Corte dei Conti cita in giudizio Luigi de Magistris e altri 7 per danno erariale da 23 milioni di euro per la Ctp

L'ex sindaco della Città Metropolitana di Napoli Luigi de Magistris citato in giudizio dalla Procura della Corte dei Conti, assieme ad altri sette dirigenti e politici, per le ricapitalizzazioni della Ctp, la società dei bus della provincia di Napoli fallita ad aprile 2022 a seguito di una grave crisi finanziaria, nonostante i vari finanziamenti da parte della Città Metropolitana di Napoli. Il nome dell'ex primo cittadino compare in uno dei due atti di citazione della Procura contabile – da oltre 300 pagine – firmati dai viceprocuratori Ferruccio Capalbo, Davide Vitale e Raffaella Miranda. Inchiesta condotta sotto il coordinamento del Procuratore generale Giacinto Dammicco, che ha convocato una conferenza stampa questa mattina nella sede di via Piedigrotta.
Ipotesi di danno erariale da 23 milioni per la Ctp
Due gli atti di citazione depositati, come detto, il primo relativo al 2018 da 11 milioni di euro circa, il secondo per il 2019 da 12,5 milioni. Secondo la procura contabile, però, la Ctp (Compagnia Trasporti Pubblici) società partecipata dell'ex Provincia di Napoli, fondata nel 2001, poi passata alla Città Metropolitana, le ricapitalizzazioni sarebbero arrivate anche quando la società sarebbe stata ormai decotta "in palese violazione della normativa speciale di riferimento disciplinante i presupposti del cd “soccorso finanziario”, come si legge negli atti.
Una situazione che sarebbe partita già male negli anni precedenti, tanto che le ripetute ricapitalizzazioni, secondo quanto ricostruito dai magistrati contabili, dal 2003 e per i successivi 20 anni sarebbero arrivate a superare i 332milioni di euro. Si tratta, quindi, di un lunghissimo periodo, che ha visto coinvolte diverse amministrazioni, di vari colori politici. Gli atti di citazione, però, come detto, si concentrano sul biennio 2018-2019, che, secondo la Procura, sarebbe stato quello dove la crisi sarebbe stata ormai irreversibile e quindi le ricapitalizzazioni considerate "inutili".

Dammicco: "Ctp era diventata un carrozzone"
Per il Procuratore Giacinto Dammicco, "le citazioni riguardano il periodo in cui era evidente che le ricapitalizzazioni non avrebbero salvato la Ctp. Erano disponibili informazioni idonee a far ritenere non percorribile quella strada. Una società gestita male che non produceva il servizio per cui era stata istituita o lo faceva in maniera incompleta. Negli ultimi anni aveva ridotto i km di servizio di oltre il 50%. Un carrozzone che non si dotava di un piano industriale di rientro".
L'udienza è stata fissata per l 10 novembre 2026. Le parti avranno modo di difendersi nel prosieguo del procedimento. "Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato", ha commentato a caldo De Magistris.
Chi sono gli 8 citati in giudizio
La Procura della Corte dei Conti, quindi, contesta danno erariale con dolo eventuale, nei confronti di 9 persone. In un atto figurano tra i citati a giudizio Luigi De Magistris, in qualità di ex sindaco della Città Metropolitana dal 1 gennaio 2015 al 18 ottobre 2021. Giuseppe Cirillo, in qualità di consigliere della Città Metropolitana ancora in carica con delega ai trasporti, Elpidio Capasso, consigliere metropolitano con delega alle società partecipate, Carmela Miele, Dirigente della Direzione Partecipazioni e Controllo Analogo dell’Area Servizi Finanziari della Città Metropolitana e Dirigente Coordinatore dell’Area Servizi Finanziari – Direzione Programmazione Finanziaria e Bilancio, Antonio Meola, Segretario Generale della Città Metropolitana.
Per l'altro atto sono citati Miele e Meola, oltre a Giuseppe Cozzolino, capo di gabinetto della Città metropolitana dal 2015 al 2017 e direttore generale della Città metropolitana dal 2017 al 2021, e i revisori dei conti della Città Metropolitana dal 2016 al 2019, Michelina Bruno e Antonio Luongo.
Secondo la Procura, la società Ctp sarebbe entrata in una crisi irreversibile, come avrebbero dimostrato i documenti raccolti, tale da non poter essere sovvertita dalle ricapitalizzazioni messe in atto. Una crisi che sarebbe stata precedente poi a quella della pandemia Covid19, iniziata a febbraio 2020, che ha contribuito alle difficoltà di molte aziende dei trasporti. "Al palesarsi della pandemia – scrive la Corte dei Conti – la CTP spa era ormai già da tempo in una nota situazione di disavanzo strutturale irreversibile, tant’è che in data 24 dicembre 2020 veniva presentata la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in bianco".
"La Ctp faceva meno km del previsto"
Secondo i pm contabili, l'attività della Ctp era stata caratterizzata da "una drastica riduzione della produzione chilometrica nell’arco temporale dal 2010 al 2021: da circa 16.753.000 km utili percorsi nel corso del 2010 a circa 5.256.000 km nel 2021, con una riduzione totale di circa il 70%".
Ma perché la Città Metropolitana avrebbe continuato a rifinanziare una società ormai sull'orlo della bancarotta? Le ricapitalizzazioni sono state giustificate sia con la necessità di salvaguardare la situazione occupazionale, sia per non interrompere un servizio di trasporto pubblico essenziale nella provincia di Napoli e di Caserta. Per la Procura contabile, tuttavia, sulla scelta di salvare posti di lavoro, "si tratta di erronea se non cartolare impostazione, considerato che i posti di lavoro si salvano solo allorquando si stabilizzano mentre in tali evenienze – con il soccorso illecito e cioè con la ricapitalizzazione in assenza dei presupposti logici e tecnici (piano industriale su tutti) – veniva spostato il problema del personale solo ed esclusivamente di un anno in avanti".
"Le regole di finanza pubblica – secondo la Procura – infatti, utili a sostenere un legittimo ed utile ricorso al soccorso finanziario-ricapitalizzazione (e ovviamente la loro osservanza) servono proprio a garantire che quelle risorse – disposte dall’ente pubblico unico azionista – perseguano concretamente l’interesse pubblico, facendo rientrare la società partecipata in bonis, e così effettivamente preservando (come infatti non accaduto) posti di lavoro e una efficace gestione del primario servizio pubblico demandato.
(mio intervento in conferenza)". In sostanza, come spiegato in conferenza stampa dalla Procura, "la problematica sociale di ordine pubblico non può giustificare l'erogazione di somme di danaro che non risolvono il problema".
De Magistris: "Ho operato correttamente"
"Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato – ha commentato oggi l'ex sindaco Luigi De Magistris – Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie. Da sindaco di Napoli, con la Costituzione nel cuore e nella testa, abbiamo salvato il Comune e tutte le aziende pubbliche che erano sull’orlo del fallimento. Lo abbiamo fatto senza soldi e con tanta tenacia, onestà e coraggio. Difendendoci dai poteri forti che scommettevano sul fallimento. In città metropolitana anche abbiamo fatto lo stesso lavoro, senza percepire da sindaco metropolitano un euro di stipendio".
Non manca una battuta polemica nei confronti dei suoi successori. L'ex pm argomenta: "Non siamo riusciti a completare il lavoro per CTP perché è terminato il mio mandato ed altri dopo di noi hanno deciso di non proseguire il salvataggio dell’azienda. E caso strano si deve difendere chi salva la Costituzione e un servizio pubblico e non chi decide di privatizzare. Ho agito per CTP con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari. Che altro avrei potuto fare? Davvero incredibile. Non mi aspettavo medaglie e applausi dal potere, ma doversi difendere è davvero ancora una volta troppo. Avrei sbagliato se non avessi agito, quella sarebbe stata una colpa".
"È paradossale – conclude De Magistris – che nella mia vita istituzionale mi debba ancora difendere, siamo ad oltre centro procedimenti, perché prima da magistrato e poi da sindaco, stando fuori dal sistema, sono stato troppo onesto e troppo ubbidiente alla Costituzione e ho sempre perseguito interesse pubblico e bene comune pagando prezzi altissimi da ogni punto di vista. Ma non mollerò mai, anzi più le ingiustizie non si fermano e più lotterò fino a quando verità e giustizia non trionferanno a tutti i livelli. Ancora una volta nutro fiducia che da magistrati autonomi e indipendenti verrà accertata la totale correttezza del nostro operato. In una città in cui dilagano sempre di più negli ultimi tempi violenza e corruzione anche ad alti livelli, si deve ancora una volta difendere chi ha combattuto e combatte da sempre un sistema criminale che è penetrato sino al cuore dello stato e che attua la costituzione con coraggio senza rimanere pavido, indifferente o complice".