I medici, che nei mesi di lockdown sono stati ribattezzati "angeli" ed "eroi", rischiano, in questa lunga fase di convivenza con il virus, di non vedersi riconoscere l'immane sforzo compiuto durante le fasi più critiche dell'emergenza sanitaria. Le risorse per il settore Sanità sono state effettivamente previste dallo Stato nel decreto Rilancio, e la somma è complessivamente rispondente alle aspettative secondo l'associazione medici dirigenti Anaao Assomed: si parla di iniziali 250 milioni previsti del Cura Italia, che dovevano servire innanzi tutto a coprire l'enorme mole di lavoro straordinario (da aggiungersi ai fondi per indennità notturne, indennità festive, reperibilità dei mesi scorsi) durante la fase emergenziale; a questi si sono aggiunti 190 milioni nel decreto Rilancio, come incentivi per medici, infermieri e personale sanitario, in tutto 700mila lavoratori in Italia.

Gli importi economici finanziati dal governo nel decreto, con la possibilità per le Regioni di incrementarli ulteriormente, sono stati stanziati sotto forma di contributi a pioggia, con un meccanismo premiale che di fatto non distingue tra chi durante la pandemia ha effettivamente lavorato in prima linea (circa il 40% di tutti gli operatori sanitari) e chi magari ha lavorato in smart working, vista la differente natura della sua professione. E questo, dopo 28mila contagi sul lavoro, di cui l'85% opera nella sanità (dati dell'Inail) e oltre 200 morti tra medici e infermieri, appare come una misura miope, che non riconosce i disagi e il servizio reso da una categoria, impegnata a contrastare questa crisi con mezzi spesso scarsi o inadeguati.

Gli emendamenti al dl Rilancio presentati da Anaao Assomed

I sindacati Cgil, Csl e Uil hanno chiesto una destinazione più ampia delle risorse stanziate, allargando il ‘premio' di 1000 euro anche ad altre figure, come gli amministrativi, che non sono state impegnate direttamente con pazienti Covid, ma che hanno comunque partecipato al contrasto dell'epidemia. Anaao Assomed ha presentato quindi alcune proposte di emendamento al decreto Rilancio, che sono state presentate in commissione Bilancio alla Camera, per correggere quello che considerano un vulnus del decreto: "Il problema è che queste risorse non sono state stanziate facendo una differenziazione tra dirigenza medica e comparto, cioè infermieri, tecnici e amministrativi. Il metodo scelto è stato sostanzialmente quello di una suddivisione pro capite dell'intera somma, come conseguenza di questa estensione, richiesta dai sindacati, delle risorse previste. Noi chiediamo di destinare le risorse prima di tutto al pagamento del lavoro straordinario, e poi di creare ‘un'indennità di disagio', proporzionata però all'intensità dello stesso. Basti pensare a tutti i reparti di prima linea, come pronto soccorso, terapie intensive, malattie infettive, pneumologia, in cui il personale sanitario, ha lavorato per giorni indossando i dispositivi di protezione individuale, camici, guanti, visiere, mascherine, con tutte le difficoltà connesse. Questo ‘premio' andava graduato in base al livello di disagio e in base alla durata del lavoro svolto in queste condizioni", ha detto il segretario nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo, contattato da Fanpage.it.

Bisognava insomma modulare la remunerazione tenendo conto di diversi fattori, dicono da Anaao Assomed. Anche perché su questi emolumenti si deve considerare una diversa tassazione IRPEF, a seconda della categoria: quella prevista per la dirigenza medica ha un'aliquota del 43%, la più alta. Altre figure del comparto hanno un valore di 10-15 punti inferiore all'aliquota dei dirigenti medici. Questo potrebbe determinare l'assegnazione di un netto differenziato. Una situazione paradossale. Per fare un esempio, su 1000 euro assegnati un infermiere si troverà in busta paga sui 500 euro; un medico dovrà accontentarsi di 350 euro. In pratica ai 1000 euro stanziati bisogna sottrarre gli oneri previdenziali riflessi (37%); alla parte residua, che va in busta paga, per i medici bisogna togliere il 43% di tassazione IRPEF, e sottrarre gli oneri previdenziali ‘in chiaro' (circa l'8%). Ma in questo modo non viene rispettato il principio di equità: a parità di rischio dovrebbe essere prevista una cifra identica a tutto il personale, al netto delle rispettive aliquote fiscali. Anaao Assomed per questo chiede una tassazione separata della premialità, omogenea e bassa per tutti, dirigenza e comparto. L'emendamento in questione è stato presentato dai deputati Roberto Bagnasco e Rossana Boldi, rispettivamente Forza Italia e Lega.

Ma c'è anche un'altro tema sollevato da Anaao Assomed. Le confederazioni Cgil, Cisl e Uil, con un protocollo firmato lo scorso 29 aprile con la Conferenza delle Regioni, hanno chiesto e ottenuto che nel decreto Rilancio sia prevista un'estensione, e un eventuale raddoppio, dell‘"indennità infettivologica", riconosciuta solo per il comparto, per compensare il rischio biologico degli operatori sanitari. Solo il CCNL del comparto infatti, all'articolo 86, prevede infatti un'indennità di "malattie infettive". Il valore di quest'indennità è pari a circa 5,16 euro al giorno. Su circa 22 giorni di lavoro al mese, per esempio, un infermiere ha circa 100 euro in più in busta paga. Anaao Assomed, attraverso l'emendamento presentato dalla leghista Rossana Boldi, chiede dunque di estendere questa misura anche alla dirigenza medica e sanitaria.

La questione è stata affrontata anche dalla Regione Veneto, che ha inviato una lettera al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini per chiedere di introdurre una specifica indennità di rischio biologico anche per la dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che opera nelle strutture esposte al rischio, un'indennità incrementabile in una situazione eccezionale, come la pandemia ancora in corso.