In piena crisi di governo il senatore e leader di Italia viva Matteo Renzi era volato a Ryad, per la sua personale attività da conferenziere. A spingerlo a intraprendere quel viaggio in Arabia Saudita, pochi giorno dopo aver ritirato le ministre di Italia viva per dare la spallata finale al governo Conte 2, non erano stati affari qualsiasi: l'evento pubblico a cui non poteva mancare si intitolava "Il futuro di Riad", organizzato nell'ambito della manifestazione "La Davos del deserto" dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, come raccontato dal ‘Domani', che per primo ha diffuso la notizia.

La manifestazione era stata promossa dalla Future Investment Initiative, fondazione controllata dalla famiglia reale saudita. Durante il colloquio con il membro della casa reale Renzi aveva pronunciato queste parole: "È un grande piacere e un grande onore essere qui con il grande principe Mohammad bin Salman. Per me è un privilegio poter parlare con te di Rinascimento". Per poi aggiungere: "Credo che l'Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento", dicendosi anche "invidioso" della situazione occupazionale del Paese che lo ospitava, per il costo del lavoro così basso rispetto a quello italiano.

Il senatore, come membro del board della Future Investmente Initiative, è stato spesso in Arabia Saudita, profumatamente pagato: fino a 80mila dollari l'anno, come hanno raccontato il ‘Domani' e il ‘Fatto Quotidiano'. Ad oggi Renzi, che aveva dovuto registrare il colloquio e rientrare in fretta in Italia per il precipitare della situazione politica dopo le dimissioni di Conte, non ha ancora chiarito qual è la natura delle sue relazioni con Ryad, né spiegato il perché di quelle consulenze retribuite. Eppure aveva promesso di farlo: "Mi impegno a discutere i miei incarichi internazionali, ma dopo la fine della crisi di governo", aveva detto.

Il messaggio contenuto in un video pubblicato sui social era stato chiaro: "Prendo l'impegno di discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa dei miei incarichi internazionali, delle mie idee sull'Arabia saudita, di tutto. Ma lo facciamo la settimana dopo la fine della crisi di governo".

Ora che il governo è nel pieno delle sue funzioni, e che ci siamo lasciati alle spalle la crisi di governo, a ricordargli l'impegno preso con gli elettori e con i giornalisti è il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni (ora passato all'opposizione): "È vero che Renzi ci ha abituato in questi anni a dire molte cose senza poi farle, dall'abbandono della politica se avesse perso il referendum fino al capolavoro del Mes, comunque noi rimaniamo in attesa della conferenza stampa sul Rinascimento Saudita…".

Sul Rinascimento Saudita bisognerebbe che Renzi rispondesse per la natura di quella vicenda, per il peso simbolico di quella sua scelta, per le cose che ha detto in quella conferenza in Arabia Saudita, anche se è difficile chiamarla conferenza poiché sembrava un teatrino. Anche perché aveva detto che avrebbe risposto ai troppi interrogativi dopo la crisi di governo", ha aggiunto Fratoianni intervistato su Radio Capital.

La questione è innanzi tutto di opportunità politica, perché per la legge italiana il senatore di Rignano, lo ricordiamo, non ha commesso alcun illecito: non esiste in Italia una legge sul conflitto d'interessi. Il vuoto normativo in questo caso gioca a suo favore. Sarebbe stato differente se Renzi fosse stato un deputato. A Montecitorio infatti nel 2016 è stato varato un Codice di condotta che si ispira a quello del Parlamento Ue, un provvedimento che però non è stato esteso al Senato. Mentre da 25 anni il Consiglio d’Europa chiede all’Italia di emanare norme per disciplinare gli affari extra dei parlamentari.