Chi sono i militari in servizio dentro Futuro Nazionale e cosa dice la legge sull’attività politica delle divise
Un militare può fare il dirigente di partito? È la questione al centro dell'esposto finito sul tavolo della Procura militare di Roma che ha avviato una serie di accertamenti su Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci.
A far scattare le verifiche l'iniziativa del Sindacato dei militari segretario generale Luca Marco Comellini e dal docente di diritto militare Massimiliano Strampelli. La Procura militare, dopo aver avviato gli appositi accertamenti preliminari, ha precisato che, al momento, non si tratta di una formale iscrizione di notizia di reato: l'obiettivo è verificare l'eventuale presenza di fatti di competenza della giurisdizione militare riguardanti appartenenti alle Forze armate inseriti nella struttura organizzativa di Futuro Nazionale.
C'è subito una distinzione importante da fare. Questa vicenda non riguarda l'altro esposto sulla possibile ricostituzione del partito fascista ai sensi della legge Scelba. Quella contestazione riguarda Vannacci, Massimiliano Simoni e Lorenzo Gasperini ed è stata sottoposta alla Procura ordinaria di Roma. Gli accertamenti della Procura militare riguardano invece la posizione dei militari ancora in servizio e il loro eventuale coinvolgimento nell'organizzazione del partito.
Qui infatti, entra in gioco il principio di neutralità richiesto a chi indossa la divisa.
Chi sono i due militari segnalati dentro Futuro Nazionale
Nelle segnalazioni del sindacato compaiono in particolare due nomi. Il primo è Antonsergio Belfiori, ufficiale dell'Aeronautica e segretario nazionale del Siam (Sindacato Aeronautica Militare), indicato come referente del comitato 329 di Villafranca di Verona. Il secondo è Luigi Avveduto, sottufficiale dei Carabinieri e segretario nazionale del Sim Carabinieri, indicato come referente del comitato 1333 di Roma.
Entrambi sono ancora in servizio e, secondo quanto ricostruito nelle segnalazioni, avrebbero avuto un ruolo nella struttura territoriale di Futuro Nazionale. È questo, e non la semplice appartenenza politica, il punto sul quale il sindacato chiede che vengano fatti accertamenti. "Al militare non è vietato di iscriversi a un partito. È un diritto costituzionale e deve essere garantito", spiega a Fanpage.it Luca Comellini, segretario generale del sindacato dei militari. "Il problema è se quel militare diventa parte attiva di una struttura politica, se fa propaganda, se organizza il partito".
Cosa dice il Codice dell'ordinamento militare
Il Codice dell'ordinamento militare stabilisce che le Forze armate debbano mantenersi al di fuori delle competizioni politiche. La legge non dice quindi che un militare debba essere privo di idee politiche, ma stabilisce limiti precisi a ciò che può fare come appartenente alle Forze armate, soprattutto quando è in servizio, si trova in luoghi militari, indossa l'uniforme oppure si qualifica come militare. In queste condizioni sono vietate, tra le altre cose, la partecipazione a riunioni e manifestazioni di partiti e la propaganda politica. Il motivo è evitare che l'attività politica del singolo venga confusa con quella dell'istituzione alla quale appartiene. Ed è proprio questo il confine che, nel caso di Futuro Nazionale, dovrà essere ricostruito.
Ma quindi un militare può assumere un ruolo concreto nell'organizzazione di quel partito mentre è ancora in servizio?
La versione della difesa di Vannacci
Nelle segnalazioni presentate alla magistratura i due militari non vengono indicati semplicemente come simpatizzanti del partito. Vengono citati in relazione a comitati territoriali di Futuro Nazionale.
Belfiori, in particolare, è indicato come riferimento del comitato di Villafranca di Verona. Avveduto come riferimento di un comitato di Roma.
Il punto, quindi, sarà capire che cosa abbiano effettivamente fatto, in quale veste e in quali circostanze. La difesa di Vannacci contesta però l'idea che esista un divieto automatico per un militare di assumere un ruolo politico. L'avvocato Giorgio Carta sostiene che non ci sia una norma che vieti in modo espresso a un militare di ricoprire un ruolo all'interno di un partito e che un'eventuale violazione delle regole sull'attività politica dovrebbe essere valutata, eventualmente, sul piano disciplinare e non automaticamente come reato. È in questa direzione che andranno gli accertamenti della Procura.
I due militari sarebbero anche sindacalisti
La vicenda, secondo il Sindacato dei Militari, diventa ancora più delicata per un altro motivo. Belfiori e Avveduto non sono soltanto militari: sono anche dirigenti di sindacati militari. Ed è proprio questo doppio ruolo che Comellini contesta.
"Come può un militare che ricopre un ruolo nazionale in un sindacato militare difendere i valori, i principi e la neutralità delle Forze armate e contemporaneamente promuovere contenuti politici all'interno di un partito?". La legge sui sindacati militari prevede del resto che queste associazioni siano estranee alle competizioni politiche, ai partiti e ai movimenti politici. È uno degli elementi che il sindacato invita a tenere presente nel valutare la posizione dei due militari.
Poi c'è un'altra questione contenuta nell'esposto e spiegata da Comellini durante l'intervista: quella dei permessi e dei distacchi sindacali. La domanda che pone il segretario è volutamente semplice: "Chi paga?". Il sindacato chiede infatti di verificare se ci siano stati casi in cui attività politica e attività sindacale si siano sovrapposte mentre il militare usufruiva di permessi o distacchi legati proprio al suo incarico sindacale. "Se sei in distacco sindacale o in permesso sindacale, quelle ore sono pagate dallo Stato. Se in quelle stesse ore fai attività politica, allora dobbiamo capire cosa è successo".
E Crosetto? "Se sapeva e non ha agito, si deve dimettere"
E poi c'è Guido Crosetto. Secondo Comellini, il ministro della Difesa sarebbe stato informato della vicenda già nei mesi scorsi attraverso comunicazioni ufficiali inviate dal sindacato. Una circostanza che il sindacato sostiene di poter documentare. "Se il ministro della Difesa sapeva, perché ovviamente ha letto le nostre comunicazioni inviate in modo ufficiale tramite PEC, se lo sapeva, se le ha lette e quindi sa e non ha agito, allora ha un grosso problema e sarebbe il caso che si dimetta immediatamente".
Per il segretario, a quel punto, ci sarebbero due possibilità: o Crosetto era informato e non è intervenuto, oppure non era informato e allora qualcuno all'interno del ministero non gli ha comunicato una vicenda che, secondo il sindacato, riguardava direttamente la neutralità delle Forze armate.
"Se Crosetto sapeva ed ha accertato è grave che si deve dire. Se Crosetto non sapeva, allora deve fare immediatamente un reset di tutti i suoi uffici. Crosetto deve scegliere cosa fare da grande, se vuole davvero fare il ministro della Difesa", conclude.