È stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo che mette nero su bianco la cosidetta “razionalizzazione delle funzioni di polizia”. Si tratta dell’attuazione della norma che prevede l’eliminazione delle duplicazioni delle funzioni fra i corpi di polizia e la gestione associata dei servizi comuni. In questo contesto viene deliberato l’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri: una scelta giustificata dal ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia con “l’obiettivo di dare  unitarietà e più forza anche alla funzione di controllo sul territorio valorizzando la specialità agroambientale”.

I dipendenti del Corpo Forestale dello Stato, circa 8500, saranno dunque assorbiti nell’Arma dei carabinieri. Scompare, dunque, la forza di polizia a ordinamento civili istituita nel 1822, specializzata “nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare”, oltre che nella sorveglianza dei Parchi, delle Aree Naturali Protette e delle 130 Riserve Naturali dello Stato, nella repressione del bracconaggio, nel controllo della pesca nelle acque interne e nella repressione delle frodi in campo alimentare.

Va detto che la decisione del Governo è arrivata malgrado la contrarietà della Procura nazionale antimafia, che ha più volte sottolineato come si trattasse di un organismo fondamentale soprattutto sul versante degli ecoreati. Il procuratore Roberti spiegava: “Siamo contrarissimi alla soppressione del Corpo forestale dello Stato, perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”. Ora tali funzioni verranno "riassegnate" e gestite in coordinamento da polizia e carabinieri.