Movimento-Grillo-rimborsi

L'unica cosa certa è che il Movimento 5 Stelle non usufruirà dei rimborsi elettorali per le elezioni politiche 2013. Non è poco, si dirà, ma tutto il resto è avvolto nella nebbia. Lo dimostra l'enorme numero di informazioni discordanti circolate in Rete negli ultimi giorni e una serie di scivoloni commessi anche da chi la materia avrebbe dovuto conoscerla alla perfezione.

Cominciamo con il dire che a disciplinare la questione è la legge n.96 del 6 luglio 2012, "Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l'armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali", entrata in vigore il 24 luglio dello scorso anno. Innanzitutto bisogna considerare le cifre di cui si parla, sostanzialmente diverse da quelle sbandierate in questi giorni. La cifra stanziata dalla legge, approvata con il sostegno in Parlamento di Pdl, Pd, Udc e Fli, appare praticamente dimezzata rispetto agli anni precedenti; in totale si tratta di 91.000.000 annui, di cui 63.700.000 come "rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e  quale  contributo  per l'attivita'  politica" e 27.300.000 come "cofinanziamento".

Attenzione però, perché tali cifre si riferiscono al complesso delle consultazioni elettorali, ovvero comprendono il finanziamento di 4 fondi distinti "per le campagne per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali". Ogni fondo ha a disposizione euro 15.925.000, dunque per le elezioni politiche stiamo sostanzialmente parlando di poco meno di 32 milioni annui (cui aggiungere i 27.300.000 che vanno direttamente ai partiti, sempre divisi in 4 fondi distinti).

Partiamo proprio dal cofinanziamento che va in sostanza ad affiancare il finanziamento privato dei partiti (tessere, donazioni ecc.) con "un contributo annuo  volto a finanziare l'attività politica, pari a 0,50 euro per ogni euro che essi abbiano ricevuto a titolo di quote associative e di erogazioni liberali annuali da parte di persone fisiche o enti". Inoltre, a ciascun partito o movimento politico "avente diritto ai sensi del primo periodo spetta un rimborso massimo proporzionale al  numero di voti validi conseguiti nell'ultima elezione".

Per averne diretto bisogna aver conseguito almeno il 2 percento dei voti validi alla Camera oppure avere almeno un candidato eletto a Senato, Camera, Parlamento Europeo o province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, "per ogni anno di legislatura", i contributi sono determinati sulla base delle scritture e dei documenti contabili dell'esercizio precedente.

In entrambi i casi, però, per l'accesso ai finanziamenti si applica l'articolo 3 della legge che è uno dei punti più "discussi" nella querelle dei rimborsi elettorali del Movimento 5 Stelle:

I partiti e movimenti politici che intendono usufruire dei rimborsi per le spese elettorali e dei contributi a titolo di cofinanziamento dell'attività politica ne fanno richiesta, a pena di decadenza, al Presidente della Camera dei deputati o al Presidente del Senato della Repubblica, secondo le rispettive competenze, entro il trentesimo giorno successivo alla data di svolgimento delle elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Parlamento europeo, dei  consigli regionali o delle province autonome di Trento e di Bolzano

Quindi, da un punto di vista strettamente tecnico, il Movimento avrebbe tempo fino al 28 marzo per depositare tale richiesta e acquisire il diritto alle due tipologie di finanziamento. La questione "statuto" è invece trattata nell'articolo 5 della legge. Si stabilisce che "i partiti e i movimenti politici qualora abbiano diritto ai rimborsi per le spese elettorali o ai contributi di cui alla presente legge, sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto", redatti nella forma dell'atto pubblico e conformati ai principi democratici della vita interna, "con  particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti". Da ciò deduciamo due cose: in primo luogo che non vi era la necessità che il M5S presentasse "prima" né domande né documentazioni relative allo Statuto; in seconda battuta che, per come è conformata, non ha senso parlare di legge anti – Grillo.

Dunque, non vi è alcun dubbio sul fatto che il Movimento 5 Stelle abbia "potenzialmente" il diritto di accedere ai finanziamenti pubblici. Allo stesso tempo, non esiste affatto un problema sulla "democrazia interna" del Movimento 5 Stelle. Questo perché le indicazioni per atto costitutivo e Statuto non possono in alcun modo essere interpretate come un tentativo di ingerenza nella vita e nella struttura interna di un partito politico (la cui indipendenza è costituzionalmente garantita). La presenza o meno dello Statuto "segreto" del Movimento 5 Stelle, inoltre, non incide in alcun modo sull'accesso ai finanziamenti (ne è garanzia di alcunché), dal momento che, a norma di legge, esiste la possibilità di adeguarsi alle norme "successivamente" (entro quarantacinque giorni dalla data delle elezioni) all'acquisizione dei diritti. Altra cosa è invece la volontà o meno di ottemperare a tali obblighi di legge per accedere ai finanziamenti. Qui si apre una questione alquanto interessante.

Tecnicamente infatti, la legge non prevede la possibilità di "restituire" il finanziamento percepito, quindi il Movimento al massimo potrebbe limitarsi a "non prenderli" o a destinarli ad altro utilizzo (come meritoriamente fatto dal gruppo consiliare in Regione Sicilia per i soldi raccolti con la parte eccedente stipendi ed indennità, ad esempio). Restituirli con un assegno è praticamente impossibile. Predeterminare l'importo (come fatto anche da Grillo nelle ultime settimane) è sicuramente sbagliato, anche in relazione al fatto che non si conosce ovviamente la durata della legislatura. All'atto pratico, ovviamente la questione non cambia, è chiaro invece che da un punto di vista meramente comunicativo la cosa è alquanto diversa.

Ricapitolando, dunque, in maniera estremamente schematica e sommaria:

  • Il Movimento 5 Stelle accetterà rimborsi elettorali e cofinanziamenti? Decisamente no, come confermato più volte da Grillo e come stabilito nel "Non – Statuto".
  • Il Movimento 5 Stelle avrebbe diritto ai finanziamenti pubblici? Allo stato attuale sì.
  • La presenza dello "Statuto reale" del M5S (scovato da Huffington Post) cambia le cose? Non in questo campo, dal momento che teoricamente Grillo avrebbe potuto depositare successivamente Statuto, certificazioni e richieste per accedere a contributi pubblici.
  • Il M5S avrebbe diritto ad oltre 40 milioni di euro? No, si tratta di calcoli errati che non tengono conto di una serie di fattori (durata legislatura e certificazioni eventualmente presentate).
  • Stiamo davvero parlando di 1 miliardo di euro? No, la cifra totale è di poco più di 90 milioni annui e circa 45 milioni per  Camera e Senato.
  • I finanziamenti pubblici ai partiti sono gli stessi di 20 anni fa? No, la legge del luglio 2012 li ha sostanzialmente dimezzati.
  • Si possono restituire i rimborsi elettorali? No, la legge non prevede meccanismi di restituzione. È possibile rinunciarvi non adempiendo a passaggi burocratici (come probabilmente farà il Movimento), oppure adottando un criterio simile a quello degli eletti a 5 Stelle in Sicilia.