Luigi  Di Maio interviene sulla questione del processo sulla Trattativa Stato-mafia, commentando la decisione di Silvio Berlusconi di avvalersi della facoltà di non rispondere. "Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole", scrive il leader pentastellato su Facebook.

Questa mattina l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è presentato nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone a Palermo per testimoniare a favore di Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia."Intendo avvalermi della facoltà di non rispondere", ha detto il Cavaliere che si è alzato e ha lasciato l'aula subito dopo. Era stato citato dalla difesa di Dell'Utri, imputato nello stesso processo per minaccia a corpo politico dello Stato.

I legali di Berlusconi, l’avvocato Niccolò Ghedini e il professore Franco Coppi, nei giorni scorsi avevano presentato un certificato ai giudici della Corte d'Appello, per attestare che alla procura di Firenze è in corso da due anni una nuova inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993, che riguarda proprio Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, legati negli ultimi 45 anni da affari e politica. Ma i giudici hanno insistito per la convocazione. I difensori dell'ex premier avevano anche chiesto alla Corte di definire in quale veste giuridica svolgere l'audizione: se come teste o indagato di reato connesso, stato questo che gli consente di avvalersi della facoltà di non rispondere, a cui è infine ricorso.

Dell'Utri non era presente in aula. È rimasto nella sua casa di Milano, dove sta finendo di scontare un’altra condanna, quella per concorso esterno in associazione mafiosa. A parlare al suo posto ci ha pensato la moglie, che già lo scorso settembre, aveva detto: "Meglio che non dico quello che penso. Ricordo solo che la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di assise d’appello di Palermo. Qui c’è la vita di Marcello in gioco". Berlusconi avrebbe dovuto smentire il fatto su cui si fondava la condanna in primo grado a Dell'Utri: avrebbe cioè dovuto negare di aver ricevuto per il suo tramite minacce di Cosa nostra riguardo a nuove stragi quando era ancora presidente del Consiglio, nel 1994, al fine di ottenere un alleggerimento del carcere duro e una legislazione più favorevole. Secondo la sentenza del processo di primo grado, invece, Berlusconi avrebbe invece continuato a pagare i boss durante quel periodo e già a partire dagli anni Settanta nell'ambito di un più grande sistema di favori che coinvolgeva anche i ripetitori delle sue tv in Sicilia.