La Lega ci riprova e deposita un disegno di legge che prevede multe per le donne che indossano burqa o niqab, nonché il carcere per chi le constringe a farlo. All'inizio della legislatura, il deputato leghista Nicola Molteni – attualmente sottosegretario agli Interni, conosciuto per essere il "padrino" della riforma della legge sulla legittima difesa – ha (ri)presentato in Parlamento una proposta di legge che mira a vietare l'uso del velo islamico nei luoghi pubblici. Attualmente al vaglio della commissione Affari Costituzionali della Camera, la proposta di legge dell'onorevole Molteni è composta da tre articoli totali e ricalca l'attuale modello francese.

"La presente proposta di legge mira, invece, a introdurre nel nostro ordinamento giuridico un divieto esplicito a indossare in luogo pubblico o aperto al pubblico indumenti atti a celare il volto, non soltanto per motivi di ordine pubblico e sicurezza, ma anche come nel caso del burqa e del niqab, in quanto considerati atteggiamenti inconciliabili con i princìpi fondamentali della Costituzione, primo fra tutti il rispetto della dignità della donna", spiega Molteni nella relazione allegata.

L'articolo 1 della proposta di legge mira a modificare "l’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152" inserendo dopo il secondo comma "nei casi di cui al primo comma, limitatamente all’uso di indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, quali il burqa e il niqab, se il fatto è di lieve entità e non risulta commesso in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, si applica la pena dell’ammenda da 1.000 a 2.000 euro".

L'articolo 2 della proposta di legge, invece, mira a introdurre una nuova fattispecie di reato nel codice penale e il carcere per chi costringe una donna ad indossare il velo islamico: "Art. 612-ter (Costrizione all’occultamento del volto). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a due anni e con la multa da euro 10.000 a euro 30.000, chiunque costringa taluno all’occultamento del volto con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero in modo da cagionargli un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare nella persona un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto. La pena è aumentata della metà se il fatto è commesso a danno di minore o di una donna o di persona disabile di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104". 

Infine, l'articolo 3 recita: "Art. 23-bis. – 1. Preclude l’acquisto della cittadinanza la condanna in via definitiva per il reato di cui all’articolo 612-ter del codice penale". In sostanza, un individuo condannato in via definitiva per "Costrizione all'occultamento del volto" non potrà più acquisire la cittadinanza italiana.