Dopo l’attentato di Berlino, Salvini vuole vietare la concessione di spazi per i centri islamici

Mentre cominciano a definirsi la dinamica e la matrice dell’attentato al Pride di Berlino, con la responsabilità che sembra essere di un ventunenne che frequenta ambienti islamisti, monta immediatamente la polemica politica anche in Italia. A cavalcare la notizia sul possibile movente religioso del presunto attentatore, è il leader della Lega e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, con un messaggio sui propri canali social, ripreso in vario modo da altri esponenti del suo partito.
Nella lettura del leader del Carroccio il problema in Italia e in Europa è rappresentato dal fanatismo islamico, e i fatti del Pride ne sono l’ennesima conferma. Ragion per cui, è necessario alzare il livello di attenzione sul territorio italiano e monitorare strettamente le attività dei centri culturali islamici e delle altre associazioni a essi collegati. È questa da tempo la linea della Lega, che oggi il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture trova modo di rilanciare proprio cavalcando l’onda emotiva dell’attentato.
La proposta leghista, che dovrebbe tradursi in un disegno di legge, è quella di bloccare “ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un accordo scritto con lo Stato italiano, come avviene da tempo per molte altre confessioni religiose”. Nella sostanza, si tratta di giungere a una sorta di accordo quadro tra lo Stato italiano e la confessione religiosa islamica, che rappresenti un vincolo per le autorizzazioni alla nascita e all’operato di centri culturali e associazioni simili. In questo accordo, nelle intenzioni di Salvini, “la religione islamica si dovrebbe impegnare a riconoscere e rispettare la sovranità della costituzione italiana, del diritto civile e del diritto penale”, come avvenuto per altre confessioni religiose, con un riferimento all’articolo 8 della Costituzione italiana.
Va detto, a onor del vero, che un’intesa di questo tipo non c'è ancora in Italia per ragioni soprattutto tecniche. Non esiste, infatti, un soggetto giuridicamente legittimato a “firmare” per tutti i fedeli musulmani un’intesa con lo Stato italiano. Esistono, invece, diverse associazioni e unioni, che nel corso degli anni hanno firmato intese di diverso tipo. La più nota è quella che ha portato al “Patto Nazionale per un Islam Italiano”, un documento che, nella base di proponenti e firmatari, avrebbe proprio dovuto definire “un percorso comune verso un'integrazione responsabile e costruttiva”.