A qualche giorno dalla caduta di Zagabria che gli ha procurato un ematoma “esteso e profondo che si sta riducendo”, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, torna a parlare in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. E lo fa da un lato attaccando il governo e dall’altro rilanciando il centrodestra e la centralità di Forza Italia nella coalizione. Sull’esecutivo Berlusconi non ha dubbi: “A breve entrerà in crisi, per ragioni politiche e per l’assoluta incapacità di gestire i problemi del Paese”. E l’ipotesi paventata dal leghista Giancarlo Giorgetti, quella di un tavolo unico tra maggioranza e opposizione per affrontare i problemi del Paese, non piace all’ex presidente del Consiglio: “Se il governo cadesse, l’unica strada sarebbero le urne. Non credo che Giorgetti intendesse proporre altre soluzioni o prefigurare maggioranze diverse. In ogni caso noi siamo radicalmente alternativi alle sinistre: da quella di Renzi, da quella di Di Maio e da quella di Zingaretti”.

Il centrodestra è tornato compatto e Berlusconi già vede le prossime elezioni. A chi gli chiede se, in caso di vittoria, Salvini sarebbe in grado di evitare l’isolamento internazionale dell’Italia, il leader di Fi risponde: “Questa domanda non va rivolta a me. Posso dire però che in quel momento noi, in quanto membri autorevoli del Ppe, la più grande famiglia politica europea, avremo una funzione fondamentale per evitare l’isolamento del nostro Paese”. Questo non vuol dire che la Lega possa entrare nel Ppe, ipotesi esclusa dallo stesso Partito Popolare europeo. Ma la collaborazione “in sede europea con i sovranisti ragionevoli, come con i conservatori, i liberali e altre forze democratiche alternative alla sinistra, è la strada da seguire. Come noi facciamo in Italia con il pieno sostegno del Ppe”.

All’interno di Forza Italia, negli ultimi mesi, si respira un clima pesante. Con l’uscita di Giovanni Toti e le voci su un possibile abbandono da parte di Mara Carfagna: “Non farei paragoni – replica Berlusconi -. Mara non se n’è andata da Forza Italia né mi risulta abbia intenzione di farlo. La nostra prospettiva, chiarissima, è nel centrodestra, rigorosamente alternativa a ogni tipo di sinistra e distinta dai nostri amici e alleati della destra. Noi siamo i soli rappresentanti delle grandi trazioni politiche dell’Occidente: la tradizione liberale, la tradizione cristiana e la tradizione garantista”.

I sondaggi, però, non sorridono negli ultimi tempi agli azzurri: “Ovviamente non sono soddisfatto delle attuali dimensioni numeriche di Forza Italia, che sono il risultato di molte invenzioni processuali — quasi cento processi — che mi sono state rivolte contro. Ma come sempre nella vita non bisogna perdersi in recriminazioni: dobbiamo lavorare sodo. E lo stiamo facendo”. Il leader di Fi ha ridotto le apparizioni pubbliche e in tv. E spiega il perché: “Io non ho mai amato la politica ma l’ho sempre sentita come un dovere verso il Paese che amo. E questo dovere lo sento ancora oggi. Perché l’Italia ha un assoluto bisogno di uomini di governo capaci, saggi, competenti, esperti, coerenti. Esattamente l’opposto di quelli che ci governano attualmente”.