Il governo Meloni non dice ancora dove prenderà i soldi per aumentare le spese militari

Il governo italiano si è impegnato ad aumentare le spese militari italiane fino al 5% del Pil nei prossimi anni: lo ha fatto l'estate scorsa, in un accordo con la Nato stipulato da tutti i membri dell'Alleanza su richiesta degli Stati Uniti di Donald Trump. Oggi siamo circa al 2% (secondo le stime, comunque molto ‘ottimistiche', dell'esecutivo). Il primo passo è arrivare a spendere 12 miliardi all'anno in più, da qui al 2028. In che modo? Oggi il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è stato chiamato a rispondere a questa domanda, durante il question time al Senato. Ma la risposta è stata piuttosto vaga.
Le due strade del governo
Già a ottobre il ministro aveva chiarito che le strade immaginate finora sono soprattutto due, e passano entrambe dall'Europa. La prima è il cosiddetto meccanismo Safe, lanciato dall'Ue: l'Italia ha chiesto di poter prendere in prestito circa 15 miliardi di euro. "Il piano relativo presentato dall'Italia è ancora in corso di valutazione insieme ai piani presentati dagli altri Stati membri dell'Unione", ha detto il ministro.
Si tratterebbe di soldi presi in prestito e da restituire in futuro, ma a condizioni particolarmente vantaggiose, secondo Giorgetti. Con lo svantaggio che bisognerebbe seguire certi paletti su come spenderli, "limitando la discrezionalità dei singoli Stati".
La seconda strada è quella più complicata. L'Ue permette di attivare anche una cosiddetta "clausola di salvaguardia": un sistema grazie a cui i soldi impiegati per aumentare la spesa militare potrebbero essere tenuti ‘fuori' dai calcoli del deficit pubblico. A livello contabile, questo aiuterebbe gli Stati a spendere di più senza peggiorare, sulla carta, la situazione dei conti pubblici.
Ma l'Italia al momento non può usare la clausola di salvaguardia. Perché finora il suo deficit (cioè quanto va ‘in rosso' il bilancio pubblico in un singolo anno) è stato troppo alto. Deve diventare più basso del 3% del Pil per poter accedere alla clausola. Quando succederà? Forse è già successo, nel 2025, ma i numeri definitivi non ci sono ancora.
Per questo Giorgetti ha detto che è "cruciale" aspettare che l'Istat comunichi il dato ufficiale sul deficit del 2025. L'Istituto lo farà entro il 31 marzo: questo è l'appuntamento da segnare. "Nel caso in cui il deficit dovesse risultare inferiore al 3%", allora il governo sarebbe in grado di rispettare il piano: aumentare la spesa militare gradualmente, fino a 12 miliardi all'anno, nei prossimi tre anni.
Tutto quello che non torna nel piano di Giorgetti
Ricapitolando, però, il ministro ha semplicemente detto che si chiederanno 15 miliardi di euro in prestito all'Europa, e che si spera che il deficit sia sotto il 3% per poter attivare la clausola di salvaguardia (che pure Meloni sei mesi fa diceva di non voler utilizzare). E se le cose non andassero così? Se il piano per i soldi del Safe venisse bocciato, o il deficit fosse leggermente al di sopra del 3%? Non si sa come si muoverebbe il governo in quel caso.
E in ogni caso, da dove verranno i soldi che l'esecutivo vuole spendere in difesa? Si tratta sempre di risorse che vanno impiegate da una parte e quindi, per forza di cose, tolte dall'altra. Giorgetti ha detto che, sempre se si potrà usare la clausola di salvaguardia dell'Ue, alzare la spesa militare non porterà "nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale". Non ci sono altre indicazioni.
L'unica promessa fatta dal ministro è che eventualmente, in futuro, la decisione passerà dal Parlamento. Se il governo vorrà attivare la clausola di salvaguardia, infatti, dovrà chiedere l'approvazione di Camera e Senato. Insomma, per il momento è tutto rimandato e tutto quello che sappiamo è che bisogna aspettare. Anche se l'impegno con la Nato ad aumentare la spesa, il governo, l'ha già firmato da tempo.
Patuanelli: "Follia impegnare il Parlamento sulla spesa in armi"
"State ipotecando risorse enormi del Paese senza dire come verranno trovate e pretendendo di far credere agli italiani che non ci sarà alcun impatto su sanità, welfare, servizi, famiglie", ha commentato Stefano Patuanelli, capogruppo M5s al Senato che aveva posto la domanda sulle spese militari al ministro Giorgetti.
"Stanno seriamente pensando di impegnare il Parlamento su uno scostamento in armi, magari per comprare quelle americane (come vorrebbe Trump). Questa a mio avviso è pura follia", ha concluso.