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20 Marzo 2019
10:04

Caso Diciotti, il Senato ha salvato Salvini dal processo per sequestro di persona

Il Senato della Repubblica ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona in relazione al caso Diciotti. Decisiva la posizione del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia, che hanno votato contro la richiesta del Tribunale dei ministri di processare il leader leghista.
A cura di Redazione
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AGGIORNAMENTO ore 13:20: Dall'esame del "tabellone" di Palazzo Madama appare raggiunto già il numero minimo di voti per negare l'autorizzazione a procedere per Matteo Salvini. Il voto andrà avanti fino alle 19, ma il risultato è definito: i voti favorevoli sono già 232. Dunque, il Senato ha "salvato" dal processo il ministro dell'Interno.

Il Senato della Repubblica si appresta a votare contro la richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio, formulata nella relazione del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Catania, nei confronti del senatore Matteo Salvini in relazione al caso Diciotti. Come vi abbiamo raccontato, la richiesta è stata fatta dal Tribunale dei ministri ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, che impone il via libera del Parlamento nel caso di procedimenti giudiziari che coinvolgano il Presidente del Consiglio o i ministri. Il 19 febbraio scorso già la Giunta per le immunità parlamentari del Senato aveva rigettato la richiesta dei giudici, ora dunque toccherà al Senato ratificare o meno la decisione della Giunta.

Si tratta di un voto scontato, considerate le posizioni dei principali gruppi politici rappresentati a Palazzo Madama. Infatti, contro la richiesta di autorizzazione a procedere si sono espressi la Lega, il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia e il gruppo Autonomie. A favore del processo, invece, voteranno il Partito Democratico, i senatori di LeU e qualche dissidente del Movimento 5 Stelle, in particolare Paola Nugnes e Gregorio De Falco (il quale ora è nel gruppo Misto).

Il caso Diciotti e il salva Salvini

La vicenda che si concluderà ora parte dallo scorso agosto, quando la nave U. Diciotti della Guardia Costiera italiana è stata bloccata nel porto di Catania per oltre 5 giorni senza che il governo italiano desse il via libera per lo sbarco di 177 migranti salvati a circa 17 miglia da Lampedusa. La decisione è stata rivendicata successivamente anche dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal vicepresidente Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, con un documento consegnato proprio alla Giunta per le immunità del Senato. Per i giudici, invece, Salvini avrebbe agito per ragioni politiche: “Le ragioni che hanno determinato il trattenimento a bordo dei migranti esulano da valutazioni di tipo tecnico inerenti all’individuazione del porto più adeguato, investendo invece profili di indirizzo prettamente politico connessi al controllo dei flussi migratori”. Di conseguenza, si legge nelle motivazioni alla base della richiesta di procedere contro il leader leghista, “l’assenza di reali motivazioni che potessero giustificare il veto, manifesta il carattere illegittimo della condizioni di coercizione patita a bordo dai migranti”.

Lo stesso Salvini, dopo aver detto di volersi farsi processare, aveva poi fatto una clamorosa retromarcia, chiedendo ai senatori di bloccare il procedimento giudiziario. Richiesta esaudita anche dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che hanno dunque optato per il no all’autorizzazione a procedere dopo aver chiesto un parere agli iscritti sulla piattaforma Rousseau.

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