Anche a Ostuni il governo dà il via libera al mega resort di lusso: dietro il progetto investitori israeliani

Non solo Tavolara. Anche a Ostuni, in Puglia, le procedure accelerate della Zes Unica rischiano di diventare un lascia passare per attività di speculazione immobiliare da parte di aziende straniere. La località è Mogale, un tratto di costa brindisina su cui si prevede di realizzare un resort extra lusso finito al centro delle proteste di associazioni e residenti.
La situazione si presenta simile a quanto andato in scena in Sardegna nelle ultime settimane. Da una parte un litorale incontaminato, un tratto di costa rimasto vergine, un patrimonio naturale e paesaggistico da tutelare. Dall'altra un progetto per la costruzione di un enorme complesso alberghiero esclusivo, completo di piscina privata, una cinquantina di fabbricati, sala ricevimenti e servizi commerciali. Il tutto in un'area di circa 8,8 ettari
Un investimento da 100 milioni di euro che reca il marchio Four Seasons, la nota catena alberghiera di lusso, che ha tra i suoi principali azionari il magnate statunitense Bill Gates. Dietro il progetto c'è anche il gruppo Omnam, holding immobiliare israeliana fondata da David Zisser e che ha già fatto finire nel suo mirino altre zone d'Italia, tra cui il Salento.
Anche a Ostuni, come in Sardegna, i pareri sfavorevoli di Soprintendenza, Regione ed enti locali sono stati superati tramite l'autorizzazione Unica Zes concessa lo scorso ottobre da parte della struttura commissariale (che fa capo al governo). La Puglia è tra le 10 Regioni incluse nella Zona economica Speciale, dove le aziende possono accedere a condizioni amministrative e finanziarie agevolate per progetti orientati alla crescita e allo sviluppo del territorio.
Non sembra rientrare in questa casistica il maxi progetto portato avanti dagli investitori israeliani per le coste pugliesi. Per questo motivo varie associazioni, tra cui Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni, Legambiente, Italia Nostra comitato nazionale e Geos Ostuni hanno presentato ricorso al Tar contro la concessione della Zes. L'autorizzazione Unica è "una misura che nasce per favorire produzioni industriali e progetti al fine di incentivare l’economia attraverso la semplificazione di iter, aiuti, facilitazioni. La Zes non è stata concepita per aggirare tutte quelle procedure e autorizzazioni previste specificatamente da leggi ordinarie, e nella fattispecie, una variante ad un piano di lottizzazione urbanistica", si legge nel comunicato pubblicato dal Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni.
Gli attivisti ricordano che lo scorso anno il progetto ha incassato i pareri negativi del ministero della Cultura – com'è accaduto per Cala Finanza – e del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale della Regione. Il resort infatti, ricadrebbe all'interno dei confini di un'area di protezione faunistica. Non solo, secondo l'associazione speleologica Geos nella zona sarebbero presenti delle cavità ipogee di età medievale. Vincoli paesaggistici e archeologici che la Zes ha consentito di aggirare nonostante i rischi documentati da esperti e comitati.
Per i promotori il progetto servirà ad attrarre capitali e incrementare l'occupazione. Per gli oppositori si tratta dell'ennesima operazione speculativa e di consumo del suolo destinata ad arricchire le tasche di grandi imprenditori e ultra ricchi, a scapito della salvaguardia del territorio.
L'esito sardo però fa ben sperare. Come per Tavolara Bay, residenti e ambientalisti si aspettano una revoca dell'autorizzazione da parte della struttura commissariale. A seconda della piega che prenderà la vicenda, il responso del Tar potrebbe essere anticipato da un passo indietro da parte del governo centrale. Nel frattempo, le associazioni si preparano a dare battaglia.