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Il governo Meloni si prepara a fare nuovi tagli nel 2027: lo ha scritto nero su bianco nel DFP

Il governo Meloni sa che la crisi energetica causata dalla guerra in Iran si farà sentire ancora a lungo: nel nuovo Documento di finanzia pubblica (Dfp) ha scritto che se le cose non migliorano, bisognerà fare dei tagli nella prossima manovra 2027. Anche per le misure contro il caro energia potrebbe essere necessario “riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti”.
A cura di Luca Pons
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Il problema principale che il governo Meloni si troverà a gestire da qui alla fine della legislatura è l'economia: gli esperti lo ripetono da tempo. E ora anche l'esecutivo ne ha preso atto. Ha scritto nero su bianco nel nuovo Documento di finanza pubblica – il testo che fa il punto sulla situazione dei conti pubblici – che nella manovra 2027 serviranno dei tagli alla spesa, se la situazione non migliora.

In questi giorni il Dfp è in lavorazione in Parlamento, dove deputati e senatori stanno ascoltando in audizione gli esperti. Il problema principale per il 2027 gira attorno alle regole sui bilanci concordate in Europa, e in particolare su un dato: la cosiddetta "spesa netta". In buona sostanza, l'anno prossimo l'Italia si troverebbe a spendere più di quanto aveva preventivato, a causa dell'inflazione dovuta al caro energia. Ma è obbligata a rispettare certi paletti, nella spesa. Per farlo, potrebbero scattare dei tagli.

La regola della "spesa netta" che può mettere in difficoltà il governo

Le nuove regole europee contenute nel Patto di stabilità dicono che gli Stati devono restare entro un certo livello di "spesa primaria netta", o "spesa netta", ogni anno. La "spesa netta" comprende tutti i soldi che un Paese spende, escluse alcune somme che non dipendono più di tanto dal governo in carica o che sono dovute a situazioni straordinarie (gli interessi sul debito pubblico, le misure pagate con fondi europei, alcuni interventi una tantum o temporanei).

Nel 2025 l'Italia ha sforato: la spesa netta è stata pari all'1,9% del Pil, mentre avrebbe dovuto essere dell'1,6%, ma è rientrata nei margini di tolleranza. Quest'anno non dovrebbero esserci problemi a restare in linea. Il problema è nel 2027. Per allora, l'Ue chiede all'Italia di fare non più dell'1,9% del Pil. Al momento, invece, si prevede che andrà al 2,2%.

Può sembrare poco importante, dato che si tratta di ‘zero virgola', ma il Pil italiano vale circa 2.500 miliardi di euro. Quindi anche solo lo 0,1% ha un valore di più o meno 2,5 miliardi. E per colmare un ‘buco' dello 0,3% servono circa 7-8 miliardi. Ci sono dei margini di tolleranza sul calcolo, da parte dell'Europa, ma con una situazione economica così in bilico non è detto che bastino.

Tagli nella manovra 2027 "se la situazione non migliora"

Qui c'è il problema del governo: nell'incertezza. Nel 2027, la previsione attuale dice che non rispetteremo i paletti europei. E il motivo è "l’impatto atteso delle pressioni inflazionistiche in corso d’anno sulla rivalutazione delle prestazioni sociali in denaro", come si legge nel Dfp. Ovvero, visto che c'è la crisi energetica causata dalla guerra, l'inflazione sale. E visto che l'inflazione sale, l'anno prossimo lo Stato dovrà spendere di più per le pensioni, per l'Assegno unico e per tutte le altre misure di sostegno economico che si aggiornano ogni anno.

Peraltro, ancora non sappiamo quanto sarà grave la crisi energetica, perché non è ancora finita. Se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare aperto a brevissimo, gli effetti saranno più contenuti. Se dovesse rimanere chiuso ancora per mesi, vedremo i prezzi del gas e del petrolio cresce ulteriormente. Le previsioni, quindi, sono incerte.

Anche per questo il governo ha deciso di fare una "valutazione più approfondita sull’andamento della spesa netta" nel Documento programmatico di finanza pubblica che dovrà pubblicare a ottobre. Dopo l'estate, quando la manovra 2027 sarà alle porte. Qui c'è l'ammissione: se venisse confermato che l'Italia deve ridurre la spesa per rientrare nei paletti europei, "saranno definite, in quella sede, le misure necessarie a ricondurre l’andamento della spesa netta entro il tasso di crescita programmato". In altre parole, si deciderà in manovra dove tagliare.

Sia Bankitalia che l'Ufficio parlamentare di bilancio, oggi in audizione, hanno confermato che questa è l'intenzione del governo. L'Upb ha anche ‘bacchettato' l'esecutivo, perché sarebbe stato meglio essere più chiari già da ora: "Sarebbe stato auspicabile che tali indicazioni fossero già state illustrate".

L'incertezza sul futuro

Come detto, il problema per il governo è che la situazione è ancora in evoluzione. L'inflazione potrebbe crescere, ma non esplodere: in questo caso, le previsioni fatte dal governo potrebbero essere sufficienti per non sforare. Anche perché su quell'1,9% (il limite massimo della spesa netta) c'è un certo margine di tolleranza, come detto. Se la spesa arriva fino al 2,2% del Pil, e non oltre, il governo potrebbe non essere obbligato a fare tagli importanti.

Se si va oltre, invece, sarà inevitabile. Solo che nessuno al mondo sa quando avrà fine la crisi di Hormuz. E quindi quanto sarà alta l'inflazione – con le relative ricadute sui bilanci pubblici nel 2027. Sia la Banca d'Italia che l'Ufficio parlamentare di bilancio, su richiesta dei deputati e dei senatori in audizione, non hanno saputo fare una stima precisa sul futuro.

Fatto sta che il governo ha già messo in conto di fare dei nuovi tagli nella prossima manovra. La prova è proprio nel Dfp, dove ha detto che se i numeri non migliorano si decideranno le "misure necessarie".

Gli aumenti da "riprogrammare" per affrontare il caro energia

C'è anche un altro aspetto che mostra come il governo sia pronto a ‘tagliare' per gestire l'emergenza. Nella premessa, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti assicura che l'esecutivo "continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese". Per farlo, però, servono soldi. Finora "gli interventi sono stati effettuati attraverso una riallocazione di altre componenti del bilancio", cioè spostando i soldi da una parte all'altra invece di mettere fondi nuovi a disposizione.

Ma non è detto che si possa continuare così. Giorgetti nella premessa afferma che "se il quadro economico dovesse peggiorare sensibilmente" l'Italia chiederà "risposte da parte della Commissione europea". E afferma chiaramente che, con la crisi energetica, l'agenda del governo è cambiata: "Sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti". Tra gli esempi, il ministri cita "la difesa". Ma è chiaro che la "riprogrammazione degli aumenti" potrebbe colpire anche altri ambiti.

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