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Brigate Rosse, omicidio D’Alfonso: Curcio e Moretti prescritti, sei anni ad Azzolini

Sentenza per la sparatoria di Cascina Spiotta, tra le Brigate Rosse e i carabinieri, che costò la vita all’appuntato Giovanni D’Alfonso: concorso anomalo per i due fondatori storici, respinto dalla Corte l’impianto accusatorio che voleva i due responsabili dell’omicidio. Sei anni invece all’ex br Lauro Azzolini, l’unico dei tre partecipe della sparatoria.

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Non luogo a procedere per i fondatori delle Brigate Rosse Renato Curcio e Mario Moretti, con il reato riqualificato in concorso anomalo, sei anni invece a Lauro Azzolini: è arrivato dopo quattro ore di camera di consiglio il dispositivo della Corte d'Assise di Alessandria per l'omicidio di Giovanni D'Alfonso, l'appuntato dei carabinieri ferito mortalmente nella sparatoria di Cascina Spiotta, il 5 giugno 1975.

Nel casolare del Monferrato le Br avevano nascosto Vittorio Vallarino Gancia, l'imprenditore degli spumanti sequestrato il giorno prima della sparatoria con i carabinieri.

Alla Spiotta morì anche Mara Cagol, fondatrice delle Br e moglie di Renato Curcio.

La decisione della Corte

Curcio e Moretti, che non erano presenti alla Spiotta durante il sequestro e la sparatoria, erano imputati per concorso nell'omicidio di D'Alfonso. I pubblici ministeri avevano chiesto l'ergastolo. Il reato è stato riqualificato dalla Corte in concorso anomalo, riducendo quindi la responsabilità dei due ex brigatisti al solo sequestro Gancia, ed estinto per la prescrizione.

Soddisfazione per la difesa di Moretti: "Questa sentenza – spiega l'avvocato Francesco Romeo a Fanpage.it – ha disatteso l'impianto accusatorio nei confronti di Moretti che lo voleva concorrente a pieno titolo nel sequestro di persona e nell'omicidio. Gli è stata riconosciuta la prescrizione con il concorso anomalo: per la sentenza, Moretti voleva il sequestro ma non l'omicidio di D'Alfonso. Per noi non c'era nessun elemento per suffragare le responsabilità di Moretti. Gli ho comunicato la sentenza – continua l'avvocato Romeo – l'ha accolta positivamente".

Sei anni e pagamento delle spese processuali invece per Lauro Azzolini che aveva confessato la sua presenza alla Spiotta a inizio processo: "C'ero quel giorno di cinquant'anni fa" disse in aula a marzo del 2025. La condanna di Azzolini, partecipe della sparatoria costata la vita a D'Alfonso, è stata calcolata in continuazione con le altre sentenze che lo avevano condannato all'ergastolo per il caso Moro. La Procura di Torino aveva chiesto la condanna a 21 anni di reclusione.

Per Davide Steccanella, difensore di Azzolini, "la Corte ha emesso una sentenza equilibrata, il mio assistito era reo confesso ed è venuto sinceramente qui a dire che gli dispiaceva per la morte di D'Alfonso".

La famiglia dell'appuntato D'Alfonso

Grande compostezza da parte della famiglia D'Alfonso, la vedova Rachele e i figli Bruno, Cinzia e Sonia, tutta presenta in aula.

Bruno D'Alfonso, che con un esposto insieme al suo legale Sergio Favretto aveva fatto riaprire le indagini dopo quasi cinquant'anni dall'omicidio del padre, ha commentato così: "Mi aspettavo una ricerca della verità e una responsabilità chiara per la morte di mio padre, la verità è emersa. Noi non cercavamo una vendetta. Abbiamo una chiara responsabilità e una condanna. Mi aspettavo una sentenza più dura ma sapevamo che sarebbe stata una condanna simbolica".

"Si è conclusa comunque una giornata positiva" sono state le parole della vedova D'Alfonso, per la prima volta in aula ad Alessandria.

"Per noi è una pagina importante – ha commentato l'avvocato Guido Salvini, uno degli avvocati di parte civile della famiglia – daremo parte del risarcimento a chi si occupa di giovani in difficoltà o di orfani. Questa sentenza porta comunque verità per un fatto che non era conosciuto nella sua dinamica e afferma che i capi avevano deciso il sequestro".

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