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Caos Lega, Giorgetti verso le dimissioni da ministro: “Il centrodestra esiste? Bella domanda”

Nel giorno in cui Sergio Mattarella viene confermato alla presidenza della Repubblica, nella Lega si consuma la prima resa dei conti. Dopo il fallimento delle trattative condotte dal leader Matteo Salvini, il ministro Giorgetti sembra pronto alle dimissioni in dissenso con la linea del segretario.
A cura di Marco Billeci
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Ora di pranzo di sabato 29 gennaio, zona Camera. I leader politici si stanno mettendo d'accordo, dopo giorni di convulsioni, per andare in ginocchio da Mattarella a chiedergli di rimanere al Quirinale. Nello stesso momento, in un ristorante a pochi passi da Montecitorio, si sta consumando un'altra discussione, quella sul futuro della Lega. Al tavolo c'è il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, il numero due del partito, ma anche il principale critico del modo in cui il segretario Matteo Salvini ha condotto le trattative per il Quirinale. Davanti a lui, il governatore del Friuli e presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Da molti è considerato una possibile alternativa a Salvini per la guida del Carroccio, dopo la debacle del segretario leghista nella partita per il Colle.

Congeliamo il quadro e riavvolgiamo il nastro. Il 24 gennaio è il giorno in cui si inizia a votare il presidente della Repubblica. L'operazione per portare al Quirinale Mario Draghi mostra le prime crepe. Giancarlo Giorgetti – che da mesi è il principale sponsor per l'elezione di Draghi al Colle – prova a rassicurare chi lo contatta: "Tutto è ancora possibile". Passano meno di 48 ore. L'ipotesi Draghi sembra ormai tramontata. Intercettiamo Giorgetti sotto il suo ufficio nel centro della capitale: "Ministro, per Draghi è game over?", chiediamo. Lui ci pensa un po', poi risponde: "Difficile che diventi presidente se nessuno vuole votarlo".  Pochi minuti dopo, ci arriva un whatsapp da fonti interne al Mise: "Giorgetti è pronto a dimettersi, ha salutato i dirigenti del ministero". In questo caso non possiamo credere alle coincidenze.

Il fatto è che il destino di Draghi, quello di Salvini e di Giorgetti sono stati in qualche modo collegati. Un anno fa, era stato il numero due  della Lega a convincere il capo a saltare il fosso sovranista e appoggiare il governo dell'ex presidente della Bce. Dodici mesi dopo, Salvini ha cercato di passare all'incasso e imporre le proprie condizioni: un presidente di centrodestra al Quirinale e posti di peso per lui o per i suoi fedelissimi al governo. Il primo obiettivo è naufragato, anche per le mosse sbagliate del Capitano. Ora resta da capire con quale forza Salvini potrà proporre a Draghi il rimpasto interno alla squadra leghista: cambiare Giorgetti e gli altri ministri del Carroccio scelti da Draghi, con altri esponenti verdi di sua fiducia.

Nel giorno dell'elezione di Mattarella, le voci sulle dimissioni di Giorgetti dal ministero si rincorrono per ore. Poco dopo le 17  il suo ufficio stampa diffonde una nota che dice: "Per affrontare questa nuova fase serve una messa a punto: il Governo con la sua maggioranza adotti un nuovo tipo di metodo di lavoro". Segue richiesta d'incontro da parte di Salvini e Giorgetti con il premier Draghi. A fine giornata, il ministro smentisce l'ipotesi delle dimissioni. Da palazzo Chigi fanno sapere:" Contiamo su di lui" e Salvini garantisce: "Continuerà il lavoro". Solo nelle prossime ore, scopriremo se la "messa a punto", richiesta dalla Lega prevede anche un avvicendamento nella squadra dei ministri.

Torniamo alla prima scena. Giorgetti a tavola con Fedriga, l'uomo che nei prossimi mesi potrebbe incrociare le armi con Salvini per la leadership della Lega. Al termine del pranzo, cerchiamo di capire gli umori del ministro. "Doveva finire per forza così, con il bis di Mattarella?", buttiamo lì. "Se non si trovano soluzioni…", sospira Giorgetti. E Salvini come ha fatto a incartarsi in questo modo? "Lui è contento", dice il ministro con un sorriso allargando le braccia. Il centrodestra esiste ancora? Risposta fulminante: "Questa è una bella domanda". Mentre  il ministro si infila a palazzo Chigi per sottoporsi all'ennesimo tampone facciamo in tempo a fargli un ultima domanda. Lei dopo tutta questa giostra ha ancora voglia di rimanere ministro? Non è che vuole provare a fare il presidente della Lombardia? "Ora voglio solo riposarmi", ribatte il numero due del Carroccio. Che magari non si dimetterà, ma come Forrest Gump è quantomeno un po' stanchino.

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