L’esame della manovra in commissione Bilancio, alla Camera dei deputati, si è concluso. Questa sera, alle 20, il testo passerà all’Aula di Montecitorio. I relatori riferiranno sul maxi-emendamento del governo e forse domani verrà posta la questione di fiducia. Ma nonostante il primo via libera della commissione, mancano ancora le regole riguardanti le due misure cardine della legge di Bilancio: il reddito di cittadinanza e la quota 100, fortemente voluta da Matteo Salvini per avviare il superamento della legge Fornero. Si attende, per saperne di più, l’approdo del testo al Senato. Ma, assicura intanto il ministro dell’Economia Giovanni Tria, le “due misure principali” non si toccano, nonostante per ora non abbiano “disegni ben definiti”. “I disegni di legge – spiega il ministro in commissione – ancora non esistono e si stanno studiando le stesure. Va definito il costo delle misure in base ai disegni di legge. Una valutazione attenta di quale sarà il costo di queste misure sarà possibile solo quando ci saranno i disegni di legge”.

Sulla quota 100, in particolare, vanno ancora definiti i criteri e gli eventuali paletti che potrebbero essere posti per ridurre il numero dei pensionamenti anticipati. Questa mattina, però, il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, assicura durante un forum con l’Ansa che quota 100 “partirà tra febbraio e marzo” e che entro dieci giorni “saranno pronte le relazioni tecniche per il superamento della Fornero e per il reddito di cittadinanza”.

A spiegare alcuni dettagli riguardanti i requisiti e i tempi per il ritiro dal lavoro con quota 100 ci pensa il sottosegretario Claudio Durigon, che in un’intervista al Messaggero di ieri spiegava come per i privati che maturano i requisiti entro il 31 dicembre la prima pensione dovrebbe arrivare ad aprile. Diverso il discorso per il settore pubblico: se ne parla probabilmente a ottobre, considerando anche i sei mesi di preavviso che probabilmente saranno necessari. Tempi fondamentali per poter svolgere i concorsi pubblici e sostituire immediatamente il personale.

La quota 100 per gli insegnanti

Nel settore pubblico trattamento diverso avranno gli insegnanti. Nulla di nuovo, i docenti godono da sempre di un regime in parte diverso per poter garantire la continuità didattica e non lasciare le scuole a corto di insegnanti durante l’anno scolastico. Quindi chi di loro avrà maturato i requisiti entro il 31 marzo 2019 potrà andare in pensione a settembre. Finestra temporale utilizzata da già oggi da tutta la categoria. Chi, invece, maturerà dopo il 31 marzo i requisiti per la quota 100 dovrà aspettare un altro anno, potendo andare in pensione solamente a settembre 2020. A spiegarlo è Il Sole 24 Ore, ricordando che ci sono circa 40mila docenti vicini alla pensione e solo la metà di loro potrà ritirarsi dal lavoro nel 2019. I sindacati hanno stimato che i docenti in uscita con i requisiti attuali (quindi precedenti alla quota 100) sono 21mila. A cui se ne aggiungono circa 6mila con quota 100 se per il requisito dei 38 anni di contributi si conteranno solamente quelli di ruolo. Sarebbero invece 20mila se il criterio sarà quello di 32 anni di ruolo e sei di precariato.

La quota 104 e la smentita di Salvini

Negli ultimi giorni si è fatta largo l’ipotesi di diversi requisiti per accedere alla quota 100: Alberto Brambilla, esperto previdenziale vicino alla Lega, ha parlato di una sorta di quota 104, ovvero la possibilità di andare in pensione nel 2019 solamente per chi avrà i requisiti della quota 100 da due anni alla data del 31 dicembre 2018. Il che vorrebbe dire 64 anni di età e 40 di contributi. Ipotesi però smentita dal vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, per cui si tratta di una “bufala”. “Quota 100 si farà – assicurava ieri sera a Carta Bianca, su Rai 3 – dall’anno prossimo, spero a febbraio”.