È stata condannata all'ergastolo in appello Anna De Luca Bossa, a capo dell'omonimo gruppo di camorra di Ponticelli, a Napoli Est, e figlia di Teresa De Luca Bossa, prima donna detenuta nel regime 41bis: è considerata mandante dell'agguato in cui perse la vita il 19enne Ciro Colonna, estraneo a qualsiasi dinamica di malavita, ucciso per errore dai killer. Il reale obiettivo di quell'agguato era Raffaele Cepparulo, anche lui ucciso in quella circostanza, giovanissimo boss dei Barbudos del centro di Napoli, gli Esposito-Genidoni, che da qualche tempo era sparito dal Rione Sanità e si era rifugiato proprio a Ponticelli.

Era il 7 giugno 2016, il commando di killer entrò nel circolo ricreativo del Lotto O di Ponticelli e aprì il fuoco. Venne colpito Cepparulo, che morì sul colpo. Colonna si trovava anche lui nel circolo, stava giocando al biliardino. Nella confusione tentò di fuggire, ma fu colpito anche lui: forse si chinò per raccogliere gli occhiali caduti, forse fu scambiato per un sodale di "Ultimo"; morì poco dopo, in ospedale. La verità era emersa successivamente, quando era stato chiaro che Ciro Colonna non aveva nulla a che fare con la camorra e che era, invece, l'ennesima vittima innocente che si era ritrovata sulla traiettoria di una pallottola di una guerra tra clan.

Per quell'agguato è stato condannato all'ergastolo anche il boss Ciro Rinaldi, detto "My Way", anche lui considerato mandante. Secondo la ricostruzione della Dda la morte di Cepparulo avrebbe consolidato il potere dei Rinaldi a San Giovanni a Teduccio e delle Pazzignane, di cui faceva parte Anna De Luca Bossa, a Ponticelli, con roccaforte nel Rione Pazzigno; nello scorso giugno Anna De Luca Bossa, Vincenza Maione e Luisa De Stefano, tutte imputate nel processo, avevano sostenuto in aula con dichiarazioni spontanee che la decisione di uccidere il ras della Sanità era stata presa perché Cepparulo ordinava agguati contro di loro.

L’arresto di Anna De Luca Bossa nel 2016
in foto: L’arresto di Anna De Luca Bossa nel 2016