
Per un attimo ci avevamo forse creduto. Avevamo visto la scorsa settimana approdare in Aula la proposta di legge unitaria delle opposizioni, a prima firma Schlein, e qualcuna di noi forse aveva anche sperato che quest'anno, con l'avvicinarsi dell'8 marzo, invece della solita retorica vuota avremmo fatto tutti un passo avanti per assomigliare di più a un Paese più civile e più giusto.
Purtroppo l'illusione è durata poco e la prospettiva di un reale miglioramento per la condizione delle donne è svanita definitivamente ieri, quando l'iter della proposta di legge che avrebbe introdotto un congedo parentale paritario obbligatorio per madri e padri è stata affossata dalla maggioranza di destra, che risponde a Giorgia Meloni.
Dopo la doccia fredda della relazione tecnica della Ragioneria di Stato sulle coperture, il provvedimento presentato dalle opposizioni, Pd, M5s, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Italia viva e Più Europa, è stato bocciato. L'Aula della Camera ha approvato ieri pomeriggio le proposte emendative della commissione Bilancio, con cui sono state eliminate tutte le misure presenti nel testo. Una soppressione totale che equivale a uno schiaffo a tanti aspiranti genitori.
Cinque mesi di congedo obbligatorio per mamme e papà, rimborsati al 100%: una piccola rivoluzione che da sola sarebbe un vero boost per la natalità e per l'occupazione femminile, visto che al momento ai padri non è concesso di assentarsi dal lavoro nei primi mesi di vita del figlio.
Oggi per le donne è previsto un congedo di maternità obbligatorio della durata di cinque mesi, di cui è possibile usufruire prima e dopo il parto, con un'indennità pari all’80% della retribuzione. Mentre per i padri il congedo di paternità obbligatorio è di soli dieci giorni, non necessariamente consecutivi e retribuiti al 100%. Uno squilibrio fin troppo evidente, che a qualcuno sembra andar bene così come è.
Questione di coperture finanziarie: il provvedimento costava troppo e mancavano dati certi sulla platea, è stata la giustificazione. È stato poi il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto (FdI), a rivendicare lo stop al provvedimento, ricordando come proprio il governo Meloni abbia rafforzato in questi anni il congedo parentale.
Così il centrodestra ha provato a mascherare con ragioni tecniche di natura economica una palese scelta politica. Se così non fosse, la maggioranza avrebbe accolto quantomeno l'invito delle opposizioni ad approfondire e migliorare il testo. E invece niente. E pazienza se questo significa mettere una pietra tombale sulla possibilità di arrivare a una redistribuzione del carico di cura all'interno delle famiglie.
Eppure ce le ricordiamo bene le promesse di Meloni, appena arrivata a Palazzo Chigi, proprio durante il suo primo duello in Parlamento con Elly Schlein. Allora, esattamente tre anni fa, la leader del Pd chiedeva alla prima presidente del Consiglio donna d'Italia di approvare subito un "congedo paritario, pienamente retribuito e non trasferibile, di almeno tre mesi". La risposta di Meloni sembrava mostrare una minima apertura: "Sul tema dei congedi parentali siamo molto d'accordo", aveva detto, per poi aggiungere "E poiché il tema del sostegno alle madri lavoratrici e il sostegno alla natalità per noi è una priorità assoluta, io sono sempre disponibile a parlare e a confrontarmi".
In quel momento la legislatura era iniziata da soli cinque mesi, poi abbiamo visto come è andata a finire. Almeno risparmiateci gli allarmi per il calo delle nascite.