Silvio Berlusconi si è presentato questa mattina nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone a Palermo per testimoniare a favore di Marcello Dell'Utri, condannato in primo grado nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'ex presidente del Consiglio è stato sottoposto a tutti i controlli di polizia e carabinieri ma non ha reso la propria deposizione davanti alla Corte d'Assise d'Appello. "Intendo avvalermi della facoltà di non rispondere", ha detto il Cavaliere che si è alzato e ha lasciato l'aula subito dopo. Era stato citato dalla difesa di Dell'Utri, imputato nello stesso processo per minaccia a corpo politico dello Stato. Si tratta, in realtà, di una mossa già prevista dell'ex premier, che avrebbe voluto non arrivarci proprio nel capoluogo siciliano.

I suoi legali, l’avvocato Niccolò Ghedini e il professore Franco Coppi, nei giorni scorsi erano corsi a presentare un certificato ai giudici della Corte d'Appello, per attestare che alla procura di Firenze c’è da due anni una nuova indagine sui mandanti occulti delle stragi del 1993, che riguarda proprio i due amici inseparabili da 45 anni, fra affari e politica, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Ma i giudici hanno insistito per la convocazione. I difensori dell'ex premier avevano anche chiesto alla corte d'assise d'appello di Palermo di definire in quale veste giuridica svolgere l'audizione: se come teste o indagato di reato connesso, stato questo che gli consente di avvalersi della facoltà di non rispondere, a cui è infine ricorso.

Dell'Utri non era presente nell'aula bunker dell'Ucciardone. È rimasto nella sua casa di Milano, dove sta finendo di scontare un’altra condanna, quella per concorso esterno in associazione mafiosa, a dicembre avrà finito. A parlare al suo posto ci ha pensato la moglie, che già lo scorso settembre, aveva detto: "Meglio che non dico quello che penso. Ricordo solo che la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di assise d’appello di Palermo. Qui c’è la vita di Marcello in gioco". Berlusconi avrebbe dovuto smentire il fatto su cui si fondava la condanna in primo grado a Dell'Utri, vale a dire di aver ricevuto per il suo tramite le minacce di Cosa nostra di nuove stragi quando era presidente del Consiglio, nel 1994 al fine di ottenere un alleggerimento del carcere duro e una legislazione più favorevole. Secondo la sentenza del processo di primo grado, invece, Berlusconi avrebbe invece continuato a pagare i boss durante quel periodo e già a partire dagli anni Settanta nell'ambito di un più grande sistema di favori che coinvolgeva anche i ripetitori delle sue tv in Sicilia.