Morte di Chiara Jaconis a Napoli

Rinviato il processo per la morte di Chiara Jaconis, uccisa da una statuetta ai Quartieri Spagnoli

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A cura di Nico Falco
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La tragedia nel settembre 2024. L’oggetto sarebbe stato lanciato da un 13enne, non imputabile; i genitori sono imputati per omicidio colposo.

È stato rinviato a fine novembre il processo sulla morte di Chiara Jaconis, la turista 30enne morta nel 2024 a Napoli dopo essere stata colpita alla testa dalla scheggia di una statuetta caduta da un appartamento dei Quartieri Spagnoli; lo scorso 26 giugno sono stati rinviati a giudizio due professionisti napoletani, genitori del ragazzino che avrebbe lanciato le due statuette verso la strada e che, all'epoca dei fatti, aveva 13 anni e quindi non era imputabile: l'accusa nei loro confronti è di omicidio colposo in concorso per omessa vigilanza.

L'incidente risale al 15 settembre 2024. Quel giorno Chiara Jaconis, di origini padovane e residente a Parigi, in vacanza a Napoli, stava passeggiando tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli insieme al fidanzato; sarebbe ripartita poche ore dopo in aereo. Mentre i due stavano percorrendo via Sant'Anna di Palazzo, la ragazza è stata colpita alla testa da un oggetto caduto dall'alto; ha subito perso conoscenza e, trasportata all'Ospedale del Mare già in condizioni critiche, è deceduta due giorni dopo, il 17 settembre.

Dalle indagini è emerso che a colpirla era stata la scheggia di una delle due statuette che, precipitando da un edificio, si era infranta sbattendo su un balcone sottostante. Gli investigatori hanno individuato l'appartamento da cui erano caduti gli oggetti e quindi il ragazzino che le avrebbe lanciate; secondo le testimonianze raccolte all'epoca, il 13enne si sarebbe già reso responsabile di episodi del genere, senza gravi conseguenze. La Procura Minorile ha chiuso l'inchiesta nel maggio 2025 per non imputabilità mentre è andata avanti quella della Procura ordinaria, nei confronti dei genitori, ritenuti responsabili di non avere vigilato sul figlio. Il 26 giugno scorso è arrivato il rinvio a giudizio, con data fissata per il processo per oggi, 23 ottobre. I due professionisti hanno sempre sostenuto di essere estranei alla vicenda e di non essere i proprietari delle due pesanti statue, raffiguranti divinità egizie.

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