Concordato preventivo 2025, ultimi giorni per aderire: chi può evitare i controlli del Fisco e come

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A cura di Luca Pons
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Fino al 30 settembre si può aderire al concordato preventivo biennale con l’Agenzia delle Entrate. La misura è rivolta alle partite Iva. Accettando ci si mette d’accordo sulle tasse da pagare per i prossimi due anni: in cambio, il Fisco non fa controlli e si può ottenere una sanatoria.

Resta poco tempo per chi è interessato ad aderire al concordato preventivo biennale 2025: la scadenza è fissata a martedì 30 settembre, lo stesso giorno del modello 730 per la dichiarazione dei redditi. La misura è stata riproposta, dopo il lancio dello scorso anno. I destinatari sono le partite Iva, ma non può aderire chi è in regime forfettario o ha un fatturato che supera i 5 milioni e 164.569 euro.

Chi accetta il concordato preventivo si ‘mette d'accordo' con l'Agenzia delle Entrate sulle tasse da pagare per i prossimi due anni: se anche incassa più del previsto in quei due anni, la quantità di imposte resta la stessa. Per convincere le partite Iva ad aderire, c'è anche un altro vantaggio: i beneficiari del concordato evitano controlli del Fisco per i due anni in questione; e c'è la possibilità di aderire a una sanatoria per i debiti fiscali.

Chi può accedere al concordato preventivo 2025

In questi ultimi giorni disponibili per decidere di aderire, l'Agenzia delle Entrate sta inviando le comunicazioni del caso a tutti coloro che fanno parte della potenziale platea. Come detto, possono aderire tutte le partite Iva, ma ci sono tre eccezioni.

La prima: coloro che sono in regime forfettario. Questo gruppo di lavoratori autonomi poteva accedere al concordato lo scorso anno, ma non può farlo nel 2025. La seconda eccezione: chi ha un reddito particolarmente alto, cioè chi fattura più di i 5 milioni e 164.569 euro in un anno. La terza: chi ha già aderito lo scorso anno per il biennio 2024-2025.

Come funziona il concordato

Per chi decide di accedere alla misura, il concordato preventivo biennale funziona in questo modo: l'Agenzia delle Entrate fa una proposta; se la si rifiuta si continua a versare le tasse normalmente senza benefici; se la si accetta, invece, si entra nel sistema del concordato. La proposta è una stima fatta dal Fisco sul reddito di quest'anno e del prossimo.

In sostanza, l'Agenzia prevede quanto incasserà quella partita Iva, basandosi sui dati a sua disposizione, e quindi offre in anticipo una certa quantità di imposte da pagare. Se si accetta, non si dovrà pagare un centesimo in più per i due anni successivi, a prescindere dal proprio reddito effettivo. E in più, come detto, la maggior parte dei controlli del Fisco saranno sospesi.

A chi conviene

Il concordato è accessibile a tutte le partite Iva, e il governo punta soprattutto a chi normalmente evade. Ma alcuni aspetti della misura sono pensati per favorire chi è considerato più affidabile a livello fiscale, ovvero chi ha un punteggio Isa (Indice sintetico di affidabilità, che va da uno a dieci) più alto.

Quando l'Agenzia delle Entrate stima il reddito in un certo anno, tenderà ad aumentarlo per chi è considerato meno affidabile. E, se questo reddito è più alto dell'anno precedente, sulla differenza si pagherà una percentuale di tasse che è più bassa per chi ha un punteggio Isa più alto.

Un esempio: una partita Iva aderisce al concordato, e lo scorso anno ha dichiarato di aver fatturato 20mila euro. L'Agenzia delle Entrate, sapendo che si tratta di un contribuente piuttosto affidabile (che ha un punteggio 8 o superiore), stima che quest'anno il suo fatturato sarà piuttosto simile: 25mila euro. Nel calcolo dell'Irpef da versare, su quei 5mila euro in più si applica un'aliquota sostitutiva e si paga solo il 10%.

Se nella stessa situazione si trova un contribuente poco affidabile (con punteggio sotto il 5), innanzitutto l'Agenzia sa che probabilmente il reddito effettivo è più alto: potrebbe stimare, ad esempio, un fatturato per quest'anno pari a 35mila euro. E in più, su quei 15mila euro di differenza rispetto allo scorso anno, la tassa da pagare sarà più alta: il 15%.

In più, chi aderisce al concordato potrà anche scegliere di approfittare del ravvedimento operoso: una sanatoria per saldare i debiti con il Fisco accumulati tra il 2019 e il 2023, con uno sconto, e rimettersi in regola. Ci sarà tempo fino al 15 marzo 2026 per dire se si vuole utilizzare il ravvedimento.

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