Covid 19

Esame di maturità in classe, presidi protestano: “Servono regole chiare, mancano gli spazi a scuola”

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La ministra della Azzolina sta ultimando gli ultimi dettagli dell’ordinanza sugli esami di maturità, che spiegherà le modalità di svolgimento della prova. In un’intervista oggi ha spiegato che a settembre la didattica sarà ‘mista’, a distanza e in classe, solo per gli studenti più grandi, “una fascia di età che non metterebbe in difficoltà le famiglie”.

Nei giorni scorsi la ministra Azzolina ha annunciato che gli esami di maturità, che partiranno il prossimo 17 giugno, potranno svolgersi di presenza, e senza l'obbligo della mascherina da parte degli studenti se a una distanza di 4-5 metri dai docenti. Il colloquio orale, unica prova prevista, che durerà circa un'ora, inizierà con un argomento concordato da studenti e docenti, partendo dalle materie di indirizzo. Ogni giorno verranno effettuati mediamente cinque esami.

La valutazione sarà poi basata su 40 crediti derivanti dall'esame e 60 che si baseranno sul percorso scolastico. Azzolina ha spiegato inoltre che pur ammettendo tutti gli studenti all’esame, non saranno comunque escluse le bocciature. Per ulteriori dettagli si attende ancora l'ordinanza della ministra dell'Istruzione, che arriverà a breve.

Ma i Presidi italiani hanno manifestano non poche perplessità sull'esame di presenza, e chiedono specifici protocolli di sicurezza: "Pur nella piena consapevolezza del valore simbolico dell’esame – scrivono – devono essere soppesate con estrema attenzione tutte le circostanze in cui esso dovrebbe svolgersi. Va affrontato e risolto al più presto il vero problema: definire specifici protocolli di sicurezza inerenti gli strumenti, le procedure e le connesse responsabilità. Non possiamo lasciare sole le scuole – e i dirigenti che ne gestiscono l’attività – nel decidere come organizzarsi. Servono regole chiare e servono subito".

Nel Lazio Mario Rusconi,  presidente dell'ANP-Lazio, sottolinea: "Con i colleghi abbiamo attentamente valutato le criticità delle scuole e quali le soluzioni da mettere in atto, responsabilmente, per tutelare la sicurezza e la salute dei maturandi, dei docenti esaminatori e di tutto il personale della scuola presente in quei giorni negli uffici. Diverse le criticità emerse e da tener presente, prima tra tutte la sicurezza dei locali".

Bisognerà "individuare, ad esempio, quale siano le aule che maggiormente si prestano allo scopo e che contemporaneamente preservino l'accesso in sicurezza di studenti, docenti ed esterni senza creare assembramenti anche involontari. A Roma il patrimonio edilizio-scolastico nel 70% circa dei casi è risalente a prima degli anni Settanta per cui gli spazi ampi come palestre, aule magne e corridoi spaziosi sono veramente difficili da trovare".

Didattica ‘mista' solo per gli studenti più grandi

A settembre è previsto il rientro in classe degli studenti, dopo lo stop alle lezioni frontali reso necessario dal Covid-19. La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina ha spiegato oggi che l'idea di alternare la presenza a scuola degli alunni, per limitare il rischio di contagi, è un'ipotesi che "riguarda i ragazzi più grandi, una fascia di età che non metterebbe in difficoltà le famiglie". Per i più piccoli invece non ci sarebbe la didattica mista: "Dovremo immaginare altri spazi oltre quelli tradizionali: la scuola potrà aprirsi al territorio. Sfruttare parchi, ville, teatri, spazi di associazioni e realtà che collaborano già con le scuole", ha detto in un'intervista al Fatto Quotidiano.

"Non significherà perdere di vista gli obiettivi educativi, ma andare oltre il perimetro degli edifici e immaginare una scuola nuova", ha spiegato.

L'utilizzo di spazi alternativi per i più piccoli verrà sperimentato già quest'estate, quando i cortili e i giardini delle scuole verranno affidati a personale esterno, per organizzare momenti di socialità, sia per dare una risposta ai genitori che hanno bisogno di aiuto per badare ai figli, visto che le scuole riapriranno a settembre, sia per permettere ai bambini di poter godere della compagnia dei coetanei, dopo messi di isolamento. Saranno esclusi gli istituti scolastici impegnati in lavori di edilizia, necessari prima della ripresa dell'anno scolastico in classe.

"Sulle tecnologie abbiamo già investito 165 milioni di euro per la didattica a distanza", ha ricordato Azzolina, "ora stiamo facendo una ricognizione per capire dove intervenire ancora". Da quando è partita la didattica a distanza infatti, non poche difficoltà sono stati segnalati in tutto il territorio nazionale: per esempio la Fondazione Quartieri Spagnoli onlus di Napoli aveva lanciato un appello al ministero dell'Istruzione, per chiedere di far tornare in classe a maggio almeno i ragazzi dei quartieri più disagiati, perché con la didattica a distanza hanno perso il contatto con oltre l'80% degli alunni. Il digital divide è ancora un problema concreto in Italia, dove, secondo i dati Istat, un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa. 

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