Il Parlamento europeo ha adottato oggi una risoluzione in cui definisce “altamente pericolosa la propaganda russa” e condanna gli interventi stranieri nelle elezioni in Europa, citando direttamente il caso Savoini, insieme a quanto accaduto in Francia con il Front National, in Austria con il partito della libertà e in Gran Bretagna durante il referendum sulla Brexit.

Il testo inizialmente non prevedeva nessun riferimento ai casi particolari, ma nonostante il voto contrario di Lega e Fratelli d’Italia e l’astensione del Movimento Cinque Stelle è passato l’emendamento del socialista portoghese Moraes in cui si afferma che sono state “eluse le leggi che impongono restrizioni ai finanziamenti stranieri (..) come denotano le accuse pubblicate da BuzzFeed e L’Espresso il 10 luglio 2019 nei confronti della Lega per Salvini Premier”. L'emendamento recitava:

"(Il Parlamento) rammenta con preoccupazione che, anche in presenza di leggi che impongono restrizioni alle fonti di finanziamento politico, esse sono state eluse da attori stranieri che hanno trovato il modo di offrire sostegno ai propri alleati contraendo prestiti presso banche estere, come nel caso del Front National nel 2016, sottoscrivendo contratti commerciali e di acquisto, come denotano le accuse pubblicate da Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung il 17 maggio 2019 nei confronti del Partito della libertà austriaco e da Buzzfeed e L'Espresso il 10 luglio 2019 nei confronti della Lega per Salvini Premier, nonché facilitando attività finanziarie, come denunciato dalla stampa britannica a proposito della campagna Leave.EU".

Nessun eurodeputato italiano ha commentato l’esito delle votazioni in aula e la parola, per l’estrema destra, è stata lasciata all’inglese Claire Fox che ha bollato come “scandalose le accuse al Regno Unito. Gli elettori si sono espressi a favore della Brexit perché credevano nella sovranità, non certo perché sono intervenuti la Russia o Facebook”.

La risoluzione, oltre ad attaccare gli “attori stranieri” e a fare deboli, ma costanti riferimenti alla Russia, punta anche il dito contro il social network di Mark Zuckerberg, colpevole di non garantire sufficientemente la protezione dei dati e di prestarsi a “essere impiegato per esercitare ingerenze elettorali”. Nonostante i toni di “forte preoccupazione” e le richieste a Consiglio e Commissione di “dotarsi di strategie efficaci per difendere le democrazie europee”, non è stata votata la richiesta di avere una Commissione parlamentare ad hoc.