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Opinioni
11 Ottobre 2021
15:37

È inutile costruire muri per difendere l’Europa, per fortuna niente può fermare le migrazioni

Dodici Paesi hanno firmato una lettera per chiedere la costruzione di muri per “difendere” l’Europa dai migranti in movimento. Ma questi Paesi non sanno che è tutto inutile perché gli esseri umani li valicano, li scavalcano, li superano per garantirsi la sopravvivenza perché le persone vanno finché c’è da andare.
A cura di Valeria Parrella
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Photo by Adam Berry/Getty Images
Photo by Adam Berry/Getty Images

Se esistesse un giornale sopra le parti, ma non le minuscole parti della politica, proprio sopra le parti del mondo, se esistesse, mettiamo, un giornale della galassia, il caporedattore del pianeta Terra potrebbe decidere di mettere in pagina due notizie gemelle e parallele. La prima riguarda gli esseri umani, riuniti in stati, ove tra i governi di una dozzina di essi si è stesa una letterina per richiedere l’impiego di finanze ed energie alla costruzione di muri. La motivazione “difesa dell’Europa”. Al lettore galattico la notizia parrebbe alquanto ingenua: chiunque alzi un muro sa che a un certo punto starà da un solo lato di esso. Tra i paesi comunitari firmatari ci sono stati che i muri li hanno conosciuti da vicino, e sanno, o dovrebbero sapere, che trovarsi da una parte o dall’altra di esso è un capriccio della Storia, è un caso.

Dovrebbero cioè sapere che con i muri non si scherza, nessuno può pensare di dividere terre da terre e uomini da uomini: è una cosa così ingenua e tracotante che finisce di diritto in una tragedia greca. Se il caposervizio Terra aggiungesse una cartina di corredo alla pagina, potrebbe scegliere una porzione che va dal 22 esimo parallelo sud (quello del Sud Africa) al 70 esimo nord (Finlandia) e dal meridiano di Greenwich a quello di Mosca. A guardare così sulla cartina, oltre i confini, si notano tanti zig zag: in Lettonia, Lituania, Polonia, in Slovenia, Estonia, Ucraina, in Ungheria, e poi in Grecia, in Francia, a Ceuta e Melilla.

Piccoli zig zag che sono muri e reti dietro le quali spiano in attesa persone stanche con bambini in braccio. Esistono già: gli esseri umani li valicano, scavalcano, partono, nuotano, affogano: le persone vanno finché c’è da andare e i flussi di uomini in marcia sono naturali all’umanità come le onde al mare. Al solerte giornalista non resta che aggiungere l’altra notizia prima di lasciare finalmente la redazione, la cartina è la stessa: in Sud Africa è iniziata la migrazione dei falchi verso la Finlandia e, prima che partisse, alcuni naturalisti hanno dotato di un sistema di localizzazione satellitare una femmina di falco. Ha volato in linea retta, sopra l’Africa e il Mediterraneo e l’Europa per più di diecimila chilometri, e dopo 42 giorni è arrivata dove si sentiva al sicuro, cioè dove avrebbe potuto garantire l’esistenza a sé e ai suoi piccoli.

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Ha scritto per l’editore minimum fax “mosca più balena”(2003) e “ Per grazia ricevuta”(2005), per  Einaudi “Lo spazio bianco”(2008), “Lettera di dimissioni”(2011), “Tempo di imparare” (2014) e “Troppa importanza all’amore”( 2015); Enciclopedia della donna- aggiornamento (2017) e le piéces teatrali “Tre terzi”(2009) e “Antigone”(2012), per Rizzoli “Ma quale amore”(2010), per Bompiani le piéces “Ciao maschio” (2009), “Il verdetto”(2007) e “Assenza-Euridice e Orfeo”. Per il Teatro San Carlo, ha firmato il libretto “Terra” su musica di Luca Francesconi (2011) e la commedia “Dalla parte di Zeno” prodotto dal Teatro Nazionale di Napoli. “Almarina”, pubblicato da Einaudi nel 2019 è arrivato finalista al Premio Strega 2020. Il suo ultimo libro è “Quel tipo di donna” (Harper Collins 2020).  I suoi libri sono tradotti in Europa e negli Stati Uniti. Da anni cura la rubrica dei libri di “Grazia” e collabora con le pagine culturali de “La Repubblica”. 
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