A cosa sono serviti davvero i controlli ai confini con la Spagna voluti dal governo Meloni

Immagine
Dopo oltre 80 giorni, tornano in vigore gli accordi di Schengen tra Italia e Spagna. I controlli voluti dal governo Meloni hanno portato a 99 respingimenti e 15 arresti su oltre 1,5 milioni di verifiche e su più di 500mila persone identificate alle frontiere. Un bilancio molto debole rispetto alla portata dei controlli effettuati.

Da oggi sono tornati in vigore gli accordi di Schengen tra Spagna e Italia. Dopo quasi tre mesi dalla sospensione e dopo forti tensioni tra i due Paesi, Roma e Madrid sembrano avviarsi verso una distensione dei rapporti. La decisione del governo Meloni di ripristinare i controlli alle frontiere in reazione alla crisi di Ceuta aveva incrinato le relazioni con la Spagna, che aveva reagito applicando delle contromisure simili nei confronti dei passeggeri di Paesi terzi provenienti dall'Italia. Ma alla fine, dopo più di 80 giorni di sospensione, qual è il bilancio dei controlli voluti dal governo Meloni? 

Mediocre, potremmo rispondere. Gli ultimi dati provenienti dal Viminale riferiscono di 99 respingimenti e 15 arresti alle frontiere aeree e marittime con la Spagna nel periodo compreso tra il 1° agosto (data di inizio dei controlli) al 20 ottobre 2026. Delle 15 persone arrestate, 13 sono state bloccate tramite frontiere aeree e 2 tramite frontiere marittime.

Fonti qualificate inoltre, spiegano che le persone controllate attraverso la consultazione delle ‘liste passeggeri' sono state 1.503.386, mentre 505.848 provenienti dalla Spagna sono state identificate al momento in cui stavano facendo ingresso in Italia. Ammontano, invece, a 38.719 i cittadini di Paesi terzi controllati dalla Spagna ai varchi marittimi e aerei con l'Italia. Verifiche che hanno interessato complessivamente 2.872 voli, con l'impiego di 5.342 agenti.

In tutto, dicevamo, sono stati adottati quasi cento provvedimenti di respingimento alla frontiera. Per capirci, in termini percentuali, su oltre 1,5 milioni di controlli, i respingimenti sono stati lo 0,0066% e gli arresti lo 0,001%. Parliamo di numeri molto limitati rispetto al totale di persone controllate e ai disagi che la sospensione ha comportato per i passeggeri in arrivo e in partenza verso la Spagna.

Già i primi bilanci avevano sollevato delle perplessità sull'efficacia delle misure. L'ultimo aggiornamento sembra confermare i dubbi iniziali: un risultato molto debole rispetto alla portata dei controlli effettuati.

Il ministero dell'Interno inoltre, non ha specificato quante delle 99 persone respinte e delle 15 arrestate fossero effettivamente collegate al rischio che aveva motivato la misura, cioè gli eventuali movimenti secondari da Ceuta e le possibili infiltrazioni terroristiche, ma è praticamente certo che nessuna di queste provenisse dall'exclave.

D'altronde, in questi mesi, Bruxlles lo ha ribadito più volte: nessuno degli immigrati arrivati irregolarmente a Ceuta a fine luglio è entrato nello spazio Schengen. 

Un'evidenza che nei giorni successivi al primo annuncio del governo, e in occasione di ogni successiva proroga, ha fatto parecchio discutere. Le opposizioni italiane hanno duramente contestato la scelta di Roma, sostenendo che si trattasse di una mossa elettorale per inseguire Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, che in quelle settimane era in forte crescita.

Anche il governo spagnolo aveva criticato la reazione italiana, smentendo l'esistenza di un pericolo jihadista o di qualsiasi altra minaccia terroristica.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views