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Chiara Jaconis uccisa da una statuina lanciata a Napoli, rinviati a giudizio i genitori del ragazzino

Partirà il 23 ottobre il processo per i genitori del ragazzino accusato di avere lanciato la statuina che, nel 2024, ha colpito alla testa e ucciso la turista padovana Chiara Jaconis.
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A cura di Nico Falco
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Sono stati rinviati a giudizio i genitori del ragazzino che, nel settembre 2024, avrebbe lanciato la statuina che colpì alla testa la turista Chiara Jaconis, deceduta poi in ospedale a causa delle gravi ferite riportate; il presunto responsabile non è imputabile perché all'epoca dei fatti aveva 13 anni, da qui l'accusa per i genitori di omicidio colposo in concorso per omessa vigilanza. Si tratta di due professionisti napoletani che, dall'avvio delle indagini, hanno sempre sostenuto la propria estraneità ai fatti, dicendo che quell'oggetto, una statuetta raffigurante una divinità egiziana, non era caduto dalla loro abitazione.

La tragedia risale al 15 settembre 2024. Chiara Jaconis, padovana in vacanza a Napoli, stava percorrendo i vicoli dei Quartieri Spagnoli insieme al fidanzato, sarebbe ripartita poche ore dopo. Mentre i due erano in via Sant'Anna di Palazzo un oggetto, caduto da uno degli edifici, l'aveva colpita alla testa, facendole immediatamente perdere i sensi. La ragazza era stata accompagnata all'Ospedale del Mare, dove era arrivata in condizioni critiche e dove era deceduta due giorni dopo, il 17 settembre. Nel corso degli accertamenti effettuati dalle dell'ordine sul posto era stato recuperato l'oggetto: si trattava di un frammento di una statuetta che, caduta o più verosimilmente lanciata, si era infranta sbattendo su un balcone. Le indagini avevano portato a individuare il presunto responsabile, un ragazzino con problemi e allora tredicenne, che, secondo alcune testimonianze, aveva già lanciato dall'appartamento vari oggetti.

Nel maggio 2025 la Procura Minorile ha chiuso l'inchiesta: minore non imputabile, impossibile procedere nei suoi confronti. Parallelamente, però, è andata avanti quella della Procura ordinaria, nei confronti dei genitori del ragazzino. Nell'aprile 2026 è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per entrambi, ritenuti responsabili di non avere vigilato sul figlio; la coppia ha inoltre impugnato la sentenza di proscioglimento del figlio, motivata dal "non luogo a procedere" per via dell'età, chiedendo che il ragazzino venga scagionato nel merito. Oggi, 26 giugno, c'è stata l'udienza davanti al gup, che si è conclusa col rinvio a giudizio. Il processo partirà il 23 ottobre, davanti al giudice monocratico (prima sezione).

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