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Ottiene revisione del processo ma è morto 15 anni fa: la storia di Hiromu Sakahara, 24 anni in carcere per omicidio

Hiromu Sakahara è morto nel 2011 in carcere in Giappone mentre scontava una condanna per omicidio. Oggi l’uomo ha ottenuto la revisione del processo: secondo quanto emerso negli anni, infatti, la confessione del delitto gli sarebbe stata estorta dalla polizia.
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Il processo è da rifare, ma l'imputato è morto nel 2011: si potrebbe riassumere così la storia di Hiromu Sakahara, condannato con l'accusa di omicidio. Dopo una lunga battaglia per ottenere giustizia, le autorità di Tokyo hanno affermato che il processo a carico dell'uomo è da rifare e che la condanna, che Sakahara stava scontando anche al momento della sua morte, è da rivedere.

L'uomo è deceduto nel 2011 mentre scontava l'ergastolo per l'omicidio del direttore di un negozio nella cittadina rurale di Hino, avvenuto nel 1984, sulla base di una confessione che a suo dire, gli sarebbe stata estorta. Il figlio, Koji Sakahara, ha commentato la vicenda in un'intervista alla CNN. Ai media ha detto di essere contento della decisione, ma di avere il rimpianto di non essere riuscito a risparmiare al padre la prigione.

Koji ha speso decenni per dimostrare la presunta innocenza del padre davanti ai giudici e davanti ai media. Il Giappone è noto per le sue leggi che prevedono l'arresto anche dei sospettati in vista degli interrogatori, alcune volte senza neppure la possibilità di parlare con un avvocato. Nei processi, spesso vengono condannate anche persone innocenti.

Sakahara aveva presentato la prima richiesta di una revisione del suo processo nel 2001. Anche dopo la sua morte, avvenuta 10 anni dopo, la famiglia aveva continuato a insistere per tornare nelle aule di tribunale. La loro richiesta era stata però respinta in tre gradi di giudizio.

All'inizio degli anni '80, la famiglia di Sakahara viveva una vita normale a Hino e ha visto la propria quotidianità sconvolta dalle accuse di omicidio, arrivate nel dicembre 1984 dopo la scomparsa di un negoziante del posto. Il suo corpo fu ritrovato un mese dopo in un campo.

Sakahara, come spesso accade in Giappone, era stato convocato per essere interrogato come cliente abituale del negozio ed era stato rilasciato dopo che sua moglie era riuscita a dimostrare che quel giorno si trovava in un altro posto. Tre anni dopo quel primo interrogatorio, nel 1987, la polizia era tornata per un nuovo interrogatorio al termine del quale Sakahara aveva incredibilmente confessato.

Quel giorno, secondo quanto oggi racconta il figlio Koji, Sakahara era stato costretto a confessare con calci e percosse. L'uomo, inoltre, avrebbe deciso di prendersi la colpa del delitto per evitare ripercussioni sui familiari.

Durante il processo, l'uomo si era dichiarato innocente, ma era stato condannato sulla base della confessione alla polizia. Secondo gli agenti, infatti, Sakahara li avrebbe portati sul luogo del delitto, raccontando loro dettagli inediti sull'omicidio. Duran te i 24 anni di reclusione, i familiari dell'uomo hanno cercato in tutti i modi di accedere a un nuovo processo. Nel 2011, però, Sakahara è morto per una polmonite.

La possibilità di un nuovo processo è arrivata soltanto ora grazie a una fotografia che, secondo il legale dell'uomo, dimostra che la polizia aveva guidato l'uomo condannato sul luogo del delitto, costringendolo a confessare e a fornire dettagli sul ritrovamento del corpo.

Il suo sarebbe il secondo caso di revisione di un processo: il primo si verificò nel 1985, quando, sei anni dopo la sua morte, Shigeko Fuji fu assolta dall'accusa di aver ucciso il marito dopo aver trascorso 27 anni in galera.

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