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Giorgia Meloni ignora i ritardi del governo sul Pnrr e dice che chi la critica è un Tafazzi

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata dal Corriere della Sera, ha risposto su una serie di temi: dalle migrazioni alle elezioni europee, dal Mes al salario minimo. Sul Pnrr, nonostante i ritardi siano evidenti, ha difeso la linea del suo governo: “Basta fare allarmismo”.
A cura di Luca Pons
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"Smettiamo di fare allarmismo su una questione strategica per la nazione intera e che, nella migliore tradizione dei Tafazzi d'Italia, viene strumentalizzata per attaccare il governo". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un'intervista del Corriere della Sera, ha liquidato le preoccupazioni di chi sottolinea che la terza rata del Pnrr – da 19 miliardi di euro, che era attesa a febbraio – non è ancora arrivata, mentre i ritardi per la quarta rata sono ufficiali e riconosciuti dagli stessi documenti del governo. Meloni ha attaccato così le opposizioni, critiche sul tema, citando il personaggio autolesionista di Giacomo Poretti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, come aveva già fatto a fine aprile per sminuire le critiche sull'andamento dell'economia.

"Siamo impegnati per rispondere alle ultime richieste di chiarimenti da parte della Commissione", ha sottolineato la leader del governo, ricordando poi come sempre che "lavoriamo su un piano scritto da altri". Lo scaricamento di responsabilità sui suoi predecessori, Mario Draghi e Giuseppe Conte, è stato uno dei punti fissi della retorica sul Pnrr di Meloni, che anche in questo caso ha sottolineato: "Non posso fare a meno di notare che se il lavoro certosino che stiamo facendo adesso, senza alcuna tensione con la Commissione, fosse stato fatto a monte quando i progetti sono stati presentati, avremmo potuto risparmiare molto tempo". Nessuna tensione con la commissione, quindi, evidentemente esclusi le frecciatine al commissario Gentiloni da parte della stessa Meloni, nei giorni scorsi.

No al salario minimo: "Puntiamo sulla contrattazione collettiva"

Nell'intervista con il Corriere, la presidente del Consiglio ha risposto anche su altri temi, a partire dall'economia. Sulla proposta di salario minimo delle opposizioniha riproposto quasi parola per parola l'argomentazione della ministra del Lavoro, Marina Calderone: "Non sono convinta che al salario minimo si possa arrivare per legge, l'approccio del governo va nella direzione di favorire una contrattazione collettiva sempre più virtuosa". Tradotto, la proposta con tutta probabilità non andrà da nessuna parte. Per quanto riguarda la ratifica del Mes, che ha messo in imbarazzo la maggioranza nelle scorse settimane e a breve sarà rimandata definitivamente di quattro mesi, ha ribadito che "chi oggi chiede la ratifica non sta facendo l’interesse italiano" perché ci sono altre trattative europee in corso.

Migranti: "Rispetto Ungheria e Polonia che fanno i loro interessi"

Infine, il capitolo migrazioni e l'Europa. Dall'ultimo Consiglio europeo è uscito uno stallo sul tema della gestione dei migranti, con lo strappo di Polonia e Ungheria che Meloni, da mediatrice, non è riuscita a ricucire. Per quel che riguarda Mateusz Morawiecki (presidente polacco) e l'ungherese Viktor Orban, "ho sempre grande rispetto per chi difende i propri interessi nazionali". Le loro posizioni sono poi "comprensibili", perché hanno accolto "milioni di profughi ucraini" in una situazione "aggravata dal blocco degli stanziamenti per i loro Pnrr nazionali". Un blocco che, però, è legato al mancato rispetto dello Stato di diritto nei Paesi in questione.

Secondo Meloni il punto è "combattere il traffico di esseri umani e contrastare l’immigrazione illegale prima che arrivi in Europa". Anche perché, in alternativa, senza una "immigrazione gestita e regolare" si arriva alla "separazione e la radicalizzazione delle terze e quarte generazioni", come hanno mostrato le "immagini che arrivano dalla Francia". Anche per questo, alle prossime elezioni europee Meloni sponsorizza una maggioranza di centrodestra: la fine del "accordo innaturale tra popolari e socialisti" per passare a un'alleanza "allargata alternativa alla sinistra".

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