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15 Gennaio 2016
13:12

Depenalizzazione cannabis: perché cambia poco e niente

Il via libera di oggi non è un’apertura alla coltivazione a uso personale: è rivolta solo ad aziende già autorizzate che violino le prescrizioni previste per lo scopo terapeutico. Nonostante le polemiche, poco cambia, quindi, per i cittadini comuni.
A cura di Claudia Torrisi
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Il Consiglio dei ministri di stamattina ha dato via libera al decreto depenalizzazioni, che trasforma alcuni reati in illeciti amministrativi,  in attuazione della legge delega votata dal Parlamento nel 2014. Nell'elenco c'è la guida senza patente – con sanzioni da  da 5 mila a 30 mila euro, se non c'è stata recidiva – e la depenalizzazione della coltivazione di cannabis per uso terapeutico. Nonostante le polemiche che si sono scatenate attorno a quest'ultimo provvedimento, non si tratta di legittimare la detenzione di piantine di erba per tutti.

Come abbiamo già spiegato, la depenalizzazione è parecchio circoscritta, e riguarda esclusivamente aziende già autorizzate a coltivare cannabis per fini terapeutici che non ottemperino alle regole a cui l'autorizzazione è subordinata. Una violazione che fino a oggi era reato penale, trasformata in illecito amministrativo, alleggerendo il carico dei tribunali. La Legge delega interviene solo sull’articolo 28 comma 2 del Testo Unico sugli stupefacenti che prevede:

1. Chiunque, senza essere autorizzato, coltiva le piante indicate nell'articolo 26, è assoggettato a sanzioni penali ed amministrative stabilite per la fabbricazione illecita delle sostanze stesse. 2. Chiunque non osserva le prescrizioni e le garanzie cui l'autorizzazione è subordinata, è punito, salvo che il fatto costituisca reato più grave, con l'arresto sino ad un anno o con l'ammenda da lire un milione a lire quattro milioni.

Sarà prevista la sostituzione della pena di un anno con una sanzione da 5mila a 30mila euro. Mentre imperversavano le polemiche, il ministro della Giustizia Andrea Orlando l'aveva detto chiaramente: "Non si tratta di depenalizzare il reato per chi coltiva l'erba in terrazzo, ma di rendere reato amministrativo quello che oggi è reato penale e che riguarda solo chi, avendo ottenuto l'autorizzazione alla coltivazione a scopo terapeutico, viola quella prescrizione". E, del resto, era proprio a questo specifico ambito che faceva riferimento la delega. Tra l'altro, ha ricordato sul suo blog Giuseppe Civati, i soggetti che hanno l’autorizzazione a coltivare solo a scopo di ricerca o per la produzione di cannabis terapeutica in Italia sono solo due: il Consiglio della Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura (CRA – CIN) di Rovigo (a scopi di ricerca scientifica) e l’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze (che produce la cannabis terapeutica per le farmacie italiane).

Il via libera di oggi, quindi, non è un'apertura alla coltivazione a uso personale sul balcone di casa. Comportamento che resta reato penale, che può comportare il carcere fino a un anno e multe salatissime. Poco cambia per i cittadini "normali", anche per l'uso terapeutico. Il senatore Benedetto Della Vedova, promotore dell'intergruppo parlamentare per la cannabis legale, ha spiegato che in Parlamento con l'intergruppo sta "lavorando perché alla legalizzazione della cannabis e al diritto di coltivarla per uso personale si arrivi dalla porta principale, cioè attraverso una proposta di legge approvata dalle Camere, a prescindere da una logica di maggioranza e opposizione".

Fuori dalla discussione di stamattina è rimasta l'abolizione del reato di immigrazione clandestina, prevista anch'essa dalla legge delega del 2014. Renzi aveva già annunciato che la discussione non si sarebbe svolta in questo Consiglio dei ministri. Nel pacchetto dei reati depenalizzati nel Cdm di questa mattina, invece, altri illeciti attualmente puniti solo con la pena pecuniaria, come atti osceni, rifiuto di prestare la propria opera in occasione di tumulto, abuso della credulità popolare, rappresentazioni teatrali e cinematografiche abusive, noleggio di materiale coperto da copyright, installazione e uso di impianti abusivi di carburante.

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