Il centrodestra è riuscito a vincere in Umbria, dopo cinquant'anni di governi della sinistra. Sia gli exit poll che le proiezioni confermano l'ampio margine di cui gode la candidata del centrodestra Donatella Tesei, accreditata del 57% contro il 38,5% del candidato di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle Vincenzo Bianconi. Lontani tutti gli altri candidati, tutti ampiamente sotto il 4% dei consensi. La Lega è anche il primo partito, con oltre il 38% dei consensi. L'affluenza alle urne fino alle 23, orario di chiusura dei seggi, si è attestata al 24,69%, superando di quasi 10 punti percentuali il dato del 2015.

Il leader leghista, Matteo Salvini, non aveva alcun dubbio, e già da diversi giorni dava per certa la vittoria. "Domenica questa terra darà lezione di democrazia, che se la ricordano per i prossimi 50 anni, a gennaio votano Calabria e Emilia-Romagna, e ci metterò l’anima perché anche in Emilia vinca il cambiamento, e in primavera sarà la volta della Toscana, e poi andiamo a votare a livello nazionale e torniamo al governo dal portone principale", aveva affermato, affiancando le elezioni regionali ad un voto nazionale.

La candidata del centrodestra, la senatrice Donatella Tesei, era quindi appoggiata anche da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni e Forza Italia di Silvio Berlusconi. Il principale rischio ad una vittoria di Tesei era rappresentato da Vincenzo Bianconi, candidato di una lista civica sostenuta dall'alleanza di Partito democratico e Movimento Cinque Stelle. Dalle scorse politiche di marzo 2018, il centrodestra ha portato a casa sette elezioni regionali di fila.

L'Umbria rossa

La Costituzione italiana, fin dalla sua promulgazione aveva previsto la presenza delle Regioni come enti territoriali e amministrativi: tuttavia, le regioni a statuto ordinario, come lo è l'Umbria, furono istituite concretamente solo a partire dal 1970. Da quell'anno, l'Umbria ha sempre visto esclusivamente governatori appartenenti a partiti di sinistra. Il primo presidente della Regione fu Pietro Conti, appartenente al Partito comunista italiano (Pci), che in seguito all'esperienza di governatore sedette alla Camera dei deputati. Fu seguito da Germano Marri, anch'egli esponente del Pci e deputato della Repubblica in seguito all'esperienza di governo regionale.

Francesco Mandarini gli successe: anche lui membro del Pci, oggi  è uno dei redattori della rivista umbra di sinistra Micropolis. Nel 1992 fu quindi la volta di Francesco Ghirelli, politico e imprenditore, esponente del Partito democratico della Sinistra, divenuto poi Democratici di sinistra (Ds). Anche il suo successore, Claudio Carnieri, fu militante del Pci per poi passare con i Ds durante la sua presidenza in Umbria.

Dal 1995, quando i governatori regionali non furono più eletti dalla giunta, ma a suffragio universale, fu presidente Bruno Bracalente, anch'egli tra le fila dei Ds. Toccò poi a Maria Rita Lorenzetti, in un primo momento esponente dei Ds e passata poi al Partito democratico. Fu seguita da un'altra donna, Catiuscia Marini, anche lei appartenente ai dem. E infine si arriva al governatore uscente, Fabio Paparelli, del Pd.

Lo scandalo sulla sanità e le dimissioni di Marini

La presidenza di Paparelli arriva dopo uno scandalo sulla sanità che ha portato alle dimissioni della precedente governatrice Marini, indagata nell'ambito dell'inchiesta sui concorsi truccati nella Asl della Regione. Dallo scorso aprile la Procura di Perugia ha dato il via alle indagini sui concorsi per assunzioni che sarebbero stati pilotati: il Partito democratico, coinvolto in prima linea, ha risentito particolarmente della cattiva pubblicità, e forse proprio da qui la decisione di sostenere un candidato civico al fianco dei Cinque Stelle.

Con lo scoppio dello scandalo, Marini ha confermato le sue dimissioni in una lettera in cui ha parlato di un "percorso dettato esclusivamente da ragioni istituzionali, di correttezza e di rispetto per tutti i componenti dell'Assemblea, sia di maggioranza, sia di opposizione, e non certo da ragioni personali". L'ex governatrice ha anche scritto: "Le istituzioni vengono prima delle persone che le guidano e non possono avere ombre che rafforzerebbero il già difficile rapporto di fiducia con i cittadini. Ritengo doloroso, ma giusto, rassegnare ora le mie dimissioni da presidente della Regione Umbria, perché ritengo di tutelare così l'istituzione che ho avuto l'onore di guidare, salvaguardare l'immagine della mia regione e della mia comunità e al tempo stesso avere la libertà di dimostrare la mia correttezza come persona e come amministratore pubblico". Delle parole apprezzate anche dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che ha commentato: "Voglio ringraziare Catiuscia Marini, che con le sue dimissioni ha scelto di mettere al primo posto il bene della sua Regione. Catiuscia in questi anni è stata al servizio delle istituzioni e dell'interesse generale e ha garantito all'Umbria sviluppo e qualità della vita e dei servizi"

Voto regionale a impatto nazionale: l'alleanza Pd-M5S

In Umbria, quindi, il Pd partiva già da una posizione delicata. Ora bisogna vedere che ripercussioni avrà la sconfitta dei democratici a livello regionale sul piano nazionale. Salvini si dice da giorni convinto che il voto in Umbria "è anche indicatore nazionale, il primo dopo l’alleanza Pd-M5s": ora i pentastellati, che hanno criticato duramente gli attuali alleati di governo per lo scandalo sulla sanità, si ritrovano a sostenere un candidato proprio con i democratici. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è rifiutato di considerare le elezioni in Umbria come un giudizio sull'alleanza giallorossa: "Le votazioni in Umbria sono un voto regionale. Chi continua a dire che si tratta di un test nazionale sta strumentalizzando l’Umbria per propaganda elettorale", ha affermato.

"Siamo qui uniti, sì. Come poteva essere diversamente davanti a una sfida come quella che abbiamo davanti? Amiamo l’Umbria e amiamo l’Italia. Quando ci dicono che ci sono tante differenze, dico che è vero. Ma stiamo insieme perché amiamo l'Italia, amiamo questo Paese. Ora l’Umbria ha bisogno di una svolta e non c’è dubbio che la scelta buona sia quella di Vincenzo Bianconi", ha invece detto il segretario dem Zingaretti in occasione dell'evento a Narni che lo ha visto al fianco di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio per sostenere il loro candidato. Il leader pentastellato aveva invece commentato: "Lavorare insieme per un progetto comune è già una vittoria".