A dieci giorni dalle proteste dei lavoratori del Porto di Genova – che grazie al sostegno della CGIL e di Amnesty International sono riusciti a impedire il carico di armi e altro materiale bellico sulla nave saudita Bahri Yanbu – una nuova imbarcazione del paese arabo ha attraccato questa mattina prima dell'alba in Italia, stavolta nel porto di Cagliari. Il cargo Bahri Tabuk avrebbe effettuato un carico di bombe prodotte a Domusnovas dalla Rwm da utilizzare nella guerra in Yemen dalla coalizione guidata dall'Arabia Saudita: a denunciarlo la Rete Disarmo che è riuscita a documentare l'arrivo dell'imbarcazione e quello di alcuni tir intenti a caricare dei container.

L'arrivo della nave al porto di Cagliari avrebbe seguito modalità decisamente inconsuete: l'arrivo nel Golfo è avvenuto alle 4 di questa notte, mentre stamattina intorno alle 7 e 30 – fa sapere la Rete Disarmo – "sono stati scortati nel Porto Canale di Cagliari 4 container che sono stati poi caricati sul cargo saudita Bahri Tabuk. Il trasporto è stato fatto con uso di aziende private di sicurezza e agendo con percorsi e procedure al di fuori delle normali regole e procedure del porto (di fatto by-passando il controllo dei lavoratori portuali). Sui container non erano presenti evidenti segni di riconoscimento di materiale esplosivo, ma viste le tempistiche delle operazioni di carico e lo spiegamento di strutture di sicurezza è alto il sospetto che si sia trattato di un carico di nuovi ordigni prodotti in Sardegna e diretti in Arabia Saudita". La certezza che si tratti di un carico di materiale bellico non c'è, quindi, ma le modalità lo lascerebbero supporre: sono infatti di dieci giorni fa gli scioperi dei lavoratori del Porto di Genova, seguite a quelli degli scali francesi che hanno duramente contestato il carico di morte. Al momento i container della Rwm caricati a bordo sono 12.

E proprio dalla Francia è salpata due giorni fa la Bahri Tabuk: la nave trasporta già materiale militare caricato in Nord America e aveva dichiarato di fare rotta su Alessandria D'Egitto, salvo "deviare" sulla Sardegna all'ultimo momento. Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo, ha commentato: "Il forte sospetto è che l’attracco significhi una nuova spedizione di bombe ‘made in Sardegna' destinate alle forze armate saudite. Va infatti ricordato come già in passato, sicuramente a partire dal 2016, cioè a conflitto in Yemen già iniziato da oltre un anno, il cargo Bahri Tabuk sia stato protagonista di soste in Sardegna per caricare ordigni prodotti a Domusnovas dalla RWM Italia. Secondo i registri navali consultati da giornalisti investigativi la Bahri Tabuk mancherebbe dalla Sardegna da metà 2018".

Che la nave Bahri Tabuk abbia caricato materiale bellico questa mattina non ha alcun dubbio la Filt Cgil: "I nostri porti continuano ad essere meta di navi del gruppo Bahri per i rifornimenti bellici ai paesi sauditi – dichiara il segretario nazionale della Filt Cgil, Natale Colombo – ma il governo continua a tacere nonostante le denunce e le manifestazioni di protesta che ci hanno già visti impegnati per analoghi casi, prima a Genova e poi a Monfalcone. Anche a Cagliari, come a Monfalcone, è stato nascosto, per agire indisturbati, l’arrivo della nave con la sua missione volta a completare il proprio carico di armamenti ed esplosivi. Non vogliamo essere complici delle stragi di incolpevoli civili. Tali rifornimenti violano gravemente le norme nazionali, europee ed internazionali".

Bombe Made in Italy usate per massacrare civili in Yemen

Quella in Yemen è stata definita dall'Onu la più grande catastrofe umanitaria al mondo, con decine di migliaia di vittime accertate dal 2015. Il conflitto vede la partecipazione attiva di Iran, Arabia Saudita, diversi paesi arabi e Stati Uniti, ma anche altre nazioni – Italia compresa – fanno la loro parte: nel solo 2018, infatti, il Parlamento italiano ha autorizzato esportazioni belliche per oltre 153 milioni di euro. Il materiale venduto al governo saudita è servito non di rado per effettuare bombardamenti su obiettivi civili. Emblematico, in tal senso, il raid sul villaggio di Deir al-Hajari dell'ottobre del 2016 in cui – come ricorda TPI in un'inchiesta – vennero rinvenuti frammenti di un ordigno che aveva ucciso un'intera famiglia di sei persone. A colpire la loro casa fu una bomba MK 84 fabbricata dall’azienda RWM di Domusnovas, in provincia di Cagliari.