Il ministro Schillaci evita la domanda sulle persone che rinunciano a curarsi: “È percezione autodichiarata”

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto oggi alla Camera durante il question time per rispondere alle domande dei parlamentari. Di fronte a un'interrogazione che citava un dato sulla quantità di cittadini che hanno dovuto rinunciare a visite mediche (spesso per i tempi lunghissimi, a volte per problemi economici), il ministro ha ridimensionato il dato.
Si parla di circa sei milioni di persone, ma Schillaci ha sottolineato che il numero "deriva da un'indagine basata sulle dichiarazioni degli intervistati: misura una percezione autodichiarata, non certifica una prescrizione medica negata né una prestazione rifiutata dal Servizio sanitario nazionale". Dura la replica di Alleanza Verdi-Sinistra, che aveva presentato l'interrogazione: "I poveri, checché ne dicano – sarà la percezione, sarà la realtà – non si sono curati".
Le parole del ministro Schillaci sui cittadini che rinunciano a visite e esami
L'interrogazione in questione riguardava l'espansione della sanità privata e la crescita della rinuncia alle visite. La deputata Luana Zanella ha detto al ministro: "Il Servizio sanitario nazionale annaspa e non garantisce le cure alle cittadine e ai cittadini. I più poveri sono costretti addirittura a rinunciare a curarsi. Circa sei milioni di persone, pari a una persona su dieci, non hanno avuto la possibilità di curarsi. Cosa intende fare il governo a questo proposito?".
Schillaci prima ha difeso la quantità di fondi stanziati per la sanità pubblica, accusando l'opposizione di usare "slogan" senza "riscontro nei dati". Poi è passato alla questione della rinuncia alle cure.
"Il dato richiamato dagli interroganti", ha detto, "deriva da un'indagine basata sulle dichiarazioni degli intervistati: misura una percezione autodichiarata, non certifica una prescrizione medica negata né una prestazione rifiutata dal Servizio sanitario nazionale". E, ha aggiunto, "l'indagine riguarda la rinuncia a una visita o a un esame specialistico: non è corretto trasformare automaticamente questo dato in rinuncia a un intero percorso di cura". Questo, ha concluso Schillaci, "non vuol dire sottovalutare il problema: il ministero utilizza questi indicatori per valutare l'equità e l'accessibilità dei servizi".
La replica di Zanella sulla questione è stata secca: "Nel 2025, le persone per curarsi hanno speso 78 miliardi di euro di tasca propria e non credo che sia così, per piacere soggettivo. E i poveri, checché ne dicano – sarà la percezione, sarà la realtà – non si sono curati".
Da dove viene il numero di persone che "rinunciano alle cure"
Il dato a cui Alleanza Verdi-Sinistra ha fatto riferimento è stato pubblicato nel 2025 dall'Istat e afferma che 5,8 milioni di persone, ovvero il 9,9% della popolazione, dichiara di aver rinunciato a esami o visite mediche pur avendone bisogno. È un numero in crescita: nel 2023 erano 4,5 milioni di persone, nel 2022 ‘solo' 4,1 milioni. Prima della pandemia, nel 2019, il 6,4% diceva di aver rinunciato a visite o esami. Quello sul 2024 è il dato più aggiornato, ribadito dall'Istat anche durante le audizioni per l'ultima legge di bilancio.
Come ha detto il ministro Schillaci, l'Istituto di statistica arriva a questo numero con un sondaggio ai cittadini. Il testo del questionario è pubblico. Si chiede ai partecipanti: "Negli ultimi 12 mesi, ha dovuto rinunciare a qualche visita specialistica pur avendone bisogno? Escluda le visite dentistiche". Un'altra domanda è: "Negli ultimi 12 mesi, ha dovuto rinunciare a qualche esame specialistico (es. radiografie, ecografie, risonanza magnetica, TAC, ecodoppler, o altro tipo di accertamento, ecc.) pur avendone bisogno?". A chi risponde di sì si chiede poi di indicare uno o più motivi tra: "Non poteva pagarlo, costava troppo"; "Lista d'attesa lunga"; "Scomodità (struttura lontana, mancanza di trasporti, orari scomodi)"; "Non poteva assentarsi dal lavoro"; "Doveva accudire figli o altre persone".
È vero che non si parla di una più ampia "rinuncia alle cure", ma di singole prestazioni sanitarie a cui i cittadini dichiarano di aver rinunciato. In molti casi (per il 6,8% della popolazione) il motivo sono state le lunghissime liste d'attesa. Resta il fatto che, nel 2024, 5,8 milioni di persone hanno detto di aver rinunciato a esami o visite mediche.
Il ministro nella risposta si è concentrato sul fatto che il questionario rileva solo se un cittadino ritiene di aver rinunciato a un esame o una visita: la sua "percezione" soggettiva, quindi. Certo è che, al di là degli eventuali limiti di metodo della ricerca Istat, il fatto che quasi 5,8 milioni di cittadini abbiano ‘percepito' di dover rinunciare a una prestazione sanitaria solleva preoccupazioni. Su come rispondere a queste preoccupazioni, però, Schillaci è rimasto piuttosto vago, limitandosi a dire che il ministero "usa questi indicatori per valutare l'equità e l'accessibilità dei servizi".