Il decreto del governo che dovrebbe contenere le nuove misure per contrastare l’emergenza sanitaria ed economica legata al COVID-19 slitta di giorno in giorno. L’approvazione era prevista per la metà di questa settimana, poi per venerdì. Ora la nuova scadenza è fissata a domenica, ma già si parla di un possibile nuovo posticipo a lunedì.

Sicuramente il ritardo è legato prima di tutto alla complessità della situazione e alla necessità di calibrare al meglio le norme per affrontare la crisi. Scorrendo le proposte arrivate in queste ore dai diversi ministeri da inserire nell’articolato, tuttavia, si intravede un altro rischio. Il pericolo è che si arrivi al varo di un cosiddetto decreto “omnibus”, ovvero un testo che contiene le disposizioni più varie, tra cui molte non sembrano strettamente legate all’emergenza.

Sia chiaro, non si tratta qui di valutare il merito delle proposte. Il pericolo però è che un veicolo che dovrebbe servire a rispondere alle esigenze immediate della popolazione e delle diverse istituzioni venga appesantito troppo. Con una doppia possibile conseguenza. Da un lato, appunto, aumentare le difficoltà tecniche per gli uffici che devono curare il dettaglio delle diverse norme e quindi ritardare l’approvazione del testo. Dall’altro, inserire una serie di disposizioni che non sono immediatamente necessarie e magari meriterebbero un ulteriore approfondimento.

Facciamo qualche esempio. Il ministero dello Sport vuole rendere immediatamente utilizzabili le risorse per realizzare le opere connesse allo svolgimento della Ryder Cup di Golf che si svolgerà a Roma nel 2022 e delle Olimpiadi di Cortina del 2026.

La Farnesina – accanto a misure urgenti per sostenere l’export e garantire la funzionalità delle sedi estere delle nostre istituzioni – chiede anche di stanziare subito 45 milioni in due anni per completare la realizzazione del Tecnopolo di Bologna anche al fine di potenziare “il sistema di alta formazione e ricerca meteo-climatica” del capoluogo emiliano.

Dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti arrivano alcune delle proposte all’apparenza meno coerenti con le finalità del decreto. Si chiede innanzitutto di accelerare la nomina dei super-commissari per decine di opere pubbliche prevista dal cosiddetto Sbloccacantieri approvato dal governo gialloverde nel 2019. Tra le opere che dovrebbero essere coinvolte, segnaliamo per esempio la statale Ionica, la Ragusana, il raddoppio delle linee ferroviarie Genova-Ventimiglia, il potenziamento della linea Salerno-Reggio Calabria. Un altro passaggio riguarda l’introduzione di misure di semplificazione degli adempimenti previsti per velocizzare i tempi di realizzazione dei progetti di lavori pubblici di interesse nazionale.

Sempre il Mit chiede di allargare le maglie di una legge risalente al 1992 che riconosce contributi per i sistemi di “trasporto rapido di massa” ampliandone l’applicazione a “ascensori e tapis roulant, nonché ai sistemi di trasporto con trazione a fune o con veicoli su gomma a trazione elettrica”. Non proprio una disposizione coerente con l’indicazione di ridurre al minimo gli spostamenti e l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Ancora il ministero guidato da Paola De Micheli propone di riportare sotto la responsabilità delle Regioni le procedure per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) per le opere relative a strade extraurbane secondarie di interesse nazionale gestite da Anas. E di introdurre misure di sostegno ai lavoratori di Savona danneggiati dalla frana che nel 2019 colpì la funivia cittadina.

Queste sono solo alcune delle oltre cento pagine di proposte messe nero su bianco dai diversi ministeri. Non tutte troveranno spazio nel decreto. Ribadiamo che non si discute qui il merito di queste misure, ma l’opportunità di creare l’effetto di “assalto alla diligenza” verso una legge che ha come obiettivo dare risposte di fronte all’emergenza nel più breve tempo possibile. Speriamo che le prossime ore chiariscano meglio i contorni del provvedimento.