La seconda giornata di consultazioni non è andata esattamente come ci si aspettava: se le posizioni restano più o meno identiche a quelle dei giorni precedenti, la nebbia sulle vere intenzioni dei contendenti comincia a diradarsi, pur nella consapevolezza che servirà ancora del tempo per trovare una via d’uscita spendibile a una crisi che si va facendo sempre più ingarbugliata. La novità della giornata è rappresentata essenzialmente dalla telefonata intercorsa tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi poco prima dell’incontro con il Presidente della Repubblica. È stato lo stesso leader di Italia Viva a rivelarlo nel corso del suo lunghissimo (e del tutto irrituale) scambio di battute coi giornalisti dopo il confronto con Mattarella, senza rivelarne direttamente il contenuto ma lasciando poi che trapelassero indiscrezioni e ricostruzioni. Un confronto telefonico (cercato da Conte, pare) nel corso del quale Renzi avrebbe preannunciato quella che poi sarebbe stata la linea della delegazione di IV al Colle: al momento non ci sono le condizioni per sedersi assieme intorno a un tavolo, meglio un mandato esplorativo a una personalità terza, preferibilmente di forte rilievo istituzionale. Retroscenisti e analisti non hanno dubbi: i renziani hanno chiesto al Capo dello Stato di conferire un mandato esplorativo al Presidente della Camera Roberto Fico, dicendosi comunque disposti a sostenere un altro nome politico e, come extrema ratio, anche un esecutivo tecnico.

In sostanza, quello che Italia Viva ha sempre raccontato come un "non veto" su Conte è diventato un "non ora, prima cerchiamo altre strade", magari sempre all'interno del Movimento 5 Stelle ma che possano garantire un'allargamento della base parlamentare e il superamento di un dissidio politico ormai con più componibile. Se ciò dovesse fallire, ci si potrebbe sedere nuovamente al tavolo tutti insieme. Una prospettiva inaccettabile per Conte e i suoi, ma anche per il Partito Democratico, LeU e il Movimento 5 Stelle, che continuano a considerare il Presidente del Consiglio dimissionario come il punto di caduta di ogni ragionamento politico, il garante di una maggioranza che altrimenti non avrebbe ragione di esistere. Dopo settimane di tatticismi, insomma, Renzi mostra (quasi tutte) le sue carte: l'obiettivo è Conte e ciò che rappresenta, scalzarlo dalla poltrona di Palazzo Chigi non è solo un'opzione come tante ma la ragione stessa del teatrino messo su finora, che risponde prima di tutto all'esigenza di ripensare l'indirizzo politico – economico del Paese, alla vigilia del più grande trasferimento di risorse della storia. Affossare Conte significa poi minare il percorso di convergenza fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che avrebbe determinato la marginalizzazione di Italia Viva e, chissà, magari a tendere anche un ripensamento sul sistema elettorale.

Sia come sia, questa è una grana non da poco per Mattarella, anche perché gli altri attori in campo non è che abbiano proposto alternative di sostanza. E le elezioni non le vuole praticamente nessuno (anche se Conte un pensierino…). PD, M5s e LeU continuano a rimanere fermi sul nome di Conte, che però non sembra poter essere attrattivo per altre forze politiche e neanche singoli parlamentari. Le trattative con Forza Italia non sono mai partite davvero a causa di veti incrociati di frange consistenti del M5s e anche del PD, dunque al momento "coalizione Ursula" è un bel naming ma niente di più. L'operazione "Responsabili" per ora è un fiasco dai risvolti tragicomici: Conte stesso si è esposto personalmente per convincere il forzista Vitali, stoppato in 7 minuti di orologio da Silvio Berlusconi; i Cinque Stelle litigano coi democratici su chi debba pressare i renziani per convincerli a cambiare cavallo e le richieste che giungono ai pontieri dai peones a Palazzo Madama vanno dalla legalizzazione della cannabis alle poltrone ministeriali. Un disastro, insomma.

La cosa preoccupante è che questa è ancora la strada principale che stanno seguendo i contiani, non senza un certo imbarazzo dagli ambienti del Quirinale. Certo, la doppia fiducia ottenuta pochi giorni fa in Parlamento avrà un peso nelle valutazioni di Mattarella, dunque Conte può ancora sperare in un pre-incarico che lo manterrebbe in gioco o in un nuovo giro di consultazioni orientato sul suo nome, ma serve elaborare in fretta un piano B con un minimo di sostanza. Perché il Capo dello Stato sarebbe anche ben disposto nel regalare tempo al Presidente del Consiglio uscente, in modo da permettergli di continuare lo scouting o di allargare lo spettro delle interlocuzioni, ma non può rischiare figuracce in stile Vitali-Nencini-Ciampolillo. Soprattutto se qualcuno, dalle parti di FI, dovesse raccogliere l'invito a sostenere Roberto Fico in una sorta di governo di responsabilità nazionale.