14 Maggio 2021
16:08

Quali sono i tre clan che tengono Ponticelli nella morsa: la relazione dell’Antimafia

Ponticelli, a Napoli Est, contesa tra tre clan: i De Luca Bossa e i Casella, tra loro alleati, e il gruppo De Martino, gli XX, che si sono invece affrancati dall’alleanza e tentano di mantenere il controllo sulle piazze di spaccio del Rione Fiat. In questa faida sarebbero inquadrabili le tre bombe in quattro giorni esplose nel quartiere nelle aree degli “XX”.
A cura di Nico Falco

I De Luca Bossa arroccati nel Lotto O di Ponticelli, detto anche il Lotto Zero, e con appoggio logistico a Barra. I Casella, a loro legati, con fortino nel Rione Luzzatti. E i De Martino, ovvero gli XX, che cercano di mantenere il controllo del Rione Fiat. I tre clan sono i protagonisti della faida che, sotto traccia da settimane, negli ultimi giorni è diventata una guerra aperta. Equilibri che si rompono, vecchi alleati che si ritrovano l'uno contro l'altro, e, alle spalle, il conflitto intorno a cui ruotano tutti gli scontri tra i clan napoletani: quello tra i Mazzarella e l'Alleanza di Secondigliano.

In questo contesto, secondo gli investigatori, si inquadrerebbero le tre bombe esplose negli ultimi quattro giorni a Ponticelli, tutte dirette verso esponenti o persone legate (anche solo per vincoli di parentela) a componenti dei De Martino. L'ultima nella notte scorsa, tra via De Meis, e via Vera Lombardi, teatro dell'esplosione del primo ordigno: forse una bomba carta, che non ha causato danni ma, per l'ennesima volta, ha fatto piombare il quartiere nel terrore.

Il clan De Luca Bossa di Ponticelli

La presenza dei tre clan a Ponticelli viene menzionata già nella relazione semestrale dell'Antimafia relativa al primo semestre del 2020. Nel paragrafo sulla malavita organizzata del quartiere di Napoli Est vengono citati i De Luca Bossa, che hanno guadagnato potere dopo lo sgretolamento prima dei D'Amico (legati ai Mazzarella) e poi de De Micco. Clan fondato da Antonio De Luca Bossa, Tonino ‘o Sicco, e alleato con i Minichini e gli Schisa; la sponda è quella dell'Alleanza di Secondigliano: tra i gruppi federati, i Sibillo, i Rinaldi-Reale, i Silenzio e il cartello Cuccaro-Aprea del quartiere Barra.

Presenza storica, quella del clan De Luca Bossa. C'era già negli anni 2000, quando la reggente era Teresa De Luca Bossa, subentrata dopo l'arresto del figlio Antonio, che sarebbe diventata la prima donna boss riconosciuta tale dalla giustizia e quindi condannata a scontare il carcere in regime di 41 bis. In quegli anni, già vedova, ebbe una relazione con il boss di Pianura, Giuseppe Marfella, da cui nacque Christian Marfella, anche lui oggi detenuto. Dopo aver appoggiato la faida a Pianura contro il clan Lago, i De Luca Bossa cercarono di riprendere il controllo di Ponticelli, approfittando della sgretolazione dello storico clan Sarno, ma l'arresto di "donna Teresa" fu una battuta d'arresto e sancì l'emersione di altri due clan tra loro contrapposti, i D'Amico, detti i Fraulella, legati ai Mazzarella, e i De Micco, detti i Bodo.

Anna De Luca Bossa, arresto del 2016
Anna De Luca Bossa, arresto del 2016

Anche la figlia di Teresa De Luca Bossa ha seguito le orme criminali della famiglia: ai vertici del clan, e in passato compagna di Ciro Minichini, nel gennaio scorso è stata condannata all'ergastolo come mandante per l'omicidio del boss dei barbudos Raffaele Cepparulo, ucciso insieme all'innocente Ciro Colonna, quest'ultimo ammazzato per errore dai killer che credettero fosse armato e stesse per rispondere al fuoco. Le due donne probabilmente sono state tra le boss di camorra a cui gli sceneggiatori di Gomorra per costruire il personaggio di Scianel, Annalisa Magliocca.

Secondo le relazioni della Dia i De Luca Bossa hanno riconquistato il potere sul quartiere grazie soprattutto all'alleanza con gli altri clan delle aree limitrofe, estendendo la propria influenza anche sul vicino comune di Cercola, e cercando di riunire anche personaggi che in passato avevano militato tra le fila del clan Sarno.

Il gruppo De Martino, il clan senza nome

Gli XX, ovvero il gruppo dei De Martino, nascono dalle ceneri del clan De Micco. Antonio De Martino, detenuto, è finito a processo (ed è stato condannato) per l'omicidio di Salvatore Solla, capopiazza dei Sarno ucciso a Ponticelli, ed è accusato anche per la morte di Nunzia d'Amico, la Passilona; quest'ultimo omicidio sancì definitivamente il crollo del clan D'Amico e la vittoria dei De Micco nello scontro. Dopo la disgregazione del De Micco, secondo gli inquirenti Antonio De Martino fondò un gruppo autonomo, sempre fedelissimo ai Bodo.

Nella relazione dell'antimafia gli XX vengono indicati come gestori di diverse piazze di spaccio nel Rione Fiat di Ponticelli, traffico che avrebbero mantenuto proprio grazie al placet dei De Luca Bossa. Gli equilibri, però, sarebbero cambiati mettendo in contrapposizione i due clan in uno scontro che comprende anche i Casella, legati ai De Luca Bossa.

La famiglia Casella di Ponticelli

L'antimafia localizza la roccaforte della famiglia Casella nel rione Luzzatti, il complesso di caseggiati al confine col quartiere Poggioreale. Articolazione del clan Sarno, per gli investigatori è vicina ai De Luca Bossa. E, soprattutto, è al centro degli scontri con i De Martino XX: un botta e risposta che negli scorsi mesi ha fatto registrare sparatorie, omicidi e arresti.

Come quello di Giulio Fiorentino, ucciso nella notte del 14 marzo, e ritenuto legato agli XX. Due giorni prima era arrivato in ospedale, colpito da un proiettile, il 36enne Giuseppe Righetto, legato invece ai Casella; alle forze dell'ordine aveva raccontato di essere stato ferito da una coppia di rapinatori. E una decina di giorni dopo lo stesso uomo è finito in manette, accusato di due tentati omicidi avvenuti nell'autunno precedente, quando i killer avevano sparato contro Rodolfo Cardone e Rosario Rolletta (oggi collaboratore di giustizia), entrambi ritenuti legati al clan De Martino.

Rolletta aveva raccontato che la faida era nata quando i De Luca Bossa – Casella avevano smesso di pagare ai De Martino gli stipendi per gli affiliati in carcere; la decisione aveva creato malumori tra le fila degli XX, che in quell'interruzione avevano visto il tentativo di isolamento del gruppo dal resto del clan.

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