Toccherà ringraziarlo, Matteo Renzi. Finalmente, complici le consulenze e le conferenze dell’ex premier e attuale leader di Italia Viva, ci siamo tutti accorti che l’Arabia Saudita – tuttora e da tempo immemore alleato nostro e della Nato in Medio Oriente – è una monarchia teocratica che applica la pena di morte nei confronti degli omosessuali, che discrimina le donne, in cui non esiste libertà d’espressione e in cui è ancora vigente la kafala, una moderna forma di schiavitù per le lavoratrici domestiche, a proposito di costo del lavoro da invidiare.

Finalmente, mentre sghignazziamo sentendo il leader di Italia Viva parlare di “nuovo rinascimento” a proposito di Ryad, ci accorgiamo che Mohamed bin Salman è tutto fuorché il “grande principe” di cui parla Renzi, e nemmeno il leader progressista che traghetterà l’Arabia fuori dal Medio Evo di cui hanno cianciato per mesi i media occidentali, mentre Aramco – il fondo sovrano dei Saud – si preparava a quotarsi alla borsa di Londra, innaffiando di petrodollari i mercati finanziari, bensì un tiranno forse solo un po’ meno sanguinario dei suoi predecessori, comunque capace di inviare squadroni di assassini a uccidere i giornalisti critici col regime dei Saud a Istanbul o a Toronto.

Finalmente qualcuno si è accorto pure del fatto che ai Saud abbiamo venduto armi per bombardare lo Yemen fino all’altro ieri, e a cui comunque continuiamo a vendere fucili, pistole e armi automatiche. Tangenzialmente, magari, ricordiamoci pure che le stesse armi le vendiamo anche all’Egitto di Al Sisi, tiranno del regime che ha ucciso Giulio Regeni e che tiene prigioniero Patrick Zaki da più di un anno, anche se Renzi non va a fare conferenze al Cairo.

Finalmente, ci siamo pure accorti che non è buona cosa che un rappresentante del popolo italiano, leader di una formazione che esprime ministri e sottosegretari abbia interessi privati con potenze straniere in potenziale conflitto con quelle del Paese di cui è cittadino e senatore, cosa che evidentemente non aveva la medesima rilevanza fino a che Renzi se ne stava (relativamente) tranquillo in maggioranza con Pd e Cinque Stelle, senza fare alcun mistero delle sue conferenze e delle sue consulenze negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita, in Cina.

Ecco, magari ricordiamoci di tutto questo anche quando la crisi sarà rientrata e avremo un governo in carica nel pieno dei suoi poteri, con un maggioranza ancora più solida e 209 miliardi da spendere. Ricapitoliamo: ricordiamoci che non è buona cosa avere grandi rapporti con Paesi liberticidi e ancor meno vender loro armi che usano per opprimere il loro e altri popoli. Ricordiamoci che i conflitti d’interesse sono una cosa brutta, sia che riguardino Matteo Renzi, sia che coinvolgano qualcun altro, ad esempio il padre delle patria liberale ed europeista, tangenzialmente pure amico di Putin e utilizzatore seriale delle istituzioni per fare gli interessi delle sue aziende, da 27 anni buoni.

Ricordiamocelo. Anzi, ricordatevelo. Perché – questa è una promessa – noi non ce lo dimentichiamo.