Quando si pensa all'Arabia Saudita solitamente non la si associa al "luogo per un nuovo Rinascimento". Eppure proprio così l'ha definita Matteo Renzi che in questi giorni ha partecipato a una conferenza organizzata dal FII Institute, un think tank controllato direttamente dal regime saudita attraverso il Saudi public investment Fund (Pif). Nonostante diverse organizzazioni abbiano denunciato il livello di repressione dei diritti civili e delle libertà fondamentali da parte della monarchia saudita, l'ex presidente del Consiglio si è seduto di fronte al suo leader di fatto, il principe ereditario Mohammed bin Salman, e presentandosi sorridente e con toni amichevoli, ha detto: "È un grande piacere e un grande onore essere qui con il grande principe, credo che l’Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento".

Secondo Amnesty International "le autorità hanno intensificato la repressione dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione; hanno vessato, detenuto arbitrariamente e perseguito penalmente decine di persone critiche nei confronti del governo, difensori dei diritti umani, compresi attivisti per i diritti delle donne, membri della minoranza sciita e familiari di attivisti". Un Paese, insomma, dove il diritto di espressione democratica è costantemente represso, dove la libertà di espressione o di stampa è negata, dove i dissidenti non sono ammessi. Una realtà lontana da quella che verrebbe alla mente pensando a un "nuovo Rinascimento".

Renzi e la "leadership" di Mohammed bin Salman

Renzi di tutto questo però non ha parlato con il principe ereditario. Anzi, gli ha detto: "Credo che con la tua leadership l’Arabia Saudita possa giocare un ruolo fondamentale". Ignorando forse quella vena autoritaria per cui è conosciuto Mohammed bin Salman. E il fatto che secondo i servizi di intelligence internazionali ci sarebbe anche lui dietro l'omicidio Jamal Khashoggi, il giornalista che ha duramente criticato il regime saudita ed è stato ucciso e fatto a pezzi nel consolato del suo Paese a Istanbul.

Matteo Renzi durante una visita in Arabia Saudita nel 2015
in foto: Matteo Renzi durante una visita in Arabia Saudita nel 2015

Libertà di espressione e diritti delle donne in Arabia Saudita

La libertà di espressione non è accettata in Arabia Saudita. Secondo Amnesty International il regime ha intensificato la repressione sui diritti alla libertà di stampa, associazione e riunione, rafforzando anche il controllo su quanto viene divulgato online. Molti attivisti politici o dissidenti sono stati perseguitati e detenuti illegalmente nel Paese per aver criticato la monarchia.

Matteo Renzi spesso sottolinea come il partito da lui creato sia uno dei più attivi e sensibili verso la questione dell'empowerment femminile. Eppure in quello che definisce una possibile nuova culla del Rinascimento le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini e, sempre secondo Amnesty International, "continuato a subire sistematiche discriminazioni nella legge e nella prassi in altre sfere della vita e a non essere adeguatamente protette dalla violenza sessuale e di altro tipo".Nonostante tutto questo Renzi, secondo quanto riporta il quotidiano Domani, recepirebbe 80 mila dollari all'anno per sedere nel board del FII Institute, controllato appunto dal regime, uno dei più repressivi al mondo.