Negli ospedali si liberano sempre più posti letto, segno che con la stagione estiva l'emergenza coronavirus è effettivamente rallentata. Ma se i ricoveri continuano a calare, lo stesso non si può dire per il trend dei contagi. E purtroppo la limitata disponibilità di dati non permette di stabilire se ciò sia riconducibile a nuovi focolai o a una elevata circolazione del virus. Lo denuncia la fondazione Gimbe, che ribadisce come sia fondamentale continuare a garantire un rigoroso monitoraggio epidemiologico in questa fase di convivenza con il Covid-19.

Il monitoraggio della settimana

Nel suo monitoraggio settimanale il think tank, che si occupa di ricerca in ambito sanitario, conferma la costante riduzione del carico sugli ospedali, in particolare per quanto riguarda le terapie intensive, sottolineando allo stesso tempo una sostanziale stabilità nell'incremento dei casi totali e dei decessi. In particolare, nella settimana da 1° al 7 luglio si sono registrati 1.378 nuovi contagi e 132 decessi. Per quanto riguarda i pazienti ricoverati con sintomi, nell'ultima settimana si sono liberati 150 posti letto, di cui 23 in terapia intensiva. Come al solito, Gimbe analizza anche le tendenze per quanto riguarda i tamponi effettuati negli ultimi sette giorni, con particolare attenzione verso i tamponi diagnostici. Per quanto riguarda il numero totale, sono stati eseguiti 22.720 tamponi in meno. Inoltre, se ne registrano 12.323 di tipo diagnostico in meno.

Gimbe ha anche analizzato un periodo più esteso, dal 25 giugno al 7 luglio, durante il quale si sono registrati in totale 2.546 nuovi casi, della quale oltre la metà in Lombardia. La Regione, la più colpita dall'emergenza coronavirus, registra infatti 1.319 nuovi contagi (il 51,8% del totale): è seguita da Emilia Romagna (402), Lazio (171), Piemonte (158) e Campania (102). Tutte le altre Regioni sono al di sotto dei 100 casi, anche se con numeri molto diversi tra loro che vanno dagli 88 contagi del Veneto all'unico caso del Molise.

Tamponi diagnostici: oltre media nazionale solo Lombardia ed Emilia Romagna

Per quanto riguarda invece i tamponi diagnostici positivi (quindi quelli che vengono effettuati per cercare nuovi casi, non per confermare la guarigione virologica), questi vengono eseguiti in numero maggiore rispetto alla media nazionale (0,89%) solo in Lombardia (2,16%) e in Emilia Romagna (1,25%).

In questo stesso periodo preso in esame, la fondazione ha anche messo in relazione due indicatori parametrati alla popolazione residente, cioè l'incidenza dei nuovi casi e il numero di tamponi diagnostici che stima la propensione al testing delle Regioni. Per quanto riguarda l'incidenza dei nuovi casi ogni 100 mila abitanti, con riferimento alla media nazionale (4,2), questa è superiore in Lombardia (13,1), in Emilia Romagna (9) e nella provincia autonoma di Trento (4,4). Se guardiamo invece ai tamponi diagnostici, sempre in riferimento a 100 mila abitanti e rispetto alla media nazionale (475), emergono la provincia autonoma di Trento (986), Emilia-Romagna (724), Molise (715), provincia autonoma di Bolzano (665), Lombardia (608), Umbria (586), Veneto (572), Friuli-Venezia Giulia (519) e Sardegna (480).

"Mancano i dati"

"L'interpretazione di questi dati risulta difficoltosa anche per la mancata disponibilità pubblica di tutti gli indicatori del Decreto del Ministero della Salute 30 aprile 2020 che, tra l'altro, prevedono di riportare separatamente i casi dovuti a focolai da quelli conseguenti alla circolazione diffusa del virus", commenta il presidente della fondazione, il dottor Nino Cartabellotta. Che lancia un avvertimento: "In questa fase di convivenza con il virus è indispensabile da un lato non abbassare la guardia mantenendo comportamenti individuali responsabili, applicando rigorosamente le norme igieniche e le misure di distanziamento sociale, indossando le mascherine in luoghi chiusi o ove non è possibile rispettare le distanze ed evitando rigorosamente ogni forma di assembramento". Ma non si tratta solo dei comportamenti dei cittadini: "Dall'altro le Regioni devono continuare a garantire una stretta sorveglianza epidemiologica finalizzata sia ad identificare tempestivamente i focolai, circoscrivendoli, sia ad una continua attività di testing per le categorie a rischio", conclude Cartabellotta.