In un video-testimonianza il deputato Erasmo Palzzotto (Si), imbarcato a bordo del veliero Alex della piattaforma delle associazioni umanitarie ‘Mediterranea Saving Humans' come capo missione, ripercorre le tappe della vicenda, individuando le bugie rilanciate sui canali social dal ministro degli Interni Matteo Salvini, volte a screditare l'attività dell'ong.

Una serie accuse false, smontate punto per punto dal parlamentare, che insieme al comandante dell'imbarcazione, Tommaso Stella, è indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violazione degli articoli 1099 e 1100 del codice di navigazione, rispettivamente disobbedienza e resistenza o violenza a nave da guerra.

Il deputato siciliano ha anche fatto sapere che rinuncerà all'immunità parlamentare di cui gode, inviando un messaggio preciso al vicepremier leghista: "Chiederò alla Camera dei deputati di autorizzare la procura di Agrigento a procedere nei miei confronti. Io credo che chi è convinto di aver agito nell'interesse del proprio Paese, come siamo convinti noi, debba sempre sottoporsi al giudizio dei magistrati. Purtroppo chi riveste alte cariche istituzionali come il ministro degli Interni ha pensato invece di abusare di queste prerogative per scappare da un processo, probabilmente perché non si sentiva innocente", ha detto a Fanpage.it.

Nella catena di avvenimenti che portano allo sbarco a Lampedusa delle 50 persone, provenienti dalla Libia, ci sono diverse discrepanze tra la versione dei fatti riportata da Palazzotto e la narrazione che il ministro degli Interni ha provato a diffondere sui social network. Per cominciare, quello di Lampedusa, diversamente da quanto affermato da Matteo Salvini che in un primo momento ha invitato la Alex a far rotta verso la Tunisia, era l'unico porto sicuro. Lo stesso gip di Agrigento, nella sua ordinanza con cui la comandante della Sea Watch 3 è stata scarcerata, aveva ribadito che la Tunisia non può essere presa in considerazione per l'approdo dei naufraghi. Malta era molto distante, a 15 ore di navigazione dal luogo in cui si trovava la Alex.

"Abbiamo salvato 59 vite umane – ha detto il parlamentare di Sinistra italiana – Siamo stati avvisati da una e-mail di Alarm Phone sulla presenza di un'imbarcazione in difficoltà. Una volta arrivati sul posto abbiamo capito subito che dovevamo salvarli. C'era un piccolo gommone con 59 persone a bordo, tra cui 10 donne, 4 bambini piccoli – la più piccola, Fatima, aveva appena 5 mesi – 11 minori non accompagnati, uno di loro aveva appena 11 anni". Sul posto la Alex è arrivata per prima, non c'era la Guardia costiera libica (nonostante fosse area di sua competenza), ed è arrivata solo in un secondo momento, a operazioni di soccorso già concluse: i libici, dopo un breve inseguimento, hanno intimato l'alt al veliero, prima di allontanarsi, constatato l'avvenuto salvataggio.

L'equipaggio ha condiviso ogni cosa con i naufraghi, cibo, acqua, servizi igienici, su un veliero di appena 18 metri: "Un calvario durato 50 ore. Le autorità italiane e maltesi, dentro una serie di rimpalli, ci hanno sostanzialmente impedito di prestare soccorso a quelle persone". 

Il veliero è stato al centro di una trattativa infinita: la Alex ha chiesto l'invio di motovedette da parte dell'Italia, da parte di Malta, per il trasbordo dei migranti. La Valletta aveva anche offerto un porto sicuro all'imbarcazione, sottolineando però che l'assegnazione del porto non comportava una vera e propria assunzione di responsabilità. "Abbiamo chiesto l'autorizzazione per il trasbordo dei migranti sulla Open Arms. Anche la Marina militare italiana aveva messo a disposizione i propri mezzi. Ma la verità è che la vicenda della Alex, che si sarebbe potuta risolvere in poche ore, è stata ancora una volta utilizzata dal ministro degli Interni per la sua propaganda. Quello che si voleva era che fosse la Alex, a prescindere dalle condizioni in cui si trovava, a portare i migranti a Malta, mettendo a rischio le loro vite, all'interno di un accordo politico con il governo maltese, che prevedeva probabilmente anche l'arresto dell'equipaggio e il sequestro dell'imbarcazione", ha ribadito Palazzotto.

Prima di entrare in acque italiane i volontari hanno deciso di presentare un esposto alla procura di Agrigento sulle procedure che sono state seguite nei confronti del veliero Alex: "Vogliamo che vengano accertare le responsabilità penali sulle eventuali omissioni da parte delle autorità italiane e maltesi nella gestione del soccorso di quei 59 naufraghi".