Ieri sera, all'improvviso, non si è parlato d'altro: Luigi Vitali, senatore di Forza Italia, ha lasciato il partito di Berlusconi per sostenere un Conte ter. È bastata una notte, che il parlamentare azzurro ha passato insonne, per farlo tornare sui suoi passi. Ma cosa è successo in quelle ore? È lo stesso Vitali a spiegarlo dettagliatamente alla trasmissione Un giorno da pecora. Dal colloquio privato con Conte alle telefonate di Berlusconi e Salvini, le visite degli amici alle 3 del mattino e il passo indietro. "Stanotte non ho dormito", confessa subito il senatore. "Ieri ho incontrato Conte a palazzo Chigi, è molto cordiale, lui ha detto di voler mettere insieme tutte le forze possibili per mandare avanti un governo che cercasse di far uscire il Paese dalle secche nelle quali si trova per la pandemia, per la crisi economica e la necessità di avviare Recovery plan, piano vaccinazioni e ristori". Insomma un nuovo esecutivo "con tutti quelli che ci stavano, mettendo da parte argomenti divisivi come la giustizia: creare un insieme di forze disposte a lavorare solo su questi punti: Recovery plan e temi urgenti".

Qui è iniziata la lunghissima serata del senatore Vitali, che ha detto sì a Conte: "D’impulso ho detto che l’avrei aiutato, perché sono contrario alle elezioni anticipate in questo momento". Poi fa un passo indietro e racconta il colloquio: "Sono stato una mezzoretta con Conte, ci sono due ingressi a Palazzo Chigi e sono entrato dal portone al piano terra tra le venti e trenta e le ventuno". Una volta uscito, mentre raggiungeva il taxi per tornare a casa lo ha chiamato Berlusconi: "Non posso credere che hai fatto una cosa del genere, la tua storia, la nostra storia, il nostro rapporto, le nostre battaglie…", gli avrebbe detto il leader di Forza Italia. "Gli ho detto presidente, qui se la destra si schiera per le elezioni anticipate io non credo sia la cosa giusta in questo momento", Berlusconi avrebbe risposto: "Guarda che io sono stato il primo a dare la disponibilità per un governo di larghe intese, ma non ho trovato alcun riscontro, anche io sono preoccupato delle condizioni del Paese, però più che dare una disponibilità non posso fare".

Chiuso il telefono con Berlusconi dopo 5/6 minuti, "mi ha chiamato anche Salvini, che si è meravigliato", racconta Vitali. "Mi spieghi cosa è successo, cosa stai combinando, perché hai fatto questo…", avrebbe chiesto il leader della Lega. "Gli ho detto guarda, io sono contrario alle elezioni anticipate, voi volete andare tutti alle elezioni anticipate…", e qui Salvini avrebbe risposto: "Io ho detto una cosa diversa, perché ho detto che sono disposto a parlare con chiunque basta che si facciano una riforma del fisco e una della giustizia". Vitali ha detto di fidarsi di Salvini se dice che non vuole le elezioni, poi "dimostreranno se sarà così o meno".

E ora Vitali ha chiuso la porta a Conte? Dice di sì, ma poi scherza chiedendo una domanda di riserva. "In quel momento mi ha mosso la garanzia di non affrontare temi divisivi", racconta il senatore, mentre lascia intendere che al colloquio ci fosse anche qualcun altro, ma non dice chi. Poi la lunga nottata: "Non ho dormito – ripete Vitali – sono venuti a trovarmi amici e colleghi parlamentari fino alle 3 di mattina". Dalla maggioranza "non mi ha chiamato nessuno, però approfitto per chiedere scusa al presidente Conte, perché quando una persona sbaglia deve chiedere scusa, e io ho sbagliato". Quella di questa notte "è una valutazione errata, spinta da tanti fattori come il rischio andare alle elezioni". Una parentesi di poche ore insomma, che sembra già rientrata: "Ho mandato un messaggio a Berlusconi stamattina alle 7 ma non mi ha risposto, ieri sera era molto deluso…".