola è decisamente ambizioso, stando a quanto annunciato dallo stesso presidente del Consiglio durante il suo discorso programmatico al Senato. La scuola è una priorità, anche e soprattutto per ripartire, secondo Draghi. E non basta la didattica a distanza, che ha creato inevitabili “disagi”. Tra gli obiettivi dichiarati da Draghi c’è quello di tornare a un orario scolastico normale, anche se suddiviso su più fasce orarie per evitare assembramenti sui trasporti, per esempio. Altro obiettivo è quello del recupero delle ore perse lo scorso anno, soprattutto al Sud dove la didattica a distanza ha creato maggiori disagi. Non solo, perché il presidente del Consiglio punta anche a ridisegnare il percorso scolastico annuale, investendo inoltre sugli istituti tecnici e sulla formazione dei docenti.

La didattica a distanza e l'orario scolastico

La prima analisi di Draghi si concentra sulla didattica a distanza: “Le ragazze e i ragazzi hanno avuto, soprattutto quelli nelle scuole secondarie di secondo grado, il servizio scolastico attraverso la didattica a distanza che, pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze”. Altro punto fondamentale è quello dell’orario scolastico: “Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà”.

L'idea di Draghi di cambiare l'anno scolastico

Il cambiamento riguarda anche l’intero anno scolastico, negli obiettivi di Draghi: “Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza”. Poi si torna sulla didattica a distanza, con lo scopo di “costruire sull’esperienza di didattica a distanza maturata nello scorso anno sviluppandone le potenzialità con l’impiego di strumenti digitali che potranno essere utilizzati nella didattica in presenza”.

Draghi punta sugli istituti tecnici superiori

Il presidente del Consiglio vuole investire anche “nella formazione del personale docente per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni”. Il cambiamento riguarderà anche le materie: ce ne devono essere di nuove, con nuovi metodi di insegnamento. “In questa prospettiva particolare attenzione va riservata agli Its”, gli Istituti tecnici superiori, secondo Draghi. Gli istituti tecnici sforneranno sempre più lavoratori indispensabili, circa “3 milioni nel quinquennio 2019-2023”. E a questi istituti il Recovery plan, nella sua attuale versione, assegna 1,5 miliardi di euro: risorse da non sprecare, motivo per cui è fondamentale “innovare l’attuale organizzazione di queste scuole”.

Il discorso di Draghi sulla formazione, sui giovani e sulla scuola parte però da una sorta di ammissione di colpa generazionale: “Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere”.