Il Canada può diventare il primo “membro associato” dell’UE: cosa significa e cosa cambierebbe in Europa
L'Unione europea potrebbe lanciare con il Canada una collaborazione più stretta di quella con qualunque altro Stato non europeo. L'idea circola da tempo, ma negli ultimi due giorni è stata di fatto ufficializzata di fronte al Parlamento europeo. Ieri, dal discorso sullo stato dell'Unione di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, Oggi, dal premier canadese Mark Carney, intervenuto sempre a Strasburgo rilanciando la proposta. Entrambi hanno usato una formula specifica: il Canada potrebbe diventare "membro associato" dell'Unione europea.
La proposta ha scatenato l'ira di Donald Trump, che ha detto di trovarla "ridicola" e ha minacciato: "Se dovessero farlo, e se dovessi ritenerlo un atto ostile, applicherò dazi molto pesanti o interromperò i rapporti commerciali con l'Europa".
Lo status di membro associato non esiste nei trattati europei. Potrebbe essere raggiunto con una serie di accordi che prevedano, ad esempio, la libera circolazione dei cittadini e una stretta collaborazione economica e politica su settori strategici. I dettagli verranno definiti nei negoziati, che si prospettano ambiziosi e molto complessi: per adesso von der Leyen ha parlato del "più alto livello di collaborazione possibile" e sia lei, sia Carney hanno citato l'economia, l'energia, la tecnologia e l'industria militare come alcuni dei settori prioritari.
Cosa dicono i trattati europei sui "membri associati"
Nessun trattato europeo cita la possibilità di avere dei "membri associati" nell'UE. Il Trattato sull'Unione europea, che fissa le regole fondamentali, del suo funzionamento, recita all'articolo 49 che "ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione".
La parola chiave è "europeo": questa esclude definitivamente dallo status di membro il Canada. È irrealistico che le istituzioni dell'Unione europea inizino il lungo e complesso percorso necessario per modificare i trattati (serve il via libera unanime di tutti gli Stati membri) per modificare questo articolo e far entrare il Canada. Anche perché il Canada stesso non ha intenzione di diventare il 28esimo Paese dell'UE.
Si cercherà una soluzione politica e tecnica che non ha precedenti. Storicamente, l'UE è stata molto attenta e poco flessibile sulle regole che riguardano i requisiti e le procedure per diventare uno Stato membro. Il motivo è intuibile: se ci fosse un'alternativa che permette di godere dei vantaggi economici dell'Unione, senza dover rispettare gli obblighi, ci sarebbe il rischio che qualche governo decida di lasciare l'UE e subito dopo chieda di diventare invece un "membro associato".
Ci sono già, però, dei Paesi in situazioni particolari: Islanda, Norvegia e Liechtenstein sono membri dello Spazio economico europeo senza far parte dell'Unione; la Svizzera e il Regno Unito hanno rapporti privilegiati con l'UE grazie ad accordi specifici.
Insomma, non esiste lo status di "membro associato" ma non è inaudito che un Paese si avvicini all'Unione senza entrarvi. Il 21 maggio di quest'anno, il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva proposto che fosse l'Ucraina a diventare un "membro associato": una sorta di fase intermedia prima di diventare un membro vero e proprio, in cui i funzionari ucraini avrebbero avuto accesso agli organi decisionali europei, ma senza potere di voto. Quella proposta è poi caduta nel vuoto. Ora torna in piedi, su basi ben diverse, con il Canada.
I diplomatici europei, peraltro, dovranno fare attenzione a non creare troppe tensioni con gli Stati che sono in ‘lista d'attesa' per entrare nell'UE. Si tratta di Albania, Bosnia, Georgia, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia, Turchia e appunto Ucraina. Il rischio è dare l'impressione di riservare una corsia preferenziale al Canada di Carney.
Cosa cambia se il Canada diventa un membro associato dell'UE
Il caso dell'Ucraina solleva una delle tante questioni ancora da chiarire: il Canada avrebbe potere di voto nelle istituzioni europee, se diventasse un membro associato? Sembra improbabile, ma questo significherebbe, per il governo di Ottawa, accettare una serie di imposizioni e regolamenti su cui non avrebbe voce in capitolo.
Per quanto riguarda le conseguenze concrete di un eventuale accordo con il Canada, al momento un testo scritto non c'è. Si possono immaginare basandosi sulle dichiarazioni di Carney e von der Leyen, che rappresentano le posizioni di partenza dei negoziati.
La presidente della Commissione europea ha descritto l'accordo come un naturale salto di qualità del CETA, l'accordo commerciale che dal 2017 è provvisoriamente in vigore tra UE e Canada (e che, va ricordato, deve essere ancora ratificato da dieci Paesi, tra cui Italia e Francia). Sia lei sia Carney hanno citato ambiti economici: una collaborazione più stretta su "minerali critici, capacità industriale militare, IA, sicurezza energetica, spazio, pagamenti".
Per quanto riguarda in modo più diretto e immediato i cittadini, Carney ha detto: "Dovremmo permettere ai giovani di lavorare, studiare e vivere dove vogliono, su entrambe le sponde dell'Atlantico". Si potrebbe parlare, quindi, di libertà di circolazione. Ha citato anche l'idea di includere il suo Paese nel programma Erasmus plus.
Il premier canadese ha detto anche di immaginare un "libero commercio digitale di prodotti non agricoli e di un'ampia serie di servizi". In pratica, la stessa libertà che c'è oggi di acquistare prodotti e servizi tra diversi Paesi europei verrebbe riprodotta, almeno in parte, con il Canada. Questo contribuirebbe anche a facilitare i rapporti e le collaborazioni tra le imprese nei due continenti, così come gli spostamenti di lavoratori e lavoratrici.
Carney ha aggiunto che vorrebbe inserire il Canada nel programma Horizon, con cui l'Unione europea indirizza i progetti di ricerca. E ha citato l'energia, un settore in cui il Canada può fornire "gas naturale liquido e idrogeno" e l'UE può contribuire a passi avanti sulle energie rinnovabili.
Le incognite sull'avvicinamento del Canada all'Unione europea
I discorsi degli ultimi due giorni segnano un passo avanti importante nelle relazioni tra Canada e UE: l'idea di una collaborazione nuova e strettissima, che finora era stata solo suggerita nei retroscena politici, ora è discussa apertamente. Resta il fatto che i tempi non sono definiti e, per il momento, non c'è nulla di concreto.
La questione passa ai diplomatici che dovranno tracciare il contorno degli accordi. È un percorso che inizia, apparentemente, con buone intenzioni da entrambe le parti, ma che sarà molto complesso. Anche perché von der Leyen si è detta favorevole, ma saranno gli Stati membri a decidere.
In carica da un anno e mezzo, ma con una maggioranza in Parlamento solo da aprile di quest'anno, Carney ha sempre spinto per un avvicinamento all'Unione europea. Soprattutto in risposta alle vere e proprie aggressioni politiche e commerciali degli Stati Uniti di Donald Trump nei confronti dei vicini. Anche questo pone un'incognita, dal punto di vista degli europei: il Canada sta usando le trattative con l'UE solo come una minaccia da mettere sul tavolo dei negoziati con Washington? Ad oggi, non ci sono elementi che suggeriscono che sia così.
Nel suo discorso al Parlamento europeo, Carney ha fatto più di un riferimento indiretto a Trump e ai suoi dazi. In conclusione, ha dichiarato: "Ciò che propongo non è di diventare un terzo blocco, una grande potenza rivale, ma meno maleducata". Poi ha proseguito: "Cerchiamo la resilienza in modo che nessuno possa minacciare i nostri mercati, la nostra sovranità, la nostra integrità territoriale, la nostra libertà, le nostre democrazie e il nostro Stato di diritto. Possiamo aiutare a creare il prossimo ordine mondiale, giusto, prospero e stabile".